Palestre, conti, futuro

Mi sono preso qualche giorno prima di scrivere riguardo l’incontro di lunedì scorso sulla questione palestra.

E’ stata una serata utile perchè ci ha consentito di fare un po’ d’ordine rispetto a un problema che ha oggi il nostro paese e al quale stiamo cercando, con tutta la nostra volontà, di trovare una soluzione.

Certamente la serata è stata anche l’occasione per fare un po’ il punto rispetto alla cronistoria della “palestra”, cronistoria che non ha voluto (nè vuole) essere elemento di polemica politica, ma semplicemente riflessione sulla vicenda. Anche perchè, ritengo i cittadini abbastanza arguti per capire che il Comune di Uboldo e il problema palestra non si siano generati il 9 giugno 2009, ma molto, molto prima.

Fare un po’ di ordine ha significato far “parlare le carte” e non trascurare quell’anno e mezzo di commissariamento del nostro Comune che, inevitabilmente, ha generato delle ovvie e preventivabili conseguenze. Anche perchè non ci si spiega come mai neppure il Commissario sia riuscito a far riprendere i lavori, scegliendo addirittura di arrivare allo scioglimento del contratto con l’azienda che aveva vinto l’appalto. E nemmeno il Commissario ha pensato di procedere nella “lista” delle aziende che avevano partecipato all’appalto, ma ha preferito dare mandato per una revisione del progetto. Progetto che non è mutato granchè, ma che finalmente ha i costi giusti (dato che già l’azienda che doveva eseguire i lavori aveva fatto presente il 7 maggio 2007 con una lettera che il prezzo era “notevolmente sottostimato rispetto alle quotazioni normali di mercato”). Progetto che lo stesso Geometra Iraga, su mandato del Commissario, ha messo in discussione in una sua perizia datata 3 novembre 2008 andando ad analizzare non solo il prezzo, ma anche aspetti tecnici (il tipo di copertura della palestra avrebbe limitato “in maniera determinante l’installazione dei pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria, nella misura del 50% del fabbisogno” oppure il pannello di copertura che non avrebbe garantito “il livello di isolamento minimo stabilito dalle su citate disposizioni”) . Questa stessa perizia rifissava il quadro economico della palestra in 1.640.000,00 euro. La stessa palestra che aveva un quadro economico precedente di 1.150.000, 00 euro.

Dato anche il grande problema economico nel quale versano i Comuni (e Uboldo non ne è esente) l’unico modello realmente alternativo che mi sento oggi di sostenere è quello della sussidiarietà. Un rapporto stretto tra pubblico e privato, un dialogo dentro a delle regole precise e ben dettagliate ma che consenta un confronto tra due mondi che forzatamente dovranno sempre più interagire. Non stupisce che qualcuno faccia fatica ad accettare questo nuovo metodo di fare politica, perchè è effettivamente uno stravolgimento di un sistema e di un modello vecchio e consolidato. Il Comune e chi amministra passano dall’essere arroccati su un fantomatico “gradino più alto” (e ormai inesistente, dato anche le casse che piangono) a un dialogo con tutte le parti della società civile: cittadini, associazioni, operatori economici, amministratori dei comuni limitrofi. La “Palestra” è il primo campo (e non sarà l’ultimo) sul quale misuriamo questo nuovo modello di fare politica (anche se in realtà è il secondo, perchè il primo fu il PL14 che ha dato casa a 18 famiglie). Un modello che dice una cosa: attraverso un accordo tra pubblico e privato la palestra ai cittadini costerà zero o una piccola parte da finanziare. Piuttosto che quasi due milioni di euro (che sono sempre 4 miliardi delle vecchie lire!).

Per questi motivi ritengo quanto mai necessario e utile continuare sulla linea del confronto civile tra le parti, evitando (nonostante qualche amico mi chieda di rispondere!) di inseguire le polemiche sterili, i casi montati ad arte o le strumentalizzazioni che taluni vogliono mettere in campo. Mi piacerebbe, tra cinque anni, essere giudicato per i risultati. Risultati che magari non arriveranno tutti insieme, subiranno qualche ritardo dovuto a problemi contingenti, ma che vedo già gemmare da molte parti.

Certo, la riflessione da fare in questo momento è anche un’altra: che società abbiamo di fronte oggi. E mi sono reso conto, soprattutto in questi giorni, che tanti cittadini capiscono i problemi contingenti e chiedono di proseguire su questa strada. Come dice un mio amico “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. E questo mio amico ha proprio ragione. Il dialogo e il confronto deve essere sempre alimentato e portato avanti. Ciò che non serve è il muro contro muro, l’ostinazione del volere qualcosa pur dimostrando con fatti e numeri che quella cosa non solo immediatamente non si può avere, ma non si sarebbe avuta comunque.

Passare da una società civile che non viva il suo bisogno come il bisogno centrale della società, ma che viva collaborando e dialogando con le istituzioni in modo civile. Questo è l’obiettivo. Un obiettivo anche educativo, se vogliamo, perchè spetta a noi spiegare alle generazioni future che la ”sindrome barricadera” non porta risultati, ma la crescita di entrambe le parti dentro a un confronto sereno crea una società migliore. E genera risultati.

Lorenzo

Scrivi commento

Commenti: 0