Un brutto giorno per l'Italia

Mi permetto un commento sul fatto del giorno, cioè l’aggressione al Premier Silvio Berlusconi.

Premesso che non ritengo il nostro primo ministro l’Unto dal Signore, ma molto più semplicemente un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti che ha vinto democraticamente delle elezioni, e che non ho alcuna voglia di sostenere la tesi dell’attentato comunista (anzi, un pensiero va anche alla famiglia del ragazzo in questione), passo ad alcune considerazioni.
Il gesto di ieri non si può che bollare come incivile, crudele e infame. Senza se e senza ma. Tuttavia mi sento chiamato per primo io in causa, essendo un cittadino che tenta nel suo piccolo di fare politica, in quanto mi chiedo cosa stiamo testimoniando noi oggi, cosa la politica sta testimoniando oggi ai cittadini.
Mentre le persone soffocano nella crisi, nelle difficoltà del quotidiano, è ormai quasi un anno (da Eluana in poi) che non si parla altro che di escort, trans, Noemi e banalità varie. La minoranza parlamentare è confusa e non trova altro che sparare sulla persona (sull’uomo), perchè la nave del PD sta affondando sotto i colpi dei vetero-comunisti e Di Pietro gioca a fare l’estremista e il giustizialista tout court senza seguito. Anche a livello locale mi rendo conto che la situazione non è migliore. I toni dello scontro sono sempre personalistici, non vi è critica politica ma si cerca sempre di denigrare la persona. Il caso di ieri è preoccupante non tanto perchè è Berlusconi, quanto perchè lui è il nostro primo ministro, l’uomo che (piacenti o no) ci rappresenta, che ha vinto delle elezioni democratiche e che ha il diritto e il dovere di governare. La stessa cosa, si badi bene, l’avrei detta e la penso per Giorgio Napolitano, nonostante la sua provenienza politica e la sua storia siano molto lontane rispetto alla mia.
Quando noi che facciamo politica non diamo il giusto rispetto a chi rappresenta le istituzioni, quando non lo trasmettiamo noi in prima persona agli altri, rischiamo di innescare una spirale di odio e acredine che può facilmente scaturire nella violenza, verbale o peggio ancora fisica. Sono per questo motivo incommentabili Di Pietro e la Bindi. Mi vien da pensare che siano proprio dei poveretti, ma questa è un’altra storia.
L’altra sera un mio concittadino (con il quale non c’è mai stato molto feeling, lo ammetto) mi ha fatto riflettere. Nella sua semplicità ha detto: "Mi piacerebbe venire a vedere il Consiglio Comunale, ma poi so come sono fatto. Capisco che su dieci punti magari su otto sei in disaccordo, ma non può essere che sei sempre contrario a tutto! Allora io mi innervosisco e non vengo".
Ecco, forse la politica (tutta, nazionale e locale!) dovrebbe ripartire da qui, dalla considerazione che anche i cittadini si distanziano perchè non si ritrovano più nell’homo homini lupus sul quale i nostri avi hanno (ahimè) creato la nostra società. Non aveva torto San Tommaso quando diceva: "l’uomo ama naturalmente le relazioni". Dobbiamo tornare ad educarci al reciproco rispetto, laddove l’avversario politico è semplicemente uno che non la pensa come me, non è il nemico da abbattere, da non salutare, da insultare. Queste cose sono assurde e ancor più gravi se a farle siamo noi che tentiamo di fare politica, perchè noi non rappresentiamo solo noi stessi con le nostre simpatie e antipatie, ma tutti i cittadini che ci hanno votato. Faccio mie le parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini: oggi è un brutto giorno per l’Italia. Esprimo la piena solidarietà a nome mio, dell’Amministrazione e di tutta la comunità al nostro premier, Silvio Berlusconi.
Lorenzo

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