La crisi, benedizione anche per la politica

Mi rifaccio alle stracitate parole di Albert Einstein sulla crisi come “benedizione” per una riflessione a largo raggio che va dalla nostra realtà locale fino a quella nazionale. La crisi quindi può anche essere una benedizione per la politicase la stessa politica nel prossimo futuro saprà giocare nuove partite.

 

Se Berlusconi dal 1994 ci ha fatto credere che tutti possono fare politica ora, come per le aziende o per gli operatori commerciali, rimane in piedi chi sa fare politica. Questa crisi obbliga a questo. E’ ora di dirlo chiaramente: non tutti possono fare politica, ma ognuno al proprio posto può aiutare chi fa politica, può affiancarlo, può collaborare con lui perché il politico non è un uomo solo al comando ma è il collettore di tante competenze che si mescolano insieme e che hanno come obiettivo il bene comune.

La bulimia legislativa a cui abbiamo assistito negli ultimi anni nè la dimostrazione. A Roma come a Milano. Sfornare leggi continuamente non ha aiutato, anzi, ha fatto più disastri perchè i “prestati e impreparati” alla politica hanno pensato bene di fare leggi senza andare a sapere i danni che andavano a ripercuotersi alla base. Il caso più eclatante, e parlo a livello regionale così da essere proprio libero, è quello dell’urbanistica dove oggi per fare un PGT servono tonnellate di carta per nulla. 

 

Questo momento di crisi politica la dobbiamo considerare una benedizione prima nell’ottica di appianare le divergenze. Occorre unirsi, tutti, per tendere insieme al bene comune. L’esempio, in questo caso, di Uboldo al Centro penso che sia da riconoscere: in 3 anni di amministrazione i risultati sono sotto gli occhi di tutti. A maggior ragione se si considera il tutto sotto due parametri: gli investimenti generati sul territorio (perchè oggi i Comuni vivono con quello, non con soldi loro, perchè le entrate dei Comuni sono solo ed esclusivamente quelli legati all’urbanistica) e, soprattutto, il fatto che in un momento di crisi economica devastante questa Amministrazione è riuscita a non tagliare servizi ma anzi ottimizzarli e introdurne di nuovi.

 

Per questo motivo Uboldo al Centro è ancor di più oggi il laboratorio giusto dove poter pensare di innovare per primi questa grande area dei moderati. Il mio invito a Uboldo è: continuiamo a essere una comunità capace di innovare. Non dimenticherò mai che sono stati questi cittadini, questa gente, queste persone a dare la possibilità a un ragazzo di 25 anni di fare il sindaco quando, tre anni fa, di Renzi e della sua “rottamazione” non c’era neanche l’ombra e la politica era il perfetto ”paese per vecchi” in cui si era paludata la nostra Italia. E anche dei nostri amici “navigati” ci davano per spacciati guardando la mia foto sui cartelloni elettorali commentando sprezzanti: “a l’è trop giuin” (“è troppo giovane”). Per questo motivo credo che non ci sia nessuna comunità migliore di questa che possa essere ancora in grado di dimostrare tutto il suo valore.

 

A livello nazionale servono due cose: tornare a una vera scuola di politica e, rifacendomi ancora al caso di Uboldo al Centro, creare movimenti capaci di stare insieme non solo per la cadrega. 

Con una scuola di politica i Fiorito e le Minetti non troveranno più spazio perchè il posto dovranno guadagnarselo davvero. Così come ognuno, al proprio posto, potrà aiutare il politico o i politici a fare in maniera eccellente il loro lavoro.

 

Dall’altra parte le coalizioni o i gruppi elettorali nati solo per il potere non hanno vita lunga. Perchè se non c’è amicizia, stima, rispetto e valori comuni condivisi alla base non si va lontani. Gli screzi PDL-Lega nei vari Comuni sono lì a testimoniarlo come, d’altra parte, l’eccessiva frammentazione della sinistra genera mostri, non gruppi politici. E anche questo non occorre andar lontano per vederlo.

La sfida è aperta: una sfida basata non su un recupero di credibilità, non un maquillage di facciata ma fatta di lavoro, sudore e impegno. Allora sì che, invece di lamentarci dei Monti e delle banche che hanno esautorato i politici, la benedizione più grande della crisi sarà quello di averci dato una politica nuova.  

Lorenzo

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