QUEL CHE MANCA ALLA NOSTRA POLITICA

In questi giorni la grande lezione impartitaci dagli USA si riassume in due valori:

l’affezione alla propria Nazione, elementi imprescindibili per una comunità che vuole essere popolo oltre che popolazione e lo stile della politica.

Ripenso infatti un po’ con malinconia alla nostra celebrazione del 4 novembre qua da noi, nel nostro paese, e negli altri paesi come i nostri dove la partecipazione è ormai ridotta all’osso e dove un momento importante come quello di domenica scorsa vede pochi presenti e poco interesse alle celebrazioni. Il motivo di questa disaffezione è dato sicuramente dal fatto che questo giorno non sia festa nazionale ma anche da altro. I nostri ragazzi nelle scuole non assaporano appieno quello che significa il giorno della fine della I guerra mondiale: il giorno in cui milioni di italiani hanno festeggiato per la fine di una lunga guerra che si portò via tante vite, comprese quelle dei ragazzi del 99, ragazzi di diciotto anni mandati al fronte a morire. Una guerra lunga, snervante, dolorosa. E’ per questo che forse per prima cosa servirebbe coinvolgere le scuole in queste ricorrenze così forti della nostra storia nazionale, per non confinare più al puro nozionismo certe date (come anche il 25 aprile), ma per dare ad esse il lustro che meritano. Inoltre il 4 novembre è anche la festa delle nostre Forze Armate, esempio di civiltà, impegno e abnegazione, oltre che di servizio nei confronti di tutti i cittadini. Questo non dovremmo mai dimenticarlo e farlo dimenticare. Nonostante tutto dovremmo ricordare a noi stessi e a chi siamo chiamati ad educare che ci sono persone che per salvaguardare la nostra libertà e la nostra sicurezza, mettono a servizio la loro vita. Non è cosa da poco di questi tempi.

Un altro motivo di questa disaffezione, e ci colleghiamo così al secondo punto della nostra riflessione, è anche lo stile dei nostri politici. La cosa più bella vista nei giorni scorsi nelle televisioni erano i sostenitori di McCain dire nei confronti di Obama: "He’s my president", lui è il mio presidente. Da noi purtroppo ogni giorno sentiamo politici che litigano, che si accusano di banalità assurde, che ci fanno dimenticare quale sia la dignità e il ruolo dei nostri rappresentanti. Gli States ci hanno abituato a scontri duri, a campagne elettorali non sempre facili per i loro candidati, ma un minuto dopo la proclamazione il Presidente è il Presidente di tutti e tutti si stringono attorno a lui per sostenerlo. E’ questo che dovremmo tornare ad apprezzare e capire. Non vi dico che tristezza mi è venuta nel vedere qualche politico martedì notte nei salotti televisivi con taccuino e penna a segnarsi gli Stati vinti da Obama…il democratico…

E’ questo quello che manca alla nostra politica italiana: uno stile che va al di là delle idee politiche, un rispetto per l’avversario politico che non rappresenta il nemico, ma un’altra proposta. Un’altra possibilità, sempre e comunque per il proprio Paese. Da queste cose forse dovremmo iniziare ad imparare qualcosa dagli USA. Finchè avremo gruppi di manifestanti che vanno a spargere letame dove sta per passare il presidente del Consiglio, sarà anche inutile cercare di scopiazzare tutto il resto dagli USA. E’ la testa da cambiare. E partendo da qui, forse, un giorno avremo anche noi un Presidente eletto che potrà dire, come ha fatto Obama nella notte elettorale di martedì: "Negli USA tutto può succedere".
In bocca al lupo a Barack Obama, 44esimo presidente degli USA. Che Dio lo illumini nelle sue scelte.

Lorenzo

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