Sarò Greve (...come Mourinho)/13 - L'Aquila, l'Ilva e dintorni

«Non è possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni, professionali e disinteressati sotto questa folle pressione giudiziaria e mediatica». A dirlo è Luciano Maiani, Presidente della Grandi Rischi. Mentre tutto il mondo ci deride e prende le distanze da noi, l’Italia ancora una volta grazie ai suoi tribunali (e all’assurda grancassa mediatica) finice alla berlina. Da ultimo, appunto, la sentenza folle su L’Aquila che mette a serio rischio tutto il comparto Protezione Civile che può fare sì tanto ma non può prevedere qualcosa che solo Dio e la natura conoscono. Stiamo consegnando pericolosamente la nostra nazione in mano a banchieri e giudici buttando via, come ha detto giustamente l’amico Raffaele Cattaneo “il bambino della democrazia insieme all’acqua sporca della cattiva politica”.

 

Stessa cosa vale per l’Ilva: 20.000 famiglie a rischio. Chi mi legge è per la maggior parte di Uboldo: 20.000 famiglie vuol dire che domani mattina 5 (cinque) paesi come Uboldo non hanno più lavoro. E il problema non è l’Ilva in quanto tale, ma è tutto un comparto (quello dell’acciaio e di tutto ciò che ha a che fare con queste aziende) che rischia davvero di essere messo al tappeto.

 

Gli italiani hanno due problemi: il primo si chiama perbenismo peloso. Quando uno si mette in bocca la parola “ambiente” sembra di sentire l’Angelus: evviva, è tornato il Messia tra di noi. In nome dell’ambiente ormai tutto è lecito, soprattutto quello sbandierato. Ma nessuno si chiede (o dice) che se domani la Ilva chiude 20.000 famiglie non hanno più lavoro e che da qualche parte le fonderie andranno pur fatte. Stessa cosa dicasi per le discariche: ogni giorno sento di Comuni che hanno rivolte in ogni dove per non avere la discarica. Certo, nessuno (e nemmeno io) le vorrei sul mio territorio, ma d’altronde o mandiamo i rifiuti su Urano oppure da qualche parte le discariche andranno pur fatte. Perchè chi non le vuole sono quelle stesse famiglie che consumano tonnellate di rifiuti all’anno. Certo, non è politically correct dire queste cose, ma qualcuno dovrà pur dirle dato che non lo fanno più nemmeno i giornalisti.

 

Il secondo problema è appunto la stampa e la pressione mediatica. I giornalisti sono una casta (perchè non tolgono l’Ordine? Io che ho un blog da 4 anni con più di 700 articoli a mia firma oltre a un titolo di studio consono perchè non posso scrivere sui giornali?) che vive sulla pelle degli altri e che vive secondo uno e un solo principio: vendere. Non informare. Vendere. E l’informazione non vende. La polemica sì. E della tanto sbandierata etica chi se ne frega.  

 

L’impressione, visti anche i fatti successi in questi giorni anche a Uboldo, è che davvero questo Paese alla deriva trova ogni giorno il modo per farsi ancora più del male. Ci vorrebbe forse buonsenso o più semplicità nelle cose, servirebbe forse stimarsi di più. Oggi un commerciante mi diceva: “Se la prendono con te perchè te sei in prima linea.” E’ vero. A volte essere troppo generosi o troppo in prima linea non paga. La schiettezza e la sincerità andrebbero sempre condite con il politichese, così da dare risposte stucchevolmente melense al primo impatto che diventano grandi e brutte sorprese per i cittadini nel lungo periodo. Non è il mio stile, perdonatemi. Preferisco dire la verità, anche scomoda, ma la verità.

 

Pensieri grevi, direte. Sì, come gli argomenti. Auspicando che generino qualche riflessione in tutti.

Lorenzo

Scrivi commento

Commenti: 0