Il giorno della memoria

Era l’estate 2001 e insieme a un gruppo di adolescenti e giovani del nostro oratorio facemmo tappa ad Auschwitz, campo di concentramento che oggi è patrimonio dell’umanità per non dimenticare gli orrori del nazismo.

Rivedo ancora oggi quelle stanze buie, dove i prigionieri venivano torturati. Ricordo ancora le camere a gas, il silenzio irreale di quel luogo, e la solenne enormità del campo di concentramento. Ricordo con quanta curiosità ci accorgemmo che, in una calda giornata di fine luglio, mentre al paese di partenza c’era il sole, lì ad Auschwitz ci accolse un cielo grigio, cupo, con una pioggerellina fine che scendeva continuamente. Le parole della guida furono:"Non dovete sorprendervi, qui il sole fa capolino poche volte l’anno. Quasi mai. Anche se attorno è completamente sereno."

 

E in questo giorno della memoria, in cui appunto si ricorda la liberazione del campo avvenuta il 27 gennaio 1945, mi chiedo a distanza di così tanti anni il valore di questo momento e il suo significato, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni che hanno e avranno sempre meno possibilità di conoscere dal vivo i diretti protagonisti scampati a quell’orrore. Il giorno della memoria assume un significato particolare perchè davvero dovremmo riuscire a farlo diventare il giorno in cui ricordarsi degli orrori del nazismo meditando sul fatto che "questo è stato" per milioni di ebrei, ma anche per milioni di cattolici, ortodossi, persone comuni che ad Auschwitz o in luoghi simili hanno fatto tappa. Come dimenticare che proprio lì, ad Auschwitz, nel giro di un anno (agosto 1941 – agosto 1942) hanno avuto luogo le manifestazioni di due vite di santi: Massimiliano Kolbe e Edith Stein. Il primo sostituitosi a un padre di famiglia condannato a morte, la seconda, ebrea convertita al cattolicesimo uccisa nella camera a gas e oggi proclamata santa e compatrona d’Europa dal grande Giovanni Paolo II. Fervidi esempi di luce nella notte dell’umanità.

Ma il giorno della memoria nulla sarebbe senza ricordare di quanti orrori ancora si è macchiato il XX secolo. La pulizia etnica nella ex Jugoslavia, l’eccidio continuo di persone in Africa (il Sud Sudan per esempio, paese in cui la nostra Suor Caterina Cirimelli ha vissuto per anni), lo status permanente di guerra che vive Israele. La necessità quindi di vivere un momento di ricordo, di memoria di quanto è accaduto. Il 27 gennaio potrebbe essere effettivamente la data in cui poterlo fare, perchè lì, ad Auschwitz, si materializzò in tutto il suo essere la follia diabolica dell’uomo. Un esempio sì concreto, ma purtroppo non unico nella storia più recente dell’umanità.

Non dimenticare quindi. La memoria come custode di un qualcosa da non ripetere mai più. E questa cosa deve andare al di là delle appartenenze politiche o da chi si arroga il diritto di paternità. Meditate, meditiamo che davvero questo è stato. E che ancora è, purtroppo, in tanti paesi del mondo. Solo così questa giornata non sarà semplicemente una tantum nell’anno in cui pulirsi la coscienza per poi tornare a sostenere la follia omicida palestinese in Israele, ma sarà una giornata vissuta realmente per crescere ed educarsi al mai più un orrore del genere. Meditate, meditiamo che questo è stato per far conoscere ai nostri ragazzi la cultura della vita che deve e dovrà vincere sopra la cultura della morte.

Lorenzo

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