Voltare pagina per l'Italia

I fatti di Macerata, i commenti e le reazioni di questi giorni mi hanno dato modo di riflettere e rafforzare delle convinzioni che ho condiviso anche con alcuni amici nelle settimane scorse riguardante la situazione del centrodestra.

 

Non posso e non voglio pensare che il centrodestra italiano oggi sia ridotto a ciò che vediamo e leggiamo sui social e sui giornali.

Non parlo solo di Traini, parlo di quell'area politica che ha fatto bandiera delle "ruspe", della "razza", della flat tax sparata lì senza coperture, di un'area dove si parla di sforare allegramente il limite del 3% europeo, di uscire dall'euro, di immettere nel mercato un'altra moneta o altre cose irrealistiche e finanche pericolose, delle ammuine a un consociativismo insopportabile.

 

Il centrodestra italiano ha rinunciato a proporre un modello di società, di gestione della finanza pubblica, del welfare, che tragga le sue radici dal Partito Popolare Europeo e che sia alternativo al modello del PSE.

Un modello realista, concreto, liberale, thatcheriano.

Un modello dove il rigore dei conti pubblici si apra a modelli nuovi, più leggeri, meno statalisti, dove si possa rimettere al centro la libera impresa e la libera iniziativa a partire dal welfare.

Un modello dove si abbia il coraggio di fare proposte serie, dove si dica chiaramente che "meno Stato" è meglio per tutti, perchè lo Stato se fa lo Stato e basta lavora meglio e non lascia indietro nessuno.

Un modello dove si pensi non alle "famiglie tradizionali" nel senso meloniano dello slogan, ma dove venga affermato che ripartiamo dalla famiglia con uno sguardo però moderno sulla società. E' forse ora di dirlo e di dirlo con vigore e coraggio che il tema dei diritti civili esiste anche nel centrodestra, non è appannaggio di una sola parte politica.

Un modello dove la "sicurezza" non è armare la gente o mettergli in mano la pistola perchè poi spara (appunto...) ma dove la "sicurezza" è avere il coraggio di cambiare le leggi che non funzionano e difendere gli uomini e le donne delle forze armate non solo con le parole ma coi fatti.

Un modello dove il tema dei migranti viene affrontato con forza e coraggio sapendo che la soluzione non è "sparare ai barconi" ma capire come affrontare e risolvere il problema.

Un modello dove con la giustizia e la magistratura non sia una guerra tra bande continua ma dove esista uno spazio di incontro necessario per lenire le ferite lasciate da Tangentopoli e dove la politica riprenda il suo spazio d'azione nel rispetto delle regole.

Un modello dove l'Europa non è il nemico da abbattere, ma anzi è l'amico da sostenere e da provare a cambiare con questi modelli di società popolari e solidali dall'interno.

 

A Berlusconi il centrodestra deve molto. Moltissimo.

Gli ultimi 25 anni forse un giorno riusciremo a giudicarli con maggiore serenità e sapremo anche guardare quello che di buono è stato fatto con onestà intellettuale.

Però il centrodestra deve avere il coraggio di voltare pagina, di andare oltre, tornando ad essere un forza politica vera, seria, che sappia proporre un modello di società agli elettori e al popolo.

Il centrodestra non è e non può essere la tana di folli nostalgici populisti, ma deve riscoprire la sua base liberale, popolare e sussidiaria.

 

Ne va del nostro futuro.

Ne va della nostra Italia.

Lorenzo