Festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale

Oggi è il 4 novembre ed è il giorno della Festa delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale. Una festa che quest'anno avviene in giorni particolarmente delicati visto il gran vociare che si fa attorno alla "sentenza Cucchi".
Da rappresentante dello Stato in questi giorni mi sono chiesto più volte cosa la famiglia di Stefano potrebbe pensare in questi giorni vedendo il tricolore e così ne sono nate due riflessioni che condivido.

La prima è che rimango un po' colpito nel vedere dei miei colleghi prestarsi al gioco del "sono Stato io". Innanzitutto perchè per dare un giudizio a una sentenza processuale occorre leggere molto spesso gli atti, le motivazioni, l'iter che ha portato a quella decisione. In una società dove tutto nasce e muore in 140 caratteri capisco che sia complesso pensare di doversi leggere migliaia di noiosissime pagine di noiosi atti di un processo. 
Ma questo chi fa politica e chi ogni giorno maneggia queste cose dovrebbe capirlo perfettamente, ricordandosi che quando siamo sindaci, assessori, consiglieri, deputati, senatori noi non rappresentiamo più noi stessi, ma lo Stato. E la gente, la nostra gente, ci guarda e ci ascolta, e se siamo noi i primi a dire che quelle regole non sono giuste siamo noi i primi ad accendere la miccia dove già c'è parecchio esplosivo. 
E vieppiù mi sorprende che a fare questi exploit siano colleghi che invece quando le sentenze dicevano ciò che volevano sentirsi dire si sperticavano in lodi e applausi. Allora, ragazzi, qui dobbiamo deciderci: o ci piace o non ci piace. E se ci piace, dobbiamo accettare che in un regolare processo con regolari atti e regolari giudici che hanno esaminato regolari carte e regolari testimonianze (non mi pare che il processo sia durato una puntata di Forum...) si sia arrivati a questo giudizio. 
Altrimenti dovremmo iniziare a pensare male davvero della Magistratura o la Magistratura funziona solo quando condanna i nostri nemici politici o manda "avvisi di garanzia" come pioggia fresca sotto elezioni?

La seconda riflessione è proprio sulle nostre Forze Armate. 
Spesso dimentichiamo che dietro a una divisa (come a una fascia...) ci sono delle persone. Uomini, donne, con limiti e difetti umani, con cuori ed emozioni. Ci indigna oggi la sentenza su Cucchi, non ci indignava la NO TAV che andava a leccare la visiera del poliziotto o dell'altro suo amico che insultava il militare schierato e lo definiva "una pecorella" qualche mese fa. 
Ci indigna oggi vedere le foto di Stefano sul tavolo dell'obitorio, non ci indigna la morte di Filippo Raciti, Giorgio Illuminoso o altri come loro morti durante il loro servizio: chi allo stadio e chi a un posto di blocco. Non indigna questo?

Forse le cose cambiano quando inizieremo ad insegnare ai nostri figli che, a prescindere da tutto, a un carabiniere o a un poliziotto, a un vigile o a un finanziere, quando lo vediamo lo dobbiamo salutare e gli dobbiamo del rispetto perchè quella gente lì rappresenta noi. Noi, capite?
Forse le cose cambiano quando inizieremo a vedere le nostre Forze Armate come persone che sono al nostro servizio sì, ma non come i nostri schiavi e nemmeno come dei supereroi perchè è impossibile arrivare ovunque, sempre e dappertutto. E magari invece di deriderne l'operato cercare un minimo di comprensione.
Forse le cose cambiano quando invece di offenderci perchè un vigile, un carabiniere o un poliziotto ci dicono che nostro figlio non è il santo che avevamo immaginato, corriamo ai ripari invece di difenderlo a oltranza. Perchè sì, cari genitori, il mondo è pieno di merda e i vostri figli camminano a fianco a quella merda lì e qualcuno purtroppo ci cade anche dentro. E guardate che possiamo mettere un milione di agenti sulle strade ma non cambierebbe nulla. Se a volte ci permettiamo di sussurrarvi qualcosa non lo facciamo con l'intento di farvi male, ma di aiutarvi prima che sia troppo tardi. 

Sono convinto che nelle motivazioni della sentenza la famiglia Cucchi troverà tutto scritto e motivato. Non so se basterà, non penso basterà, ma sarà sicuramente un tassello in più da inserire in un mosaico assai intricato.
Non so chi era Stefano, non conosco nemmeno la sua storia e posso solo immaginare il dolore profondo che può vivere una madre, un padre, una sorella davanti a questo dramma. 
Ma partiamo dalle basi: innanzitutto chi era, dov'era e perchè era lì. 
Chiarito questo, possiamo andare avanti in tutti i ragionamenti.
Prima di intentare cause di beatificazioni laiche accertiamoci almeno che ci sia la fama di santità laica...

Non possiamo permetterci, oggi più che mai, di far passare il messaggio che esistono i buoni e i cattivi e i cattivi sono i signori che vestono una divisa. 
Perchè dentro a quella divisa, dietro a quel tricolore, ci sono cuori che battono, ci sono papà e mamme di famiglia, mogli e mariti che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per la nostra difesa e la nostra sicurezza. 
Ricordiamocelo sempre che in quelle persone lì ci siamo noi.
Perchè lo Stato siamo noi. L'Italia siamo noi. 
Lorenzo

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