10 domande sui Servizi Sociali

La serata di Stati Generali sui Servizi Sociali mi lascia qualche domanda aperta che spero susciti un dibattito importante a livello politico dentro la nostra comunità.

Abbiamo presentato il lavoro del nuovo Regolamento dei Servizi Sociali Distrettuale, un lavoro iniziato due anni fa e che termina ora con il passaggio nei rispettivi Consigli Comunali. 
Il nuovo regolamento introduce il nuovo ISEE e va a ritoccare la questione "compartecipazione".
Di per sè sembrerebbe una cosa molto tecnica e burocratica, in realtà va a toccare la vita di tutti noi nel quotidiano, perchè per la prima volta nella storia la SPESA PUBBLICA va a colpire i Servizi Sociali, argomento che sembrava intoccabile fino a poco tempo fa.
Dicevo stasera ai partecipanti di venire martedì prossimo all'incontro dell'urbanistica perchè la "Legge del Consumo del Suolo" toccherà inevitabilmente Uboldo e di conseguenza i nostri terreni e di conseguenza l'IMU e di conseguenza il gettito e di conseguenza chi amministrerà sarà davanti a una scelta: aumentare le tasse o razionalizzare le spese.

Ed è allora qui che apro la discussione e la riflessione ai contributi di tutti su alcune domande che mi sono fatto stasera:

1) secondo me è giusto che finalmente un diversamente abile, una famiglia in difficoltà, un anziano in casa di riposo costi uguale a Saronno come a Uboldo come a Gerenzano. Che differenze ci devono essere? Sono diversi tra loro o concorriamo tutti insieme al bene comune e quindi a non lasciare indietro nessuno?

2) è giusto in una società civile parlare di ISEE "più o meno favorevole" da presentare per accedere alle prestazioni agevolate?

3)Ma è giusto che la famiglia di Paperon de' Paperoni compartecipi quanto quella di un operaio che prende 1.000 euro al mese? Facendo così non si discrimina proprio quest'ultimo per il quale, se Paperone partecipasse di più, verrebbero a liberarsi risorse per aiutare di più chi può compartecipare meno?

4) è giusto in una società che si dice civile che una famiglia con una persona diversamente abile che magari percepisce indennità di accompagnamento e pensione di invalidità compartecipi solo per il 3% annuo di una retta da circa 10.000 euro?

5) non sarebbe più giusto e più equo che questi calcoli vengano fatti guardano la situazione a tutto tondo?

6) è giusto in una società civile che un Comune a fronte di spese per più di 400.000 euro di rette abbia una compartecipazione complessiva da parte delle famiglie pari al 12,1%?

7) non sarebbe più equo cercare di redistribuire anche su altre categorie penalizzate e/o svantaggiate queste cifre che sono frutto del gettito fiscale generale?

8) non è forse un grande passo avanti rispetto al passato che finalmente i Comuni propongano alle persone dei progetti personalizzati piuttosto che "tamponare" le situazioni?

9) mi è piaciuta anche la provocazione di Patrizia. E' vero, ci sono delle "cronicità" nelle disabilità, ma anche per queste cronicità non è il caso di pensare a una strutturazione seria e matura del futuro delle persone a cui teniamo piuttosto che cercare sempre soluzioni temporanee, provvisorie e che non costruiscono granchè nel lungo periodo?

10) la politica in tutto questo ha il coraggio di dire e fare le scelte necessarie? la rilevanza del III settore non deve essere un "plus" qualificato e certificato per sostenere questo cammino da fare INSIEME?

Rimangono aperte altre domande: e chi non si aggancia? Vale meno? E chi non si coinvolge? Non ha diritti? E le "nuove povertà", le disabilità e/o le difficoltà che vengono fuori nel corso della vita non hanno "la stessa cittadinanza" davanti allo Stato?

 

Tanti dubbi, tante domande.
Aiutateci a dare delle risposte.
Lorenzo