Messaggio del 25 aprile - Anniversario della Liberazione

Oggi è il 25 aprile, festa della liberazione per il nostro Paese, giorno che quest’anno assume dei contorni davvero particolari per la situazione politica e sociale che sta attraversando l’Italia.
Rivolgo il mio deferente e cordiale saluto a tutte le autorità oggi qui presenti e a tutti i concittadini che hanno deciso di onorare con la loro presenza l’impegno e l’orgoglio di essere italiani in questa giornata di festa.

Dalle elezioni del febbraio scorso fino a pochi giorni fa la nostra Nazione sembrava sprofondata in una crisi senza uscita, in un avvitamento autoreferenziale pericoloso della politica che disonorava proprio i caduti della Liberazione, uomini e donne che hanno amato la nostra Nazione fino a donare la vita.

Raccogliamo il grande esempio di sacrificio e di amore per la Patria dimostrato dal nostro Presidente, Giorgio Napolitano, a cui ci rivolgiamo oggi il giusto omaggio, riconoscendo in lui una figura di certa garanzia e governabilità per l’intero Paese. L’auspicio è che ora i rappresentanti di tutti i partiti accettino la sfida lanciata dal Presidente di formare un Governo che riesca innanzitutto a governare l’Italia e farla uscire da questo pantano di crisi economica e sociale dal quale sembra non riuscire a rialzarsi.


Per questo motivo oggi intendo inviare a nome di tutta la Comunità che rappresento i migliori auguri al nuovo Presidente del Consiglio, Enrico Letta, e a tutti coloro che faranno parte del nuovo esecutivo.
La politica tornerà ad essere credibile se saprà dimostrare di fare il “bene del Paese”, non interessi di parte o di casta. Questo serva anche a noi, nella nostra comunità, dove troppo spesso il giusto e schietto confronto tra movimenti politici degrada in uno scontro non sulle idee, ma sulle persone.

 

Se il 26 aprile 1945 democristiani e comunisti non avessero deciso di lavorare insieme per il bene dell’Italia oggi non avremmo una delle Costituzioni più belle del mondo in materia sociale e non saremmo qui a celebrare l’unità e l’orgoglio nazionale.

 

Si ricordino che “questo è stato” chi oggi grida con scandalo a questa nuova alleanza tra partiti bollandola con il termine spregiativo di “inciucio” ma che in Italia nel 1945 e più di recente in altri Paesi europei è stata utile e virtuosa. Chi oggi si chiama fuori da questo nuovo patto che la politica sta stringendo con i cittadini si chiama fuori dal fare il bene dell’Italia. 

 

Deve estinguersi la percezione dannosa e letale che l’avversario politico è un nemico. E la storia della seconda guerra mondiale è qui a dimostrarlo: “è impossibile ridurre a zero l’altro”, perché in tutti gli uomini alberga il desiderio di pace e progresso sociale e perché la politica non può e non deve essere la speranza ultima, ma uno strumento utile per il raggiungimento del bene comune.

 

Questa pacificazione tra movimenti politici tocchi anche la nostra comunità, perché chi la rappresenta in tutti gli ambiti sia elemento di unità e non di divisione.

 

“Se non trova posto in noi l’esperienza elementare che l’altro è un bene sarà difficile uscire dalla situazione in cui ci troviamo. Senza una reale esperienza di positività non è possibile ripartire. Questa è la giusta testimonianza che chiediamo ai nostri politici oggi: affermare il valore dell’altro e il bene comune al di sopra di qualsiasi interesse partitico.”


E che Dio benedica sempre l’Italia e il nostro Paese!

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Commenti: 2
  • #1

    Isa (giovedì, 25 aprile 2013 13:47)

    Bellissimo messaggio.
    Ci auguriamo tutti sia davvero sentito e realizzabile, per il bene di tutti.

  • #2

    Angelo (venerdì, 26 aprile 2013 12:02)

    Caro Lorenzo,
    ho una grande aspettativa per Letta, uno che non ha sparato su nessuno, uno che parla poco ma parla quando ha qualcosa da dire, uno che di principio incontra tutti. Lui mi sembra che da come si muove sia già il presidente incaricato di tutti. Lui lo sa che sono tante le persone che stanno male e che in lui hanno una grande segreta speranza. E io con loro.
    Ciao,
    Angelo.