Ancora (e chiudiamola qua) sulla cittadinanza negata

Art. 476 del Codice Penale: "Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, e' punito con la reclusione da uno a sei anni."

L'altro ieri il giornalista Alessandro Madron de "Il Fatto Quotidiano" mi ha intervistato a margine di un colloquio che ha avuto con la presunta signora alla quale avrei negato la cittadinanza.
Di più di 30 minuti di colloquio video ripreso, Alessandro ha montato solo 2 minuti e spiccioli. Ma non è questo il problema, conosco bene le regole della comunicazione e del giornalismo.

Faccio alcune considerazioni:
1) Alessandro ha omesso quella che io ritenevo e ritengo ancora la cosa più importante di tutto: questa benedetta formula va letta o no per poter diventare cittadino italiano? E aggiungo: se io avessi dichiarato il falso (ovvero che la cittadina aveva prestato giuramento) avrei quindi infranto la legge che ho riportato all'inizio. Può un pubblico ufficiale, un sindaco, un uomo che dovrebbe essere l'esempio della legge infrangere la legge in modo così plateale?
2) Quello che è stato provato a farmi dire ripetutamente durante l'intervista è se io ne avessi fatto un problema di integrazione. No, e lo ribadisco, NO. Io sull'integrazione ho il mio pensiero, ma quando sono lì e faccio il Sindaco non devo opinare su questo. Devo far rispettare le regole. E le regole parlano chiaro. 
Per prendere la cittadinanza devi leggere una frase.
Se non la leggi io dovrei firmare un verbale falso.
Firmando un verbale falso commetterei il reato di falso in atto pubblico.
Il falso in atto pubblico è un reato. 
Punto. Anche uno gnu potrebbe capirlo. 
3) Il caso montato vedo che sono le mie risposte in una chat di Facebook. Bene, sappia il ragazzino figlio della signora che per parlare con me esistono canali istituzionali ai quali tutti (e ribadisco TUTTI) i cittadini possono rivolgersi. Anche lui. Anche lui quando al bar evita di salutare o gira lo sguardo altrove. Se vogliamo parlare di integrazione e educazione allora parliamone: il ragazzino ha introdotto la discussione SENZA salutare, SENZA chiedere se disturbava, DANDO immediatamente del tu (cosa che se l'avessi fatta io ai tempi mi arrivava uno scappellotto immediato) e introducendo con un "come ti permetti di dire". Lo ribadisco senza troppa emozione, ma glielo scrivo in grande e in grassetto: IO DICO QUEL CAZZO CHE MI PARE. Nonostante tutto col ragazzino ho comunque provato a intavolare una discussione. E se al mondo di oggi spaventa un "cazzo" dico ai soliti moralisti e perbenisti che davvero possono girare altrove. Una cosa la so benissimo: non mi faccio certo intimidire da un ragazzetto che scrive "ma come ti permetti"...

Infine, ma proprio infine, tre riflessioni-provocazioni:
1) noto che sia al mio collega Paolo Mazzucchelli di Cairate che a me siano capitate due signore che, mentre noi abbiamo cercato di tutelare il più possibile l'identità e la privacy, non si sono fatte alcun problema a comparire e raccontare la loro lacrimevole storia.
2) abbiamo anche nel nostro Comune centinaia di persone che provengono dai paesi più disparati del mondo: perchè questi casi succedono SEMPRE con persone che provengono da una determinata cultura? 
3) e quindi per queste e SOLO per QUESTE persone dovrebbe esistere una legge più uguale per loro per la quale è giusto infrangere le regole e il codice penale?

Nel frattempo dico ai soliti moralizzatori (e ad Alessandro Madron che ringrazio comunque per il tempo speso e l'onestà intellettuale dimostrata) che il sottoscritto, nella sua grande inesperienza e inadeguatezza, attende da 3 (TRE) giorni che qualcuno più illuminato di lui gli dica se allora questa caspiterina (così non tremano i bambini...) di formula va letta o no.
Da ciò capirò se un Sindaco è tenuto a infrangere la legge, facendo un FALSO IN ATTO PUBBLICO, per dare una cittadinanza e quindi deciderò come comportarmi di conseguenza.
Perchè se posso infrangere una volta la legge "a fin di bene", la posso infrangere molte altre volte?

Che mi girino alla larga...
Lorenzo