La giornata della memoria

Qualche mese fa, al momento della scomparsa della mia nonna, mi sono chiesto quante cose portava via con sè, quanta storia se ne andava insieme a una persona nata nel lontano 1915.

Facendo scorrere in "quattroequattrotto" il libro di storia ho pensato che mia nonna era nata pochi giorni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale e aveva attraversato il Ventennio, la Seconda Guerra Mondiale, aveva vissuto il boom economico e la ripresa dei mitici anni 60, aveva visto l’uomo andare sulla Luna, l’Italia vincere ben quattro volte i mondiali di calcio, aveva percepito di riflesso che agli inizi degli anni 90 qualcosa di brutto stava succedendo al di là dell’Adriatico e aveva anche lei rabbrividito davanti alle immagini dell’11 settembre, pur non intuendo forse appieno cosa significasse vedere un aereo che entra in un grattacielo. Lei, che aveva sentito il rumore delle bombe.

 

Ecco che allora il mio pensiero si concretizzò subito a questa giornata, alla "Giornata della memoria". Una giornata che ci serve innanzitutto a ricordare il momento in cui venne disvelato al mondo fin dove la follia omicida umana poteva spingersi, l’avvenimento che spiegò al mondo l’orrore di quanto accadeva in quei campi di lavoro, diventati un secondo dopo "campi di sterminio". Si ebbe, quel lontano 27 gennaio 1945, l’esatta cifra di cosa stesse a significare la "soluzione finale" di Hitler. Auschwitz, come tanti altri campi di sterminio, non si fermava agli ebrei, ma colpiva tutti: cattolici, ortodossi, atei, zingari, uomini, donne, bambini.

Questo è un giorno in cui occorre "fare memoria" di tutti quei genocidi avvenuti nel XX secolo, compresi quelli che non sono stati ancora svelati e quelli che mai riempiranno una sola riga di un libro di storia. Occorre "fare memoria" per ricordare alle generazioni future che "questo è stato" affinchè quegli orrori, quella tremenda follia non si ripeta mai più. E’ la responsabilità educativa più grande alla quale siamo chiamati nei confronti delle generazioni che abbiamo davanti. Generazioni che non avranno più la fortuna, come ho avuto io, di avere una nonna che mi ha raccontato in presa diretta cosa fu la Seconda Guerra Mondiale, cosa fu perdere un fidanzato partito per la Russia e mai tornato (insieme a un dolore mai lenito), cosa fu nascondere nei granai le persone ricercate perchè dissidenti, cosa fu il racconto di mio nonno soldato in Grecia, in Albania, risparmiato in un campo di lavoro in Germania perchè sapeva fare il calzolaio e fuggito una notte con la bicicletta.

Questo allora è forse il senso reale di questa "Giornata della Memoria" che anticipa di pochi giorni l’altra "Giornata del Ricordo" in memoria della tragedia mai completamente venuta alla luce e sulla quale forse colpevolmente non è mai stata voluta far luce delle foibe. Perchè mai noi dobbiamo far dimenticare che "questo è stato", estraniandoci completamente dalle lotte di bandiera e di fazione perchè il sangue sparso fu tanto e da ogni parte: di vincitori e di vinti. Prima e poi. L’educazione alla memoria non significa revisionismo, ma significa responsabilità educativa nei confronti delle generazioni future, affinchè possano sapere che "questo è stato".

Lorenzo

Scrivi commento

Commenti: 0