Messaggio del Sindaco per l'ingresso del Nuovo Parroco, Don Armando Colombo

"il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto."

                                                                                                                                                                  (Benedetto XVI)

 

Carissimo Don Armando,

                è con il cuore pieno di sincera emozione che Le rivolgo a nome di tutta la comunità uboldese il più caloroso e sincero benvenuto in questo giorno di festa e di gioia che segna il suo ingresso ufficiale come Parroco e Pastore del nostro paese.


Il sentimento di gratitudine che intendo esprimere nei confronti della Chiesa oggi è grande, perchè ancora una volta essa ci regala un sacerdote e quindi un padre, un fratello con cui condividere un pezzo di strada insieme.


Grazie anche a Lei, Don Armando, per aver accettato di venire a Uboldo e tra gli uboldesi.

Mi sono permesso di far nostre le parole del Santo Padre Emerito, Benedetto XVI, per tratteggiare quello che è il sentimento col quale la accogliamo oggi. In esse c'è un po' il riassunto del passato e lo slancio verso il futuro che oggi, qui e ora, inizia attraverso il suo ministero tra noi.


Con queste parole voglio dirle che non solo Lei si deve sentire accolto, ma anche atteso da un popolo che ha nella sua Parrocchia e nei suoi Oratori una storia unica e inscindibile da raccontare.


Gli uboldesi di oggi sono nipoti o figli dei nostri stessi concittadini che i sabati e le domeniche dell'immediato dopoguerra non riposavano dal lavoro per fare la Chiesa nuova con il grande e indimenticato Don Livio Tamborini.

Gli uboldesi di oggi sono quelli che hanno poi sostenuto Don Luigi Meda prima e Don Giancarlo Cogliati poi, nelle loro opere di abbellimento, sistemazione e rifacimento della nostra Chiesa e degli ambienti parrocchiali.

La nostra storia è il nostro campanile che ci emoziona sempre, ogni anno, quando una sera di fine maggio d'improvviso si illumina e ci ricorda che è tempo di colorare il nostro paese di Palio.

La nostra storia, e questo è ciò che conta di più, è un racconto intenso e radicale di uomini e donne cresciuti da preti e suore che custodiamo gelosamente nei nostri cuori e che hanno mese le basi e le fondamenta della nostra educazione. Non si spiegherebbe altrimenti e diversamente l'abbondanza di volontari e associazioni presenti sul nostro territorio: abbiamo imparato lì, all'ombra del campanile, che "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date".


Abbiamo atteso tanto il nostro nuovo Parroco.

La certezza che ci ha sempre guidato e sostenuto in questo tempo è sempre stata quella che la "barca" non sarebbe affondata ma, attraverso gli uomini scelti non da noi, sarebbe riuscita a continuare nel suo percorso.

Camminando tra noi oggi vedrà la festa:  verrebbe da dire che questo è un giorno di sole e di brezza leggera.

Sappiamo già fin da ora che arriveranno anche acque agitate e vento contrario, ma siamo coscienti fin da adesso che se sapremo essere uniti riusciremo ad affrontare qualsiasi sfida o difficoltà ci sarà sottoposta.

La grande sfida del domani è riuscire a combattere l'individualismo che sta distruggendo ogni radice della nostra cultura, della nostra tradizione, dei nostri simboli e che ci sta facendo perdere il senso delle cose, che tende a creare divisioni dentro una comunità. Abbattiamo questi muri, lavoriamo insieme al fine ultimo e più alto al quale siamo chiamati, ognuno nei suoi ruoli e nei suoi posti: il bene comune, l'unità del nostro popolo e del nostro paese.


Siamo qui per servire e camminare accanto e insieme alla nostra gente, a coloro che ci sono stati affidati.


Siamo qui per essere segni di unità e di comunità.


Robert Schuman, padre fondatore della Comunità Europea e caso raro di politico sottoposto al processo di beatificazione scrisse: "Siamo tutti strumenti imperfetti della Provvidenza, la quale si serve di noi per realizzare grandi progetti. Tale convinzione ci obbliga ad una estrema modestia, ma ci infonde anche la dose di fiducia necessaria per portare a termine il compito affidatoci"

La Provvidenza l'ha scelta, Don Armando, questa è la nostra certezza che cela quindi dei grandi progetti che con le nostre imperfezioni cercheremo insieme di intuire e mettere in pratica.

Alla Provvidenza osiamo affidare oggi questa comunità e questo popolo che con immensa gratitudine e gioia accoglie il suo nuovo Parroco.

Benvenuto, Don Armando!

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