Sarò Greve...(come Mourinho)/5

Dicevo ieri, al termine della serata dedicata alla Giornata della Memoria, che sono molto preoccupato. Uno spettacolo bellissimo e di livello tenuto dalla “Compagnia degli Equilibristi” che ha commosso tutto il pubblico per forza e intensità ha visto una partecipazione davvero esigua rispetto all’importanza della giornata. Sono preoccupato anche perchè ieri pomeriggio, tenendo il laboratorio di storia alle seconde e terze medie, ho visto negli occhi di tanti ragazzi un misto di stupore e incredulità per quello che gli raccontavo. Null’altro che la realtà poi: i campi di sterminio e 6 milioni di morti.

Ho pensato allora che c’è davvero da riflettere. Laddove non c’è gioco, non c’è finzione, non c’è divertimento ma c’è cultura, riflessione e pensiero l’interesse cala. Si è molto bravi a mettere su Facebook e i vari social networks frasi ad effetto, nastri di ogni genere e colore, ma si fa fatica a sacrificare un’ora del proprio tempo per una proposta culturale. E qui non è che c’è da essere di destra o sinistra: la Shoah è patrimonio universale, il genocidio dei campi di sterminio è qualcosa che coinvolge e tocca tutti. E se ci sono persone che hanno la pretesa di tentare di far politica e non partecipano a questi appuntamenti (come al 25 aprile, al 4 novembre e via discorrendo…), “politicizzando” anche la Giornata della Memoria, forse è meglio che rivedano il concetto di politico a pagina uno del manuale di Scienze Politiche. Se mai l’hanno letto…

La preoccupazione cresce pensando che i ragazzi a cui parlavo ieri tra qualche anno non avranno più testimoni diretti (come io ho avuto la fortuna di conoscere e incontrare) di quell’atrocità. Non avranno più nonni che ci raccontavano dei bombardamenti, della paura della guerra. Non saranno più essi stessi, come me, nipoti di nonni che sono scappati dal campo di concentramento grazie a una bicicletta e che sono tornati così dalla Germania, salvandosi solo perchè l’unico merito di mio nonno era quello di essere un “bagat”, un calzolaio.

Certo, non abbiamo giocato oggi. Non abbiamo utilizzato il politically correct. Non abbiamo costruito una realtà artificiale, mielosa, carina e tenera per i ragazzi. Li abbiamo provati sulle immagini, sulle poesie, sugli scritti, abbiamo cercato davvero di trasmettere loro quel “meditate che questo è stato”. Che senso avrà, nel prossimo futuro, questa frase?

Siamo forse davvero la società delle “emozioni post-it” rappresentata dai link che mettiamo su Facebook che durano il tempo di essere commentati e visti per poi passare a un altro. E via andare così, dal nucleare alle vignette, da CityVille alla Shoah, dal bunga-bunga ai pettegolezzi più biechi (e spesso sbagliati…). Questo è forse lo specchio reale di quello che siamo.

Devo quindi purtroppo dar torto alla lettrice Tamara che mi aveva ripreso nel mio primo post dell’altro giorno sulla Giornata della Memoria. Cara Tamara, ho fatto proprio bene a mettere insieme la Giornata della Memoria a Natale e l’Epifania perchè allo stesso modo sono state trattate. Tanti bei propositi, tante belle parole, ma poca memoria e poca realtà. Forse sarebbe stato più facile chiedere a tutti di accendere un lumino alla finestra: forse in quel modo ”emozionante” avremmo avuto più partecipazione.

Stasera in Consiglio Comunale parleremo di PGT, urbanistica, case e terreni. Non mi sorprenderei di vedere magari più gente rispetto a ieri. Sicuramente qualche politicante in più ci sarà.

Meditate che anche questo è stato.

Lorenzo

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