Il 2009 è stato l'anno della trionfale cavalcata verso le elezioni (che avrà un file speciale con il Diario delle Elezioni), il successo strepitoso del 9 giugno e l'inizio di un lavoro affascinante, avvincente, da vivere appieno. E' stato anche l'anno della commozione per Eluana Englaro, caso seguito da vicino dalle pagine del nostro blog.

Potete trovare l'elenco dei risultati raggiunti nel 2009 qui.

Davanti al Bambino di Betlemme

Carissimi, vi raggiungo con non poca emozione a pochi giorni dal Natale, il primo per me da Sindaco di Uboldo. Andiamo a chiudere un anno bello, emozionante, ricco di gioie e soddisfazioni.

E’ con questa dote che mi presento al Bambino di Betlemme che nasce ancora nonostante tutto e tutti, che torna ancora a farsi Presenza tra noi, che dall’umile mangiatoia vince quella cultura ormai sempre più dominante (ahimè) di belle parole, di alberi pieni di aggettivi "buoni" ma che hanno radici nel nulla.  

Davanti al Bambino di Betlemme quest’anno porto con non poco imbarazzo tanti grazie, un carico di ringraziamento per quello che mi è stato dato, forse fin troppo abbondantemente.

Ho da ringraziare la mia Uboldo, i miei uboldesi che mi hanno voluto bene. E non lo dico solo per le elezioni che hanno dato un risultato di gran lunga oltre le più rosee previsioni, ma anche per quella bella sensibilità dimostratami con un’ondata di affetto eccezionale nei giorni tristi per la perdita della mia cara nonna lo scorso novembre. Grazie, grazie davvero a tutti.

Ho da ringraziare la mia squadra di Uboldo al Centro, i miei assessori che sopportano me e il mio non proprio facile carattere nel lavoro quotidiano, i consiglieri comunali che svolgono in maniera davvero dedita e impegnata il loro ruolo, i ragazzi della "squadra" che hanno creduto nel nostro progetto e che lavorano insieme a noi tutti i santi martedì sera nonostante non abbiano deleghe, non prendano soldi, ma lo fanno solo ed esclusivamente per una smisurata passione per l’uomo e per il servizio verso la comunità. E’ un grande insegnamento di testimonianza anche per me.

Ho da ringraziare la mia famiglia. La mia compagna Silvia, il mio papà che mi testimonia il suo affetto con la costante presenza a tutti gli incontri pubblici (nonostante non si sia mai occupato di politica!), l’interessamento costante e le raccomandazioni paterne e a tratti severe riguardo alla mia attività amministrativa, mio fratello Gabriele e Chiara che mi faranno a breve diventare ancora zio questa volta di Giacomo, la dolcissima Rebecca che ogni volta mi fa ritrovare la giusta dimensione delle cose, i miei zii Maria Carla e Enzo insieme ai miei cugini con delega di fratellanza e amicizia Cristiano, Antonella e Andrea e i loro due piccoli Yuri e Gioele.

Ho da ringraziare i miei amici, tutti e indistantamente. Citarli tutti è praticamente impossibile. Chi sa di esserlo si ritenga nel mio cuore e nella mia mente e stretto in un fraterno abbraccio.

Ho da ringraziare i miei colleghi di lavoro perchè ogni giorno mi fanno ritrovare il sorriso e la giusta armonia attraverso quell’ironia e quella sincera amicizia dimostrata in più occasioni, oltre alla straordinaria familiarità e all’affetto del quale sanno sempre circondarmi dentro a una compagnia straordinaria.

Ho da ringraziare i miei educatori. Non posso dimenticare Don Carlo, per me guida sicura nella mia adolescenza e nella mia giovinezza, come non posso dimenticare chi oggi invece mi ha preso la mano per continuare quel percorso educativo quanto mai necessario soprattutto ora che mi ritrovo alla guida di una città. Loro sono per me dei grandi testimoni della Presenza che nel Natale si manifesta a Betlemme. Grazie quindi a Simone, Dario, Ercole e Stefano.

