Semplicemente, sarebbe solo un gioco

Ho seguito anche io domenica l'impresa di Froome al Tour de France: 57 minuti per scalare una montagna che il dopato Armstrong impiegò 58 minuti a dominare in compagnia di Pantani.

Mentre Raitre lamentava che gli spettatori (a dir loro colpevoli) non si fidano più e vedono queste imprese del ciclismo come frutto della chimica più della fatica, ecco arrivare la notizia che cinque (5!!!!) velocisti della nazionale giamaicana di atletica leggera sono stati trovati positivi ai test anti-doping. Di lì a pochi minuti, anche un altro atleta statunitense senza nemmeno aspettare le controanalisi si chiama fuori dai Mondiali di Mosca in partenza il prossimo 10 agosto.

Perplesso ma non stupito ho fatto quattro pensierini che condivido riguardo lo sport e l'educazione. Che è, e rimane, cosa del cuore.

1) Ho pensato in primis che davanti a questi ragazzi che si dopano(sì, perchè sono ragazzi come me o forse più giovani) per arrivare a risultati al di là dell'umano dovremmo sentirci un po' tutti un pochino colpevoli. Il limite ad ogni costo. Arrivarci. E oltrepassarlo. Sempre e comunque. 

Siamo onesti: chi non attende la metà di agosto per vedere se Usain Bolt riuscirà a frantumare i due record di 100 e 200 metri? Ancora, come se non bastasse correre i 100 metri in 9 secondi e 58 centesimi a 37,52 km/h di media (praticamente a Saronno in zona 30 Bolt potrebbe essere multato correndo!)

 

2) Come facciamo a gridare allo scandalo davanti a questi eventi se poi a ogni allenamento c'è il genitore che vede nel suo bimbo un nuovo Del Piero, un futuro Miguel Indurain, un Alberto Tomba in erba, un Magic Johnson che si farà, una Piccinini ancora acerba o un Andrew Howe da svezzare? Quali stress e quali folli proiezioni generiamo attorno ai nostri ragazzi.

3) Quale credibilità assumiamo se davanti a una ventilata cessione di un titolo di Promozione ho dovuto registrare isterismi di ogni genere da parte di genitori (non di ragazzi!) che non vedevano più opportunità per il loro bambino o mi son dovuto sorbire assurde battutine da "vecchie volpi" dello sport uboldese? E io, tanto per non smentire la mia nota fama di antipatico, rispondere in più occasioni: "Pelè, non l'ultimo pirla, diceva una cosa: nel calcio chi sa, sa." Una frase che mi sento di condividere anche nella politica e nella vita in senso generale.

 

4) Sarebbe forse necessario ricordare spesso a noi per primi che lo sport è sì importante. Ma è sempre e solo sport. Se ogni domenica su qualsiasi campo di gara dobbiamo assistere al triste spettacolo di sceneggiate al limite del ridicolo perchè "l'arbitro non capisce" o "ce l'avevano con te" forse c'è da iniziare a interrogarsi del perchè poi dei ragazzi che devono sempre correre, sempre giocare, sempre essere al 110% si buttano via con sostanze che fanno loro infrangere i limiti umani.

Semplicemente dovremmo ricordarci più spesso che alla fine sarebbe solo sport.

Solo ed esclusivamente sport.

Qualcosa di bello, appassionante, sano dove si può vincere ma si può anche perdere. E' il grande insegnamento, anche della vita.

Forse se smettessimo di pretendere che i nostri figli siano dei fenomeni, dagli allenatori la massima considerazione per i nostri bimbi e dalle società investimenti da capogiro anche solo per la tuta nuova e la borsa nuova ogni anno e ci ricordassimo che, appunto, lo sport alla fine è solo un gioco, forse da domani il doping avrebbe qualche alleato in meno. 

Alla fine, è solo un gioco.
Lorenzo

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Commenti: 4
  • #1

    Eros (martedì, 16 luglio 2013 12:02)

    Tutto giusto, si comincia da giovani ad imbrogliare, a fare i furbi, a simulare, ad influenzare il giudizio di un arbitro. E lo si fa a tutti i livelli dal torneo amatoriale alla serie A dalle gare di paese alle Olimpiadi.
    C'è poi un altro aspetto molto grave che non hai trattato. I dopati vengono sempre perdonati. Chi viene beccato può, dopo un paio d'anni, tornare a competere e a imbrogliare. Come ha detto il commentatore della rai alle ultime Olimpiadi "I dopati, come i campioni Olimpionici, non sono mai EX!". Se si squalificasse a vita chi viene beccato anche solo una volta, forse si vedrebbe ridotto, e di molto, il ricorso al doping.

  • #2

    Erminio (martedì, 16 luglio 2013 16:03)

    caro Lorenzo, ne avrei da dire...

    solo ultimamente ho ricevuto in serie commenti tipo:

    1: "...per rimanere mio figlio dovete lasciare ai margini i meno bravi ( per usare una frase benevola ) altrimenti il mio piccolino piange... (??? ) e portero' via altri 3-4 bambini..."

    2: "...noi non volevamo fare i 3 tornei classici ma ne volevamo fare 20 altrimenti ce ne andiamo..." ( ?? ma se le lamentele erano sempre sui troppi tornei ??? )

    3: "...ma noi vorremmo un gioco più efficace, diciamo simile ai campioni di serie A.. "(??? forse dimenticandosi che in tutti e 3 i casi stiamo parlando di bambini di 10 - 11 anni... )

    La domanda nasce spontanea: ma le difficoltà sono dei bimbi o sono delle iper proiezioni dei genitori sui figli?????
    Ma sono sicuri che i figli vogliano diventare campioni o vogliono solo divertirsi con gli amici in maniera serena e spensierata, imparando che nella vita così come nel calcio si può vincere o perdere ma occorre mettercela sempre tutta???

    grazie e scusa lo sfogo...

  • #3

    Isa (martedì, 16 luglio 2013 16:21)

    Da ex praticante di sport e da mamma condivido in toto.
    Sarebbe bello, se insegnassimo ai nostri figli un po'di competizione, ma quella bella, quella che ti fa vincere CON gli altri e non CONTRO gli altri.
    Io, che di competizione individuale non ne ho nemmeno l'ombra, proverò a dir loro questo.
    E speriamo che recepiscano, che pratichino possibilmente uno sport di squadra, e che vengan su due persone come si deve.
    Isa

  • #4

    Lorenzo Guzzetti (martedì, 16 luglio 2013 16:46)

    Erminio, quando leggo queste cose che scrivi ringrazio la mamma di avermi fatto antipatico.
    Lorenzo