Io non dico #graziepresidente

No, non dico ‪#‎graziepresidente‬ e non mi unisco al codazzo dei tanti (troppi...) che ieri hanno reso l'omaggio a Giorgio Napolitano nel giorno del suo addio al Quirinale. 
Ci vorranno anni prima che i critici, gli storici, gente più titolata di me daranno il loro giudizio su questo strano "novennato" alla guida dell'Italia.
Il mio giudizio personalissimo è questo: se il discorso di insediamento del secondo mandato è a tutti gli effetti un magistrale discorso politico, l'aver deciso qualche mese fa di prestarsi a un interrogatorio da parte della magistratura al Quirinale l'ho trovata una pessima decisione. Avrebbe avuto tutto il tempo da domani di rispondere alle accuse ma che il Presidente della Repubblica si sottoponga ai diktat della giustizia è quanto meno singolare.
Quello che però ho notato essere dimenticato da tirapiedi, benpensanti e anche inutili Santanchè è un altro fatto che oggi non mi fa dire #graziepresidente ed è per me la macchia indelebile sul lungo mandato di Giorgio Napolitano.
Una macchia che va oltre l'aver sorretto un governo con 3 voti in più e dipendente dai senatori a vita (Prodi 2006-2008), va oltre all'aver bypassato la volontà dei cittadini nominando prima Monti e poi Letta e Renzi. Va oltre anche il silenzio su vicende davvero penose: macchine del fango, una magistratura a orologeria, Ilva, Finmeccanica, gli scontri alla Sapienza che impedirono a Benedetto XVI di parlare in una Università dello Stato, un'Europa che ha deciso di strangolar i cittadini anteponendo numeri alle persone.
Vorrei salutare il mio ex Presidente con le parole usate da un giornalista allora.
Questo giornalista era (ed è) Mario Giordano che su "Il Giornale" del 10 febbraio 2009 scriveva così: "il capo dello Stato che non ha firmato il decreto legge: in questa vicenda il Quirinale ha anteposto le ragioni di palazzo alla salvezza di una ragazza, ha preferito la cultura della morte al valore della vita." 
Se non avete ancora rammentato ve lo rammento io.
Giorgio Napolitano,allora Presidente della Repubblica, rifiutò di firmare un decreto legge per salvare la vita di Eluana Englaro. Fu quello il primo caso (e si spera l'ultimo) in cui un cittadino venne condannato a morte dallo Stato attraverso l'interruzione degli alimenti. Che,detto in maniera più greve, Eluana morì di fame e di sete.
Oggi nessuno più ricorda. O finge di non ricordare.
Beh,io sì, e volevo dirlo. In memoria di Eluana e di quella "carezza del Nazareno" ( E. Jannacci) che Napolitano non vide o non volle vedere.
No, io non dimentico. 
E allora permettete che non dica grazie al Presidente finalmente emerito.
Lorenzo

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