Ancora sul "fine vita"

Mi scuso fin da ora per il post lungo. 
Ma vi chiedo di avere la pazienza di leggerlo fino la fine.
Chiudiamo questa due giorni intensa nella quale abbiamo discusso tanto (e ne sono certo, non finisce qui) di un argomento così decisivo e importante come il "fine vita" lasciando qualche appunto di ciò che è stato per me il dialogo con voi.

1) innanzitutto grazie a tutti coloro che hanno accettato il confronto. Grazie perchè vi assicuro che anche per me è stato importante e determinante ascoltare le diverse opinioni di tutti e di ciascuno e i diversi punti di vista. In qualche modo avete reso ancora più importante il mio stesso impegno politico e gli avete dato più ragion d'essere. Ero un po' in depressione perchè sembrava determinante la sorte di Renzi e delle correnti di quattro sfigati del PD, scopro invece che c'è un'Italia ancora viva e forte che vuole discutere di temi reali e importanti.

2) non ringrazio chi invece ha voluto trattare da hooligans un tema così delicato e importante come il "fine vita". Soprattutto chi si è posto in maniera pregiudiziale sulla questione pensando di avere a che fare con uno sciocco credulone medievale oscurantista. Su questo mi sento di parafrasare una frase sentita qualche giorno fa su un altro tema: "ti consento di battermi e di confrontarmi, non ti consento di eliminarmi".

3) mi auguro che Marco Cappato subisca tutta la trafila che subiscono coloro che commettono reati contro la legge italiana. Sarebbe un pericolo pensare che esiste qualcuno "più uguale di altri" perchè il circo dei media è dalla sua parte. Non capisco perchè io possa essere immediatamente indagato e giudicato da un tribunale per un abuso d'ufficio mentre uno che conduce al suicidio un'altra persona (reato perseguibile per legge) no. Saremmo al circo barnum della giurisprudenza.

4) osservo con non poca tristezza che, ad oggi, esiste un partito extra parlamentare (che non siede in Parlamento perchè non ha ottenuto i voti per entrarci, quindi rappresenta una minoranza tra le minoranze...) che attraverso la sua azione mediatica vorrebbe imporre alla maggioranza una sua volontà o una sua legge. Una distorsione, anche questa, molto pericolosa del concetto di democrazia. Su ciò che penso de Le Iene e di Giulio Golia penso che tutti i preti che mi leggono non riuscirebbero ad assolvermi per ciò che penso e che non intendo pentirmi affatto di pensarlo.
Ovviamente, quando questo partito politico e i suoi aderenti trovano uno come me che dice "guarda non la penso come te" automaticamente diventa un fascista o un cattofascista. Poi saremmo noi quelli che vogliono imporre...

5) e a questa stregua ho visto, come me, molti credenti e molti media credenti in questi giorni trattare questo tema con una delicatezza incredibile, a differenza di chi invece mi è sembrato fare del concetto di libertà un assunto astratto che prevede la destrutturazione della società non più in un insieme di persone, uomini e donne, ma in un insieme di individui dove homo homini lupus. Concetto pericoloso anche questo che conduce al darwinismo sociale e può sfociare, ancora più pericolosamente, in una deriva che un tedesco coi baffetti circa 70 anni fa ha anche messo in pratica. Poi è inutile fare le "Giornate della Memoria"...

6) vorrei altrettanta attenzione dei media quando parliamo di ricerca scientifica e non solo quando parliamo di come uccidere le persone. Se un'associazione deve pagare i topi per il laboratorio che sta studiando una terapia innovativa a livello oncologico e non lo sa nessuno e siamo qua a dibattere da due giorni di eutanasia fomentati da media come Le Iene (che portano poi il caso Stamina dal Papa...sti dementi...) vuol dire che qualcosa in Italia non funziona davvero.

7) pochissimi, quasi nessuno degli hooligans, è andato a vedere da quale punto di vista partivo io. Lo riassumo. 
No all'eutanasia.
No all'accanimento terapeutico o a cure che siano sproporzionate rispetto al risultato (questa cosa esiste già in Italia).
Sì a incentivare persone che si trovano in disabilità gravissime come quella del caso presentato in questi giorni a diventare aiuto per la ricerca scientifica. (anche questa cosa esiste già in Italia)
Sì al fatto che un malato decida di non farsi curare più con metodi straordinari ma ordinari e con cure palliative (anche questa cosa esiste già in Italia). 
Le cose che sostengo io le sostiene anche la Chiesa.
Le sostiene dal 1980. Basta leggere.
Prendo atto che siamo indietro noi di 37 anni rispetto all'oscurantismo cattolico.

8) Vi lascio con un ultimo pensiero tratto da un bellissimo articolo che ho trovato su "Il Sussidiario"
"Noi siamo impotenti davanti alla libertà dell'altro. [...]
Se il dolore dell'altro è accecante e noi siamo impotenti, l'unica strada che ci rimane per essere davvero amici e compagni è quella di trovare nuove forme di contatto, una nuova forma di incontro, con il suo cuore. 
Per farlo occorre vincere le due forme di riduzione a cui abbiamo assistito più volte in questi giorni, ossia la superiorità e l'inferiorità. La superiorità di chi spiega all'altro come dovrebbe morire e l'inferiorità di chi ha perfino paura, in nome del rispetto, di esprimere qualche perplessità dinnanzi alla scelta di farsi uccidere.
Noi non siamo nè superiori nè inferiori a persone come Fabiano Antoniani, la nostra libertà è come la loro.
Ecco perchè dinnanzi all'imponenza della libertà dell'altro urge trovare una nuova forma di contatto con quella vita e quell'esperienza che accetti di praticare una pausa rispetto a tutti gli schemi che già in cuor nostro abbiamo coltivato e costruito. 
E' necessaria una nuova apertura all'esistenza di chi ci sta accanto, di chi è diverso da noi, di chi sceglie altre strade rispetto a quelle "giuste". Altrimenti rimarranno sul campo di battaglia le nostre sconfitte, le sconfitte di chi non ha saputo incontrare l'altro, in una supponenza o in un pudore che, di fatto, non ci ha permesso di guardarlo negli occhi e di stargli di fronte fino in fondo."

Lorenzo