Cartolina da San Pietroburgo

Rientrato da qualche ora da un viaggio a San Pietroburgo voglio condividere con voi alcuni schizzi di pensiero, lasciando poi spazio al tempo dei prossimi giorni per un riverbero maggiore di questa che è stata una vera e propria "esperienza" della Russia più che un viaggio turistico.

 

Ho visto tante cose, ho "assaggiato" molti aspetti della Russia.

Dal suo radicamento forte nella tradizione ortodossa che porta a rinnovare il battesimo nella tremenda notte ghiacciata dell'Epifania (cioè l'altra sera), attraverso un'immersione totale nelle acque ghiacciate della Neva, agli aspetti meno sacri e più profani per i quali è conosciuta la Russia turistica.

Ho potuto gustare la bellezza e la forza della natura che ghiaccia un fiume e un lago, forza e bellezza che diventano armi micidiali per difendersi dal nemico. "Perchè noi russi non attacchiamo. Noi sappiamo difenderci."

Ho ammirato l'imponenza e l'eleganza del Palazzo d'Inverno, della Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, dei tanti palazzi che fanno da sfondo a questa città e che sono ancora oggi i simboli del potere.

Potere che ho ascoltato nelle parole di una russa dentro a una delle tante case comuni pignorate ai legittimi proprietari dallo Stato e rese, appunto, case comuni con una cucina per tutti e tante stanzette dove "vivere". Ancora oggi, su 7 milioni di abitanti, 1 e mezzo vive così.

 

Nell'ascoltare le parole di questa ragazza ho capito cosa ha significato la fine del libero arbitrio, nel suo racconto di "bambina prodigio" di 5 anni prelevata dal suo villaggio in Uzbekistan e trasferita a Mosca a studiare violino, chiusa in una stanza senza mangiare per 3 ore sola con lo strumento.

Ho compreso come il potere abbia schiacciato ed educato il popolo a un'ideologia. Credo che la frase più forte sia stata: "Nella storia che ci insegnavano a scuola, per noi Gesù non esisteva." Provate a pensare un attimo cosa significhi questo in un banale libro di scuola...

Avrei molte altre cose da raccontare.

L'inverno russo, l'amore e la bellezza che può trasmetterti questa città nonostante il clima perchè ti avvolge, ti senti avvolto, in qualche modo protetto. L'amore. Che scalda. E che è Vita, lì, a San Pietroburgo. E che sembra l'unica alternativa alla rigidità del clima, all'austerità di quei palazzoni popolari della strada principale che ti porta in città.

 

Ciò che mi rimane sono gli occhi di questo popolo, gli occhi di questi giorni. Occhi pieni di nostalgia. Occhi pieni delle contraddizioni di questo popolo che sta facendo da più di 20 anni i conti con la storia e ancora non ne trova pace.

 

E infine la neve. C'è il sole e nevica. Il cielo è azzurro e nevica.

Lì, a San Pietroburgo, la neve se ne frega. Davvero.

 

Lorenzo

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