Vi sorprenderà...

Medievale. Cattofascista. Ciellini di merda. Nazicristiano. Oscurantista. Jihadista cattolico. Rompicoglioni. Moralista del cazzo. 

Queste e altre simpatiche parole ho letto oggi nei confronti di chi, con molta semplicità, provava a proporre un modo di pensare diverso rispetto al pensiero dominante.

 

Vi sorprenderà però sapere che esiste una cultura dove c'è gente che pensa che il proprio orizzonte non sia semplicemente questa vita, ma qualcosa di più grande.

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura dove c'è gente che pensa che quando una ragazza rimane incinta non è "uno sbaglio" ma è un dono, e non dalla terza, quarta o sesta settimana, ma da subito. 

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura dove c'è gente che è morta deliberatamente per non uccidere chi aveva nel proprio grembo, donando e regalando una vita (o due) rinunciando alla propria.

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura dove c'è gente che pensa che l'omologazione faccia schifo e che invece ognuno di noi porta un talento col quale rendere migliore il mondo di tutti.

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura dove c'è gente che pensa che la disabilità non sia una sfiga, una cosa da reprimere o da "normalizzare", ma che anzi la disabilità ha saputo regalarci storie di attaccamento e amore per la vita pazzesche.

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura dove c'è gente che quando va a fare le ecografie non guarda se il bambino è perfetto, ma è felice perchè comunque sia e comunque sarà quel bambino sarà il più amato al mondo.

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura che rifiuta, e la rifiuta categoricamente, la silenziosa strage di bambini uccisi nel grembo perchè down o diversamente abili. 

Vi sorprenderà sapere che esiste una cultura che pensa alla diversità come ricchezza e non come mancanza.

 

Quella stessa cultura che a Torino, nel cuore della bella e moderna Torino, da due secoli (DUE SECOLI) a questa parte grazie all'opera di un uomo che si chiamava Giuseppe Cottolengo accoglie gli ultimi, i deformi, quelli che nessuno vuole e quelli la cui vita sembrerebbe non valere la pena di essere vissuta.

Quella stessa cultura che non ha aspettato le lotte del XX secolo per garantire l'assistenza ai malati: nello Stato Pontificio il Papa già nell'oscuro medioevo aveva istituito gli Ospedali dove la gente veniva curata gratuitamente.

Quella stessa cultura che se oggi voi parlate di dermatologia lo deve particolarmente a un uomo: Luigi Monti, andate a leggere.

Quella stessa cultura che a Calcutta ci ha regalato la testimonianza di una donna albanese che si chiamava Anjezë Gonxhe Bojaxhiu che ha accolto gli appestati, i lebbrosi, i malati e li ha curati.

Quella stessa cultura che, sempre dalle parti di Torino, ha fatto in modo che un uomo di nome Giovanni Bosco raccogliesse i ragazzi di strada e li educasse ad essere "onesti cittadini" facendo nascere così una cosa che si chiama Oratorio e che ha lasciato lontani dalla strada milioni di ragazzi e ragazze educandoli e crescendoli allo sport, alla musica, al teatro, alla politica.

Quella stessa cultura che negli anni 50 del secolo scorso ci ha regalato giù in Toscana un altro uomo, Lorenzo Milani, che per la prima volta ha sperimentato il tempo pieno (ditelo alle mamme stalker o alle politichette che parlano di "conciliazione lavoro-famiglia"...) e lo ha fatto non per i ricchi ma per tutelare le classi popolari, i figli di coloro che andavano a lavorare, utilizzando solo un motto: "I care", mi interessa, ce l'ho a cuore.

Quella stessa cultura che da anni si interroga sulla dignità del "fine vita" e che non ha aspettato Pannella o la Bonino per mettere al centro questo tema. Già nel 1957 un Papa come Pio XII parlava e rispondeva di queste cose in un convegno proprio sulle cure palliative e che nel 1980 (Cappato adda venì...) rimetteva al centro questo tema facendone un documento in cui già allora veniva condannato l'accanimento terapeutico tutelando però la dignità umana. 

Quella stessa cultura che ci ha regalato l'eccezionale testimonianza contemporanea vivente della croce della malattia vissuta da un uomo straordinario che spesso sbandieriamo emotivamente ma che forse poco abbiamo letto: il Santo Giovanni Paolo II.

 

Una cultura di vita.

Una cultura che sostiene, incoraggia e ama la vita.

Una cultura di libertà piena e totale dove l'individuo è misurato e accolto solo su una cosa: l'amore.

Questa è la mia cultura da cui scaturisce, origina e si ispira il mio impegno politico che è "la più alta forma di carità". 

E vi sorprenderà sapere che la carità, per noi, è AMORE.

Provateci a pensare. 

Vi sorprenderà.

Lorenzo