Ho da ringraziare le associazioni uboldesi e tutti coloro che lavorano in esse, a partire dai presidenti e dai consigli direttivi fino ai tesserati. Il loro esempio di gratuità è testimonianza di un lavoro bello ed educativo nei confronti di tutta la comunità che purtroppo spesso poco conosce o ignora completamente il lavoro che sta dietro a un’associazione. In particolar modo il mio pensiero va anche, e nessuno me ne voglia, alla SOS, agli Alpini, all’AVIS e a tutte quelle associazioni di solidarietà vera e concreta. Grazie!

Ho da ringraziare le istituzioni uboldesi e chi le rappresenta. I nostri sacerdoti, il Presidente dell’Asilo Colombo-Morandi, l’amico Marco Francescut, e il Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, Alessio Pennacchia, chiamati a rappresentare nei loro rispettivi campi d’azione istituzioni preziose per tutta la nostra amata Uboldo.

Ho da ringraziare i dipendenti comunali, i Responsabili di settore e tutti i loro collaboratori, perchè nel loro lavoro quotidiano e nel loro impegno generoso, onesto e davvero svolto con molta dedizione, permettono al nostro paese di crescere, di svilupparsi, di funzionare. Senza di loro tutto quello che un’Amministrazione pensa non potrebbe essere realizzato.

Ho da ringraziare il Dottor Giuseppe Lipiani per l’impegno profuso nel nostro Comune e il servizio svolto per oltre 20 anni, così come ringrazio di cuore il Dottor Francesco Paolo Alamia che, tra pochi giorni, diventerà a tutti gli effetti il nuovo Segretario Comunale del nostro Comune. Un grazie a lui per aver raccolto una nuova sfida buttandosi a capofitto con una particolare passione e dedizione nel nuovo lavoro insieme a un’Amministrazione giovane come la nostra. La sua presenza preziosa serve spesso a riportare alla realtà i nostri desideri che a volte fanno a pugni con la dura concretezza del quotidiano.

Ho da ringraziare i consiglieri comunali di minoranza perchè la loro preziosa presenza e il loro lavoro rende merito e giustizia a tutto il Paese, nonostante le divergenze di pensiero che si possono incontrare nel terreno della politica. Che possa essere un Natale di gioia e felicità anche per loro.

Ho da ringraziare i miei "colleghi" che condividono la passione per la politica e che ne hanno fatto un lavoro anche nella vita. A tutti i sindaci dei Comuni limitrofi, in particolar modo a Luca la cui sincera amicizia è un caso raro in politica e agli amici (quelli veri, che c’erano anche quando non ero sindaco) che lavorano in Provincia e in Regione il mio più caro abbraccio augurale.

Ho da ringraziare Magdi Allam, la sua famiglia, il suo assistente Melindu e tutta la sua scorta per il bellissimo incontro del 26 novembre scorso e la bella amicizia che lì è nata.

Rileggendo questa lettera mi rendo conto di quanti grazie ho detto. E quanti ne mancano forse ancora! Mi rendo conto però che tutti questi grazie hanno una linea li unisce: la gratuità. E’ forse questo che rende possibile il miracolo dell’amicizia, della stima, della passione. E’ forse questo che mi fa dire grazie: perchè tutto questo mi è stato donato, regalato in maniera sicuramente non abbastanza meritata da quel Bambino di Betlemme.

Il mio pensiero di sincera vicinanza va alle famiglie in difficoltà in questo momento di crisi, ai malati e alle loro famiglie che trascorreranno il Natale in ospedale e a quei bambini che quest’anno, per la prima volta nella loro vita, non troveranno sotto l’albero la carezza della mamma o del papà.

A loro, a questi bambini, adolescenti, giovani o adulti che siano, va il mio pensiero di vicinanza e l’abbraccio più grande.

Auguri a tutti.

Lorenzo

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Un brutto giorno per l'Italia

Mi permetto un commento sul fatto del giorno, cioè l’aggressione al Premier Silvio Berlusconi.

