"Today is a good day"

Con queste parole il presidente Barack Obama ha dato l’annuncio atteso per quasi 10 anni: Osama Bin Laden è morto. La festa scatenatasi a margine di questo annuncio da parte del Presidente è segno di un magone in gola che durava da quasi dieci anni, dall’orrenda mattinata di sangue, vetro e cherosene dell’11 Settembre 2001. La felicità e la festa non è certo per la morte di Osama Bin Laden quanto per le migliaia di persone trucidamente assassinate quella mattina a New York che possono ora, davvero, riposare in pace. Giustizia è fatta.

I conti con il terrorismo islamico, tuttavia, non sono sicuramente fatti. Anzi, forse da domani mattina il livello di attenzione si dovrà alzare ancora di più. Il “pacifista” Barack Obama, grazie all’opera del predecessore “guerrafondaio”, si ritrova in mano il biglietto da visita che lo riporterà dritto alla Casa Bianca nel 2012: questo “good day” è stato un buon giorno anche per lui, strozzato (come tutti i governanti del pianeta) dalla crisi economica. Ora il mondo è sicuramente più sicuro, ma non per questo dobbiamo illuderci che la guerra al terrorismo di matrice islamica sia terminata. C’è ancora molto da fare e il rischio vendetta, da parte dei più accesi sostenitori di Bin Laden, è una possibilità non così remota.

Durante questa giornata ho pensato spesso che questa è la vittoria di tante persone. Non tanto di Bush o Obama. Certo ci sono anche loro, come c’è la NATO, l’ONU, le democrazie occidentali e il loro modello. Ma la simbolica vittoria di oggi è quella di quei volti che oggi stavano a Ground Zero con in mano la foto di un loro caro ucciso l’11 settembre. E’ la vittoria di soldati, per noi senza nome, partiti per quelle zone di guerra con un obiettivo: cercare di garantire la pace per tutti. E’ la vittoria delle loro famiglie, delle mamme che hanno visto tornare loro figlio in una bara, è il momento del sollievo per le famiglie di Madrid, di Londra, di Sharm e di tutti i luoghi dove Al Qaeda ha colpito in maniera feroce ed efferata. E’ la vittoria dei missionari cristiani che stanno nelle terre dove il fanatismo islamico ancora oggi colpisce e che, ne siamo certi, da domani subiranno gli attacchi e le violenze più dure che non verranno mai scritte sui giornali. Il caso di Don Andrea Santoro, sacerdote italiano in Turchia, non dobbiamo cancellarlo mai dalla mente. E’ la vittoria di Oriana Fallaci, Magdi Cristiano Allam e persone come loro che hanno sacrificato la loro vita con coraggio, dandoci i riferimenti giusti per poter proseguire, con caparbietà, la lotta contro il terrorismo.

Nonostante “la rabbia e l’orgoglio” per tante morti e tante bandiere a mezz’asta che ci lasciamo alle spalle.

Today is a good day.

Lorenzo

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