Le storie di Alex, Bebe e delle Paralimpiadi.

Le storie di Alex Zanardi e Bebe Vio, come tutte le storie di tutti gli atleti impegnati nelle Paralimpiadi devono farci riflettere.
Oltre all'ovvia commozione che generano, devono stimolare la riflessione su un fatto importante: queste persone non "nascondono" la loro disabilità, non provano a vestirla di perbenismo, ma anzi la mostrano e la esaltano.
Per questa ragione la superano e la vincono.
Perchè innanzitutto di base c'è un'accettazione di ciò che si è: persone diversamente abili, disabili, persone che hanno degli handicap.

In una società che troppo spesso è alla ricerca spasmodica della "disabilità" certificata anche quando di disabilità non si tratta, in una società dove vediamo spesso (forse troppo...) voler fare i "buonisti" tout court negando o fingendo che non esistano disabilità cercando di "normalizzare" delle situazioni di handicap o di disabilità, c'è da pensare.

C'è da pensare agli enormi passi avanti che la scienza, la tecnologia e la medicina hanno consentito di fare in questi anni, come c'è da pensare anche all'enorme lavoro fatto negli ultimi dieci anni a livello professionale: vi assicuro, vivendoci dentro ogni giorno, che in 10 anni è come se fosse passata un'era geologica dentro a questo mondo.
Un mondo che sì necessita ancora di tanti volontari di buona volontà che aiutano, collaborano, sostengono. Ma un mondo che oggi, anche grazie alle università, agli studi, alle esperienze, alle leggi fatte dai nostri Governi o dalle nostre Regioni, ha costretto a vivere questo mondo in maniera molto più professionale con ricadute positive e virtuose solo ed esclusivamente per i diversamente abili. 

Superare le disabilità esaltandone il senso, accettandole, non nascondendole o pretendendo cose insensate come molti "buonisti" pensano di poter fare. 
E' mancanza di senso di realismo che genera solo ricadute negative. 
Questo è il futuro di questo mondo che vive di progetti istituzionali, un rapporto forte e sempre più stretto tra il mondo del terzo settore e le Istituzioni, uomini e donne (come il mio amico Luca e i suoi colleghi...) che dedicano completamente la loro vita allo studio e alla ricerca, alle pratiche positive, ai progetti personalizzati per fare in modo che sempre più la disabilità diventi abilità.
Alex, Bebe e tutti gli altri disabili non vanno alle Olimpiadi dei normodotati semplicemente perchè questo sarebbe l'ennesimo sberleffo a chi già tutti i giorni deve affrontare la disabilità.
Alex e Bebe sono invece grandi esempi di come davvero la disabilità si può lottare e superare. 
Evviva loro, evviva tutti gli atleti paralimpici. 
Lorenzo