Messaggio del Sindaco 25 aprile 2018

Riflettevo preparando il discorso di oggi che questa ricorrenza viene proprio ad aiutarci e a ricordare a tutti, istituzioni e cittadini, che l’Italia insieme, tutta insieme, può farcela a superare anche le situazioni più complesse e difficili.

Stiamo vivendo settimane che fanno da perfetto contraltare alla storia che siamo qui a ricordare e onorare oggi davanti a questo monumento.

Il triste teatrino a cui stiamo assistendo ormai da più di 50 giorni dopo le elezioni politiche del 4 marzo non hanno ancora generato un Governo nel pieno dei suoi poteri e un Parlamento che inizi a lavorare a pieno ritmo nell’interesse supremo della nazione e dei suoi cittadini. 

Gli interessi di parte, gli equilibri politici, le promesse irrealizzabili che hanno titillato la “pancia” del popolo gettando fumo negli occhi dei cittadini stanno, come dei nodi, giungendo al pettine.

Assistenzialismo e Antieuropeismo sono stati i temi principali di una campagna elettorale infinita che sembrava preconizzare una rivoluzione culturale e politica che, scrostata un pochino, si capisce essere fondata sulla sabbia.

 

E’ davanti a questa Italia e questa politica che ci sembrano così lontane le storie che siamo qui a commemorare, uomini e donne che insieme lottarono e combatterono per un’Italia unita, indivisa sotto il segno della fratellanza.

Quel popolo che l’indomani iniziò a ricostruire insieme su cardini come pace, solidarietà, capacità di unirsi per fare impresa e dare lavoro, per rimettere insieme i pezzi di un’Italia e di un popolo dilaniati dalla guerra. 

Non si può dimenticare, tuttavia, che qualcosa è rimasto sul campo ancora irrisolto ed è ciò che avvenne proprio il giorno dopo del 25 aprile, ma forse un giorno la nostra Italia saprà trovare il coraggio di dirsi e dire la verità. Forse quel giorno inizieremo a ragionare insieme, da popolo che cammina insieme tendendo al bene comune nell’interesse di tutti, affinchè nessuno resti indietro.

 

Che bello sarebbe se il 25 aprile smettesse di essere “proprietà” di una fazione contro un’altra ma diventasse giorno  di riflessione profonda sulla nostra storia, le nostre radici, il nostro cammino di popolo.

Questo giorno è un momento simbolico che non deve perdere il suo valore più profondo, un richiamo attuale in una società che vede una pericolosa crisi della democrazia rappresentativa e dove l’individualismo e l’idea che l’uomo debba soddisfare il proprio ego e i propri diritti distorti sia il totem su cui fondare una società.

Così non si edifica la comunità, non si tende al bene comune, ma si crea un insieme di individui.

Noi, invece, continuiamo ostinatamente a pensare che dal 25 aprile 1945 sia partita la grande sfida non solo italiana, ma europea, di essere comunità di persone che insieme tendono al bene comune, impregnata delle sue radici più profondamente giudaico-cristiane, delle sue tradizioni e delle sue scuole di pensiero e filosofiche che hanno edificato tutto il nostro Continente nella sua lunga e travagliata storia.

 

Il richiamo più importante lo abbiamo davanti agli occhi, davanti a questo monumento, perché questi nomi non sono semplice marmo inciso ma sono uomini che hanno sacrificato la loro vita per l’Italia e per il popolo italiano.

Per noi. 

E il miglior modo per omaggiare e ringraziare sempre queste persone sarà sempre credere e rispettare l’Italia e le sue Istituzioni.

 

Una piccola aggiunta: nella notte il presidente emerito, Giorgio Napolitano, è stato operato. 

A lui va il nostro affettuoso incoraggiamento per una guarigione e una ripresa.

C'è da riflettere però: nella notte le principali testate online del nostro Paese hanno sospeso la possibilità di commentare gli articoli che davano la notizia per le offese ivi trascritte.

Chiediamoci tutti, sentiamoci tutti coinvolti su questa domanda: ma che comunità stiamo costruendo se accadono queste cose?

 

E che Dio benedica la nostra Italia, oggi che ne abbiamo tanto bisogno.

Viva l’Italia, viva l’Italia unita!

Lorenzo