Progetto Ricibo: alcuni chiarimenti

Lin Jarvis, ad della Yamaha, quando Valentino tornò in Yamaha nel 2013 spiegò in maniera chiara che se in passato c'era stato un'eccessiva confusione di ruoli quello che giustificava il ritorno di Vale era stato un riordino di mentalità anche in Yamaha.
Il pilota era il pilota.
La Yamaha era la Yamaha.
Ognuno con i suoi ruoli. 
Ognuno con le sue competenze.
Ognuno con le sue responsabilità.

Uso questa metafora motociclistica per spiegare la risposta che abbiamo dato ieri sera all'interrogazione riguardante il "Progetto Ricibo" contro lo spreco alimentare in risposta al bisogno di "fame" delle famiglie povere o svantaggiate, avviato sperimentalmente da questa Amministrazione nel 2014 all'interno del Progetto Solidarietà finanziato dall'ente pubblico.
Alla fine del 2015 la decisione dell'Amministrazione fu semplice: il progetto poteva funzionare, ma non era nei compiti dell'Amministrazione fare questo progetto, quindi l'Assessore Mazzuccato spiegò a tutti i soggetti coinvolti che l'Amministrazione avrebbe potuto continuare ad avvalersi di questo strumento, ma non lo avrebbe più fatto come "capofila" in quanto l'opera doveva essere proseguita da chi è deputato a fare questo tipo di progetti, ovvero soggetti del terzo settore.

L'anno 2016 è stato un periodo in cui sappiamo che diversi tavoli sono stati attivati e sembra che ora questo progetto ripartirà con diversi soggetti coinvolti: Banco Alimentare, Caritas e due aziende del territorio saronnese per ora coinvolte e che hanno dato la disponibilità a collaborare tramite le loro mense interne.
L'Amministrazione Comunale di Uboldo guarda con interesse a questo riavvio del progetto su tutto il territorio saronnese e non esclude in futuro di potersi avvalere ancora del "Ricibo", in forza anche di una convenzione già attiva con il Banco Alimentare per la consegna di pacchi alimentari alle famiglie bisognose. 

Nel frattempo a Uboldo abbiamo sperimentato il nuovo metodo di erogazione dei servizi sociali e solo 5 famiglie hanno dimostrato di avere questo reale bisogno di "fame", bisogno corrisposto dal Comune con i pacchi del Banco.

L'orizzonte dei Servizi Sociali di un Comune non può e non deve essere quello di assecondare il bisogno, ma deve essere quello di RISOLVERLO definitivamente cercando di portare le famiglie in difficoltà sulla strada di una vera e propria risoluzione dei problemi. 
Questa è sussidiarietà vera.
Qualsiasi altra cosa è assistenzialismo di cui facciamo a meno.

Non è "cattivismo" (come qualcuno può erroneamente pensare...) il chiedere documentazione per attestare che il bisogno sia REALE, ma è responsabilità nell'uso di denaro che è pubblico anche in questo settore così delicato di risposta al bisogno delle persone.

Per spiegarla con la metafora iniziale: il Comune deve fare il Comune, il terzo settore deve fare il terzo settore. La confusione di ruoli può diventare letale e questo è ciò che vogliamo evitare. 
Lorenzo