Giulio Andreotti (1919 - 2013)

"Se ci fosse ancora Andreotti non avrei dubbi: lo voterei."

Con queste parole di mio padre dette all'ultimo pranzo di Pasqua con i parenti commento la scomparsa avvenuta oggi, poco dopo mezzogiorno, di Giulio Andreotti.

Come ben scrive un noto sito di notizie, l'ironia della sorte vuole che se ne vada proprio nei giorni in cui celebriamo un Governo di grande stampo e forma democristiana. Fuori le ali estreme, dentro tutte le varie anime di moderati che spaziano da destra a sinistra. Un metodo e uno stile di governo che ha contrassegnato il nostro Paese dal 1946 alla sciagurata stagione di Tangentopoli.

Non citerò il suo curriculum, non descriverò il suo cursus honorum politico, non dirò nulla di questo perchè lo trovate benissimo su altri siti. Mi permetto solo qualche considerazione a partire dalla frase di mio padre, un italiano come tanti che non si è mai interessato direttamente di politica ma che per lavoro e per la sua quotidianità tante volte ci ha fatto i conti.

Se ne va con Andreotti un terzo della storia d'Italia e, praticamente, tutta la storia repubblicana fino ai giorni nostri.

Se ne va un uomo che, nel bene e nel male, ha di fatto ricostruito l'Italia insieme a tanti italiani di buona volontà che ci hanno consegnato questo Paese.

Se ne va un uomo che negli anni del Fascio si formava all'interno della FUCI guidato da un giovane sacerdote di nome Giovanni Battista Montini che poi, qualche anno dopo, sarà Paolo VI. Capite come sia estremamente impossibile fare un paragone con i "cattolici adulti" di oggi e i Don Sciortino vari sparsi per la Penisola.

Se ne va una persona che, ancora oggi, nell'immaginario di chi quegli anni li ha vissuti come mio padre rappresentava LA politica. Buona o cattiva, cinica o spietata, paracula e un po' arraffona ma LA politica. Quella che noi per vent'anni ci siamo rifiutati di fare e alla quale Andreotti è completamente rifuggito.

Se ne va un uomo che ha vissuto per primo il tritacarne del "macello giustizialista" di una magistratura che si vede, infatti, dove ha portato l'Italia oggi.

Esce di scena, in punta di piedi, Giulio Andreotti: un uomo, un cristiano, un politico che sapeva prendersi in giro con quella sottile ironia tagliente che possiedono solo gli intelligenti.

Giulio Andreotti che ha esercitato il potere per anni ma che andava a messa tutte le mattine e che non si è mai vergognato di essere cattolico perchè la sua speranza, a differenza di molti oggi, non era nella politica.

Come, d'altronde, disse bene in questa frase che riassume tutto un pensiero e uno stile di vita: "Spero di morire il più tardi possibile. Ma se dovessi morire tra un minuto so che nell'aldilà non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, né della mafia. Di altre cose sì. Ma su questo ho le carte in regola."

Lorenzo

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Commenti: 5
  • #1

    Francis01 (martedì, 07 maggio 2013 12:10)

    in un'intervista, un "uomo della strada" ha sintetizzato così gli anni di andreotti (l'intervistato era evidentemente di Roma): "quando c'era andreotti magnavano loro ma magnavamo pure noi, oggi magnano solo loro"

  • #2

    franco (martedì, 07 maggio 2013 17:56)

    Caro Lorenzo sono proprio d'accordo con tuo padre. L'onorevole, nonostante tutto quello che hanno detto su di Lui, nel male, ha sempre mantenuto le sue idee e la sua posizione. Spero che i politici d'oggi lo guardino come esempio. MAI VOLTARE LA BANDIERA. ESCI SEMPRE A TESTA ALTA!!!!! Anche nei momenti peggiori....

  • #3

    Angelo (mercoledì, 08 maggio 2013 07:51)

    Caro Lorenzo,
    Andreotti ha tenuto lontani i comunisti e gli estremisti vari dal governo dell'Italia. E oggi possiamo parlare liberamente. Questo mi basta.
    Ciao,
    Angelo.

  • #4

    Isa (mercoledì, 08 maggio 2013 11:20)

    Io invece vorrei copiare e incollare l'articolo di Gramellini sulla Stampa.

    Se l’è andata a cercare





    massimo gramellini




    Mentre il consiglio regionale della Lombardia rendeva omaggio al fantasma di Andreotti, il capo dell’opposizione Umberto Ambrosoli è uscito dall’aula. Suo padre, l’avvocato Giorgio, fu ammazzato sotto casa in una notte di luglio per ordine del banchiere andreottiano Sindona: aveva scoperto che costui era un riciclatore di denaro mafioso. Trent’anni dopo Andreotti commentò l’assassinio di Ambrosoli con queste parole: «Se l’è andata a cercare».



    Il perdono è una cosa seria. E’ fatto della stessa sostanza del dolore e si nutre di accettazione e di memoria, non di ipocrisie e rimozioni forzate. La morte livella, ma non cancella. Con buona pace del quotidiano dei vescovi che ieri titolava: «Ora Andreotti è solo luce». Per usare una parola alla moda, Andreotti era divisivo. Lo era da vivo e lo rimane da morto. Purtroppo anche Ambrosoli. Perché esistono due Italie, da sempre. E non è che una sia «buona» e l’altra «cattiva», una di destra e l’altra di sinistra (Giorgio Ambrosoli era un liberale monarchico). Semplicemente c’è un’Italia cinica e accomodante - più che immorale, amorale - che non vuole cambiare il mondo ma usarlo. E un’altra Italia giusta e severa - più che moralista, morale - che cerca di non lasciarsi cambiare e usare dal mondo. Due Italie destinate a non comprendersi mai. Un’esponente lombarda del partito di Berlusconi ha detto che il figlio di Ambrosoli ha mancato di rispetto al morto. Non ricorda, o forse non sa, che anche Andreotti aveva mancato di rispetto a un morto. Quell’uscita dall’aula se l’è andata a cercare.

  • #5

    marino (mercoledì, 08 maggio 2013 18:48)

    E' stato un vero POLITICO,rispettava le idee altrui ma, manteneva diritto il timone della sua barca, non come quelli che oggi si fanno chiamare politici, che con quelli come ANDREOTTI non hanno nulla da spartire, ciò che li distingue da lui, è che sono soltanto alla ricerca di una poltrona, solo e soltanto CADREGHINARI,alla ricerca del potere e della visibilità davanti ai conoscenti, ciao GIULIO e , grazie per tutto quello che hai fatto, la storia ci dirà veramente chi sei stato, come uomo e come politico.
    Molti nostri politici se dovessero passare davanti alla sua tomba, dovranno solo abbassare la testa e, ringraziarlo.