C'è qualcuno che può rompere il muro del suono

Non sono mai stato leghista.

Non sono mai stato un filo berlusconiano.

Non ho tessere di partito. Sono libero. E quindi dico ciò che penso su quello che abbiamo visto nel solo arco di una settimana di ordinaria follia.

Prima l'avviso di garanzia a Maroni, sul quale ciò che ha fatto grancassa è stato l'utilizzo della parola Expo. Stiamo facendo passare l'idea che su Expo si stiano addensando le nubi più dense grazie a quel malcostume tutto italiano che ricorre sotto il nome della "sindrome di Tafazzi". 

 

Siamo capacissimi a rovinare anche le cose belle con le nostre mani. 

Nessuno sta dicendo che Expo porterà gente, soldi, imprese proprio qui, a casa nostra, a quindici minuti da noi. L'occasione di fare una cosa bella, di aprirci al mondo, di rilanciare la nostra economia partendo dall'unica industria sulla quale dovremmo reggere la nostra economia (il turismo). 

L'occasione di far uscire l'Italia da questo pantano della crisi andando a raccontare alla gente che sì, c'è Milano, c'è Expo, ma se un visitatore viene dall'India o dal Giappone e sosta qui da noi dieci giorni solo qui, solo in Italia, può trovare delle bellezze uniche al mondo.

A un'ora di strada può andare a vedere l'Arena di Verona, il Lago di Varese, la Mole di Torino. 

A mezz'ora di strada può andare a vedere il Santuario di Saronno, l'affascinante Bergamo, la romantica Como.

In tre ore di treno raggiunge Roma, caput mundi, dove ogni strada o ogni angolo trasudano storia. E se poi prende la macchina a noleggio in un'ora è nella splendida Viterbo o se va a sud sempre in un'ora raggiunge quella perla semisconosciuta ai più che è il Cilento. 

In ogni angolo del nostro Paese c'è un pezzo di storia. E noi non sappiamo raccontarlo. Se ne fossimo capaci la disoccupazione calerebbe drasticamente perchè tutti potremmo impiegarci nel turismo.

Invece, con solo 21 milioni di persone attese che tra 9 mesi arriveranno qui, 130 Paesi, 60 partecipanti Corporate, 10 organizzazioni internazionali che verrano qui, da noi, sul nostro territorio stiamo pensando agli avvisi di garanzia e alle raccomandazioni di Maroni. 

E giusto l'altro giorno ho visto che i "comitati del No" adesso stanno tornando di moda con il "No alla Pedemontana". Li sfiderei a frequentare la A4 in certi orari. E d'altronde è normale, sono io che sbaglio, il nostro mezzo di locomozione è il cavallo. A che servono le strade?

Quando anche a Maroni, e vedrete se non sarà così, diranno che "sì, scusi, ci siamo sbagliati" sui giornali uscirà un trafiletto e non il titolone e intanto la merda che gli è stata buttata addosso resterà. E avremo perso ancora un'occasione. 

 

A tal proposito è arrivata oggi l'assoluzione di Berlusconi.

E non per prescrizione. Non per la bontà del giudice. Non perchè eravamo a Natale.

Perchè "il fatto non sussite". Cioè, capite? Il fatto NON sussiste, cioè non esiste.

Uno che aveva preso 7 anni (7 anni!) per reati simpatici come concussione e prostituzione minorile si ritrova ora innocente perchè "il fatto non sussiste". 

Ma, mi chiedo io: quanto ci è costato questo processo? Quanto tempo hanno speso nei tribunali per il signor B.? Dato che io l'anno scorso ho dovuto giustificare alla Corte dei Conti 1.000 euro (mille euro!!!) dati al Corpo Musicale, la Corte dei Conti adesso andrà a chiedere conto a chi nelle procure utilizza le nostre risorse e i nostri soldi per inseguire uno che, alla fine, è risultato innocente perchè "il fatto non sussiste"?

Posto che poi ognuno a casa sua fa quello che vuole, ma davvero all'Italia interessava capire se Berlusconi con questa aveva trombato o no? Cioè, era davvero una nostra priorità? 

Non ce l'ho con la magistratura. Vivaddio che esiste. Ce l'ho con chi, quanto me quando faccio il Sindaco, è chiamato a utilizzare al meglio le risorse pubbliche che ha e che invece usa per fini e scopi politici. Oltretutto (e questo fa girare davvero le palle) sbagliando!!!

Ce l'ho con quei politici che invece di prendere a calci in culo quelli che rubano o prendono tangenti e mazzette vere (non le raccomandazioni, suvvia dai, siamo seri), complicano e fanno affogare la Pubblica Amministrazione in un mare di carta. Mare di carta che poi si ritorce sui cittadini. Chili e chili di carta per giustificare lo spostamento di una biro.

 

Mentre l'Italia fallisce nonostante ci vengano date occasioni per rialzarci, noi continuiamo "tafazzianamente" a massacrarci le palle con queste storie. 

Ci hanno messo in bocca anche un termine ultimamente: indignati. Ci "indignamo" davanti a certe cose. 

Dovremmo essere indignati per altro.

Dovremmo indignarci per essere il primo paese in europa per numero di avvocati (ne abbiamo tre volte il numero che ne ha il Regno Unito...).

Dovremmo indignarci per gli esposti puerili che arrivano tutti i giorni ai nostri uffici e che ovviamente sono sostenuti da avvocati che d'altronde, tenendo famiglia, devono "coltivare la lite".

Dovremmo indignarci nel vedere certi "azzeccagarbugli de noantri" sentirsi qualcuno per avere un "Avv." prima del nome, perchè senza quello nemmeno forse ci accorgeremmo della loro presenza e della loro tapina esistenza.

Berlusconi non è che l'ultimo di una lunga serie.

Andate a vedere quanti della famosa "Tangentopoli" hanno poi realmente commesso i reati.

Io stesso potrei raccontarvi di storie accadute anche qua che hanno rovinato la vita alla gente per poi rivelarsi completamente infondate. 

Indignatevi per questo. 

Lorenzo

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Commenti: 1
  • #1

    marino (lunedì, 21 luglio 2014 10:58)

    Condivido pienamente l'articolo e, dovremmo come italiani, INDIGNARCI sopratutto perché, ancora una volta, per la burocrazia, per la volontà di certi politici o amministratori, che per motivi personali o di bandiera, non riusciamo neanche a spendere i soldi che la comunità europea ci regala, vediamo POMPEI e altro; per questo, SI ci dovremmo INDIGNARE fortemente.