Un'Italia a due velocità

 Discutevo nei giorni scorsi con un imprenditore non uboldese della differenza tra il mondo del lavoro privato e quello pubblico. Lui si lamentava (come tutti gli imprenditori o gli operatori nel settore privato) della lentezza elefantiaca delle pubbliche amministrazioni. Io, dopo un abbozzato tentativo di difesa d’ufficio, non ho che potuto dargli ragione. Per spiegarvi la differenza utilizzerò una metafora: un mondo viaggia a 30 km/h su una strada un po’ dissestata e piena di curve. L’altro mondo viaggia su autostrade diritte a 130 km/h con qualche rallentamento ogni tanto (dovuto all’economia mondiale, alla borsa e ad altre cose…) ma che tendenzialmente viaggia veloce.

Le procedure, gli infiniti tempi morti chiamati “d’ufficio” (come si fa nel 2011 ad attendere 60 o 90 giorni delle osservazioni a dei progetti??? Ma non basterebbe mandare una mail????), i mille gangli della PA che vanno a incastrarsi in un sistema che genera come risultato oggi che quasi nessuna Istituzione (fatte salve le entità più grandi e più attrezzate) riesce a dare o garantire tempi certi a chi ha bisogno invece di averne. Spesso, confrontandomi anche con i miei collaboratori, mi rendo conto di quanta distanza ci sia tra chi sta “dentro” al palazzo e chi sta “fuori”. E questo sistema si autoalimenta, mettendo ostacoli su ostacoli a cose davvero semplici.

Nel mondo di Facebook, delle mail, del tempo reale, la Pubblica Amministrazione italiana perpetua il suo essere dentro a regole sempre nuove che complicano invece che semplificare, a dispetto del fantomatico Ministero della Semplificazione che in tre anni, possiamo dirlo, al di là di grandi proclami ha generato pochi risultati. Come, d’altronde, Mister Brunetta al quale augurai di vincere a Venezia per rendersi contro dentro che “gabbia” noi Comuni siamo costretti a confrontarci ogni giorno.

E’ per questo motivo che in questi giorni che sento tanto parlare di contestazione alla Manovra (che è contestabile e davvero devastante nei confronti dei Comuni) mi viene da sorridere su una cosa: che tutti parlano, ma nessuno affronta seriamente il problema. E sapete perchè nessuno lo affronta? Perchè han tutti paura di perdere voti, di non avere più consenso, di non trovare più il riconoscimento di una parte dell’elettorato. Così si perpetua questo sistema. Io non scenderò in piazza contro la Manovra; scenderò in piazza quando ci saranno proposte vere, concrete e realizzabili per dire a Tremonti che questa Manovra è sbagliata e autocastrante e che ci sono altre vie per raggiungere lo stesso risultato. Cioè il pareggio di bilancio.

Perchè nessuno parla del contratto dei lavoratori della PA? Prendono stipendi bassi, è vero, ma è anche vero che è praticamente impossibile lasciare a casa qualcuno. Non esiste un sistema premiante o incentivante nei confronti di chi “si fa il mazzo” come non esiste il modo di risolvere i problemi legati all’inefficienza, alla poca produttività. E questo squalifica, e di molto, il lavoro all’interno della PA. Certo, solo questa riforma basterebbe a cambiare tante cose. Ma servirebbe coraggio. Servirebbe non aver paura. Come, d’altronde, servirebbe qualche politico in più in giro. Ma qualche politico vero…

Lorenzo

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