Premesso che non ritengo il nostro primo ministro l’Unto dal Signore, ma molto più semplicemente un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti che ha vinto democraticamente delle elezioni, e che non ho alcuna voglia di sostenere la tesi dell’attentato comunista (anzi, un pensiero va anche alla famiglia del ragazzo in questione), passo ad alcune considerazioni.
Il gesto di ieri non si può che bollare come incivile, crudele e infame. Senza se e senza ma. Tuttavia mi sento chiamato per primo io in causa, essendo un cittadino che tenta nel suo piccolo di fare politica, in quanto mi chiedo cosa stiamo testimoniando noi oggi, cosa la politica sta testimoniando oggi ai cittadini.
Mentre le persone soffocano nella crisi, nelle difficoltà del quotidiano, è ormai quasi un anno (da Eluana in poi) che non si parla altro che di escort, trans, Noemi e banalità varie. La minoranza parlamentare è confusa e non trova altro che sparare sulla persona (sull’uomo), perchè la nave del PD sta affondando sotto i colpi dei vetero-comunisti e Di Pietro gioca a fare l’estremista e il giustizialista tout court senza seguito. Anche a livello locale mi rendo conto che la situazione non è migliore. I toni dello scontro sono sempre personalistici, non vi è critica politica ma si cerca sempre di denigrare la persona. Il caso di ieri è preoccupante non tanto perchè è Berlusconi, quanto perchè lui è il nostro primo ministro, l’uomo che (piacenti o no) ci rappresenta, che ha vinto delle elezioni democratiche e che ha il diritto e il dovere di governare. La stessa cosa, si badi bene, l’avrei detta e la penso per Giorgio Napolitano, nonostante la sua provenienza politica e la sua storia siano molto lontane rispetto alla mia.
Quando noi che facciamo politica non diamo il giusto rispetto a chi rappresenta le istituzioni, quando non lo trasmettiamo noi in prima persona agli altri, rischiamo di innescare una spirale di odio e acredine che può facilmente scaturire nella violenza, verbale o peggio ancora fisica. Sono per questo motivo incommentabili Di Pietro e la Bindi. Mi vien da pensare che siano proprio dei poveretti, ma questa è un’altra storia.
L’altra sera un mio concittadino (con il quale non c’è mai stato molto feeling, lo ammetto) mi ha fatto riflettere. Nella sua semplicità ha detto: "Mi piacerebbe venire a vedere il Consiglio Comunale, ma poi so come sono fatto. Capisco che su dieci punti magari su otto sei in disaccordo, ma non può essere che sei sempre contrario a tutto! Allora io mi innervosisco e non vengo".
Ecco, forse la politica (tutta, nazionale e locale!) dovrebbe ripartire da qui, dalla considerazione che anche i cittadini si distanziano perchè non si ritrovano più nell’homo homini lupus sul quale i nostri avi hanno (ahimè) creato la nostra società. Non aveva torto San Tommaso quando diceva: "l’uomo ama naturalmente le relazioni". Dobbiamo tornare ad educarci al reciproco rispetto, laddove l’avversario politico è semplicemente uno che non la pensa come me, non è il nemico da abbattere, da non salutare, da insultare. Queste cose sono assurde e ancor più gravi se a farle siamo noi che tentiamo di fare politica, perchè noi non rappresentiamo solo noi stessi con le nostre simpatie e antipatie, ma tutti i cittadini che ci hanno votato. Faccio mie le parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini: oggi è un brutto giorno per l’Italia. Esprimo la piena solidarietà a nome mio, dell’Amministrazione e di tutta la comunità al nostro premier, Silvio Berlusconi.
Lorenzo

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9 novembre 1989 - 9 novembre 2009: ciò che non è ancora cambiato

Oggi sono trascorsi vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, ultimo strenuo baluardo di ciò che rappresentava allora la divisione dell’Europa in due grandi blocchi: quello filo-americano e quello filo-sovietico.

Una commemorazione trascorsa in sordina, senza grandi trionfalismi, forse perchè stritolati da una delle più grandi crisi economiche a livello planetario, o forse perchè a vent’anni da quella giornata che segnò secondo alcuni storici e politologi "la fine della storia" ci siamo resi conto che quella riunificazione è ancora ben lontana dall’essere compiuta.

 

La riflessione nasce spontanea se andassimo solo a considerare quanti "muri" fisici o ideologici ancora esistono nel mondo, nei vari continenti, tra popoli della stessa etnia addirittura. Ma è forse l’Europa quella che comunque ne esce più con le ossa rotte in questo confronto allo specchio della storia.

Quella speranza che "tutto sarebbe cambiato e nulla sarebbe stato più come prima" cos’ha però generato nella nostra cara vecchia Europa?

