La politica, il cuore, il desiderio

Caro Luca, mi hai chiesto nei giorni scorsi se “stiamo facendo qualcosa” per “dare un segnale”. Me l’hai chiesto con la preoccupazione per i giovani e i ragazzi, per i quali tu lavori, che vedi “sempre più disaffezionati alla politica”.

Hai ragione, i giovani sono sempre meno interessati alla politica e quello che sta accadendo in questi giorni offre a loro anche tanti motivi per esserlo. Io non ho ricette, ma solo qualche idea.

Forse per riavvicinare i giovani alla politica bisognerebbe ripartire da cos’è il “fare politica”. Il dirsi di nuovo le cose spesso aiuta a capire il perchè si fanno certe cose. La politica non è volontariato, non è una forma per trovarsi tra amici (anche perchè non è neanche divertente), non è un motivo associativo. Fare politica significa interessarsi alla realtà cercando di andare a cogliere il senso più profondo delle cose. Fare politica richiede l’esigenza di avere nel proprio intimo il desiderio di cose grandi, belle per se stessi e per gli altri. Come ha detto egregiamente Benigni qualche sera fa: “Svegliatevi per realizzare i vostri sogni. Perchè se non vi svegliate non li realizzerete mai.” Fare politica è il punto più alto di una meravigliosa combinazione tra un grande amore per il reale e un insaziabile desiderio.

Sì, caro Luca, desiderio. E’ questa la parola che manca alla nostra politica italiana da troppo tempo ormai. Oggi quello che ci fanno credere è che il panorama politico si divida in due fazioni: quello delle “gozzoviglie e ubriachezze”, della vita bella e facile, delle scorciatoie. L’altro dell’auto-castrazione del desiderio, della sciatteria fatta a modello di vita, di quella splendida parola che è “sobrietà” utilizzata scioccamente come manganello, della falsa umiltà piena di pregiudizi, del protagonismo paragonato a male assoluto.

No, la politica non è questo. Uno si mette a far politica proprio perchè aspira a un posto più bello dove vivere, un ambiente più sano dove far crescere i figli, un luogo dove tutti stiano meglio, una sanità che funzioni e che consideri persone i malati negli ospedali. In ogni uomo, e in ogni giovane, c’è questa scintilla del desiderio di avere una casa più bella, una poltrona più comoda, un vino più buono, un dolce in più nel frigorifero. Questa scintilla è il cuore, che è ciò che ci fa fare cose grandi e ci fa desiderare cose più belle. Questo oggi manca alla nostra politica: il riuscire a pensare e a parlare di cose grandi. Ripartiamo dal desiderio.

E ripartiamo dal protagonismo. Perchè è bello ed è giusto voler essere protagonisti della propria storia. E smettiamola con la palla del “voler apparire”: è giusto provarci ed è ancora più bello riuscirci. La falsa umiltà intrisa da populismo demagogico lasciamola fuori, per favore. E’ così bello esserci per passione, per volontà, per stare in prima linea. E’ vita, questa! E’ vivere!

E guarda caso, a Sanremo ha vinto un vecchio, grande, Professore non perchè di sinistra o di destra (anche perchè quelli di sinistra immagino siano “sobri” con il televoto…), ma ha vinto perchè ha parlato dell’Italia: “l’operaio che non ha più il suo lavoro”, “chi ha vent’anni e se ne sta a morire/in un deserto come in un porcile”, “tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero”, ”la nostra memoria gettata al vento da questi signori del dolore”. E ha vinto perchè ha parlato del desiderio: “chiamami ancora amore”.

Forza Luca, dobbiamo avere coraggio ”che questa notte dovrà ben finire”.

Lorenzo

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