I criteri per una scelta/1

Per nostra grande fortuna tra pochi giorni finirà la campagna elettorale e finalmente non dovremo più sorbirci promesse mirabolanti e insopportabili sondaggi elettorali.

Personalmente mi piacerebbe in questo spazio provare a ragionare insieme a voi sui criteri che dovrebbero orientarci a un voto consapevole, a un voto indirizzato alla costruzione di un'Italia e una Lombardia migliore.

Questo esercizio vuole innanzitutto essere un esercizio di serietà che parte da un presupposto: è finita l'epoca delle promesse e delle proposte che non hanno sostenibilità, perchè così forse si vincono le elezioni ma si manda "a gambe all'aria" l'Italia.

Parto quindi dalla prima grande riflessione che mi sento di condividere con voi e che per me è la base del mio pensiero politico.

Le persone, tutti gli uomini e tutte le donne hanno dentro di essi un desiderio naturale che tende al bene comune, alla socialità, al bello, al vivere in armonia. Questo desiderio naturale si manifesta e si esprime al meglio nell'impegno e nella collaborazione fra persone. Insomma, non è assolutamente vero che "homo homini lupus", ma anzi è vero il contrario: l'uomo tende naturalmente a vivere insieme e ad aiutarsi, a collaborare se ce n'è bisogno, a entrare e vivere in relazione.

Ho fatto questa doverosa premessa perchè altrimenti non si capisce il proseguo di queste riflessioni che toccheranno diversi temi e argomenti.

Questo credo sia il primo criterio per una scelta.

Sarebbe forse ora che la politica italiana ripartisse rompendo quell'assurda contrapposizione che vede da una parte l'individualismo esagerato spinto quasi alla deriva di un vero e proprio "culto della personalità", e dall'altra lo statalismo messo a sistema, un modello che si è dimostrato storicamente perdente e che ha leso e sopraffatto per quasi mezzo secolo sistematicamente anche i diritti primari degli uomini in Europa e che in alcune parti del mondo ancora sopravvive.

Delle politiche così hanno prodotto i risultati che abbiamo sotto gli occhi tutti: in pratica, non hanno generato nulla. Non delle scuole politiche dove creare e far crescere la futura classe dirigente, non delle possibilità di confronto e dialogo su diversi temi nello stesso movimento (e l'intervento di Renzi, l'altro giorno, è stato molto intelligente su questo argomento).

Per questo motivo le piazze sono vuote, i politici hanno paura ad andarci per non essere davanti a poche persone o, peggio, rimediare pessime figure. La politica italiana è oggi eccessivamente autoreferenziale.

Chiudo quindi questa prima riflessione per non essere troppo noioso: ma quindi la risposta è la ribellione tout-court dell'antipolitica, quella del "devono andare a casa tutti", della "guerriglia sociale" o pensare di creare una politica che finalmente cambi questo Paese partendo dalla libertà dell'uomo e dal suo irrefrenabile desiderio di bene?

Io credo che la seconda sia la strada più giusta e opportuna per la nostra Italia.

Lorenzo  

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Commenti: 2
  • #1

    Catia (martedì, 05 febbraio 2013 08:17)

    Penso che in molti siamo concordi nel preferire un percorso costruttivo, per il bene comune. Il problema è che in questo festival di burattini che stanno portando avanti la campagna elettorale non c'è UN candidato degno di essere ascoltato. Non lo dico perché voglio portare avanti il "mandiamo a casa tutti" ma lo dico perché questi signori, ancora una volta, vivono su un altro pianeta. Litigano tra di loro e fanno a gara a chi la spara più grossa, senza proporre delle soluzioni pratiche per i problemi quotidiani che ci stanno sconvolgendo la vita. Quindi la domanda nasce spontanea: come faccio io cittadino a portare avanti un’idea di “percorso costruttivo per il bene comune” se quelli che devo votare pensano solo al risultato elettorale e non al bene del paese?! Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma resta il fatto che chi si propone in prima linea (sono sempre gli stessi da anni) non è in grado di portare rinnovamento perché egli stesso è VECCHIO. È di mentalità VECCHIA. Non voglio usare una frase usata a sproposito, ma ci vuole gente nuova, non solo giovane, ma NUOVA! Con idee nuove, proposte concrete, con tanta voglia di fare per il proprio paese e che si metta in testa che lo deve fare a GRATIS. E non perché non debba essere pagato per il lavoro che fa, ma neanche navigare nell’oro!!! Non lo dico perché credo che tagliando gli stipendi dei politici si risolvono i problemi degli italiani, ma perché è la MENTALITA’ che deve cambiare. La politica va fatta per amore verso il proprio paese, non per le proprie tasche. È solo con delle persone così che si possono ottenere risultati positivi e creare lavoro, perché se lo Stato garantisce al cittadino un lavoro onesto e con una giusta retribuzione in modo tale da garantirgli una vita decorosa, tutto il resto vien da sé. Manca il rinnovamento e, anche sforzandomi, non lo trovo da nessuna parte. Manca poco alle elezioni e tanti italiani (me compresa) sono ancora a chiedersi per CHI votare e PERCHE’.
    Ci sarebbe molto altro da scrivere ma non voglio annoiare i lettori ulteriormente.

  • #2

    Lorenzo Guzzetti (martedì, 05 febbraio 2013 10:29)

    E allora chiediamocelo insieme e cerchiamo insieme delle risposte.
    Ciao!
    Lorenzo