Morte di Stato (di Dante Cattaneo, Sindaco di Ceriano Laghetto)

Condivido con voi questa lettera scritta su Facebook dal mio amico e collega Dante Cattaneo, sindaco di Ceriano Laghetto. Con Dante ci lega, oltre alla giovane età, una stima reciproca nonostante veniamo da esperienze politiche differenti. 

Voglio ringraziare Dante per aver interpretato secondo me al meglio il sentimento di molti sindaci in questo momento, con vivo nel cuore quanto accaduto alla nostra collega Laura Prati.

Lorenzo

 

Cari Cerianesi,

dovete sapere che per amministrare il Comune di Ceriano Laghetto siamo costretti a fare i conti con uno Stato che, al di fuori di ogni logica, di ogni regola finanziaria e soprattutto del buon senso, non ha ancora comunicato l’importo dei trasferimenti per il 2013 e di conseguenza consente (ma di fatto impone) ai Comuni di non approvare il bilancio di previsione fino al 30 settembre 2013 (salvo ulteriori rinvii). 

Significa che dovremo andare ad approvare le “previsioni” di spesa quando ormai tre quarti dell’anno saranno passati (e le spese, evidentemente, saranno state già sostenute).

Basta questo per far capire a chiunque, anche a chi non è esperto in materia, la precarietà in cui siamo costretti ad operare per dare risposte ai cittadini che invece hanno bisogni crescenti, in gran parte dovuti proprio alla crisi economica che stiamo attraversando. 

 

Accanto alle parole al vento di qualche buontempone che ha tempo da perdere ma non ha la minima idea di cosa significhi amministrare un Comune di questi tempi, noi siamo chiamati a confrontarci giorno per giorno con persone vere e bisogni reali.

Soluzioni da trovare in poco tempo e a poco costo (meglio ancora se a costo zero), per evitare di toccare capitoli di spesa che di fatto sono già “blindati” da regole assurde imposte da un Governo centrale che, come al solito, non sa distinguere tra amministrazioni virtuose che sarebbero ingrado di muoversi in totale indipendenza economica, se solo gli fosse consentito, e amministrazioni deficitarie e parassitarie che fanno pesare i loro errori sul resto del Paese. 

 

Alla fine, a rimetterci sono ancora una volta i cittadini e gli amministratori corretti, mentre comuni, regioni e province che hanno fino ad oggi procurato solo danni economici all’intera Nazione, possono continuare a farlo grazie alle protezioni di cui continuano a godere nei palazzi romani di un Governo tenuto in piedi solo grazie a reciproche coperture econnivenze dei suoi protagonisti. 

 

Siamo di fronte ad uno Stato che massacrerà in autunno cittadini e comuni, grazie a decisioni e ad una pioggia di tasse (l'incubo Tares su tutte) imposte da politicie funzionari statali che non hanno capito che la gente e il tessuto produttivo non hanno più nulla da dare a chi ha creato nei decenni uno Stato basato sull'assistenzialismo e, ahinoi, spesso sulla corruzione. 

 

Perché non lo capiscono? Perché vivono in un altro “mondo”, fatto di palazzi e stipendi dorati...

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