9 novembre 1989 - 9 novembre 2009: ciò che non è ancora cambiato

Oggi sono trascorsi vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, ultimo strenuo baluardo di ciò che rappresentava allora la divisione dell’Europa in due grandi blocchi: quello filo-americano e quello filo-sovietico.

Una commemorazione trascorsa in sordina, senza grandi trionfalismi, forse perchè stritolati da una delle più grandi crisi economiche a livello planetario, o forse perchè a vent’anni da quella giornata che segnò secondo alcuni storici e politologi "la fine della storia" ci siamo resi conto che quella riunificazione è ancora ben lontana dall’essere compiuta.

 

La riflessione nasce spontanea se andassimo solo a considerare quanti "muri" fisici o ideologici ancora esistono nel mondo, nei vari continenti, tra popoli della stessa etnia addirittura. Ma è forse l’Europa quella che comunque ne esce più con le ossa rotte in questo confronto allo specchio della storia.

Quella speranza che "tutto sarebbe cambiato e nulla sarebbe stato più come prima" cos’ha però generato nella nostra cara vecchia Europa?

La desertificazione culturale del Vecchio Continente impone un tipo di riflessione circa quale tipo di "muro" stiamo creando all’interno della nostra società, delle nostre comunità. Resiste ancora, ahimè, in qualche parte d’Europa (e anche in Italia) un piccolo riflusso della falce e il martello: pensare che ci siano persone che ancora oggi si riconoscono in un’ideologia che dimostrò tutta la sua vena fallace vent’anni or sono un po’ fa sorridere e un po’ fa venire la malinconia. Ma più preoccupante è la deriva relativista a cui la nostra società non riesce a rispondere con vigore, una deriva che fa crollare nell’abisso dell’inconsistenza la nostra società, la nostra cultura, e che fa guardare con un po’ di angoscia il futuro.

Quale unificazione ha portato questo muro che è caduto se ancora oggi esistono partiti e movimenti che basano tutto il loro credo e il loro essere sulla richiesta di autonomia e indipendenza? Quale unificazione ha portato questo muro se nel giro di vent’anni abbiamo fatto i conti prima con un Euro che ha reso tutti più poveri e dopo con una crisi economica spaventosa? La caduta del muro di Berlino che segnò idealmente la caduta dei blocchi e l’unificazione dell’Europa in tutta la sua maestosità fa oggi a pugni con un’Europa che non sa chi è, che non sa riconoscersi, che non sa definirsi.
Con questi interrogativi aperti affrontiamo queste giornate, nella speranza che presto, il più presto possibile, la politica riesca a dare delle risposte. Speriamo, finalmente, positive.

Lorenzo

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