La desertificazione culturale del Vecchio Continente impone un tipo di riflessione circa quale tipo di "muro" stiamo creando all’interno della nostra società, delle nostre comunità. Resiste ancora, ahimè, in qualche parte d’Europa (e anche in Italia) un piccolo riflusso della falce e il martello: pensare che ci siano persone che ancora oggi si riconoscono in un’ideologia che dimostrò tutta la sua vena fallace vent’anni or sono un po’ fa sorridere e un po’ fa venire la malinconia. Ma più preoccupante è la deriva relativista a cui la nostra società non riesce a rispondere con vigore, una deriva che fa crollare nell’abisso dell’inconsistenza la nostra società, la nostra cultura, e che fa guardare con un po’ di angoscia il futuro.

Quale unificazione ha portato questo muro che è caduto se ancora oggi esistono partiti e movimenti che basano tutto il loro credo e il loro essere sulla richiesta di autonomia e indipendenza? Quale unificazione ha portato questo muro se nel giro di vent’anni abbiamo fatto i conti prima con un Euro che ha reso tutti più poveri e dopo con una crisi economica spaventosa? La caduta del muro di Berlino che segnò idealmente la caduta dei blocchi e l’unificazione dell’Europa in tutta la sua maestosità fa oggi a pugni con un’Europa che non sa chi è, che non sa riconoscersi, che non sa definirsi.
Con questi interrogativi aperti affrontiamo queste giornate, nella speranza che presto, il più presto possibile, la politica riesca a dare delle risposte. Speriamo, finalmente, positive.

Lorenzo

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Un'istituzione che abbiamo a cuore

Cari amici, rivolgo un ringraziamento sincero e pieno di gratitudine a tutti coloro che oggi si sono impegnati per realizzare la festa dell’Asilo Colombo-Morandi, un’istituzione che abbiamo particolarmente a cuore e che da più di cento anni educa i nostri bambini.

Un grazie particolare lo esprimo al Presidente, Marco Francescut, e a tutti i suoi collaboratori per l’impegno, la dedizione, la passione che ci mettono per proseguire nella strada tracciata dai fondatori e da tutta la comunità uboldese.

 

L’Asilo Colombo-Morandi è un’opera, un luogo dell’educazione, un pilastro per la nostra comunità. Oggi mentre ero lì con degli amici riflettevo quanta gente da quel luogo è passata, quante persone hanno iniziato a camminare e ad intessere una rete di rapporti proprio da lì. Da lì, da quelle mura lì hanno iniziato a "diventare grandi". Ed è bello questo, perchè mi fa pensare che come rappresentante della comunità devo impegnarmi e devo sforzarmi per tutelare questo Asilo, questo dono prezioso che non è nostro, ma è di tutta la comunità che l’ha voluto, sostenuto, amato.

E’ nostro perchè rappresenta in parte anche noi, i nostri valori cristiani e cattolici che sono importanti. E’ nostro perchè, chi come me non l’ha frequentato da bambino, l’ha poi amato da genitore, da simpatizzante, conoscendo persone straordinarie. A me lega particolarmente un sentimento di gratitudine sincera verso Suor Teresina Gioia che per me è stata una persona importante nella mia crescita e nella mia vita.

Per questi motivi dico ancora una volta: avanti così, caro vecchio Asilo. Ancora cento di questi giorni!

Lorenzo

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Non restiamo più a guardare

Cari amici, ieri sono stati aperti i cantieri per l’allargamento della Como – Lainate.

All’interno di questo progetto rientra anche lo svincolo che sorgerà sul nostro territorio. La mattinata di ieri è stato un momento importante per tutti gli attori coinvolti in questa delicata partita. E’ stato un po’ amaro sentir dire che per quest’opera così importante e così strategica a livello regionale (l’allargamento dell’autostrada) si sia dovuta attivare una procedura che viene utilizzata in casi rari, se non rarissimi, ovvero la decisione demandata al Consiglio dei Ministri.

 

Ovviamente è Uboldo il paese che ha creato questa situazione così particolare: Uboldo e i suoi no reiterati e testardi che hanno portato il nostro paese a uscirne con nulla in mano e con una situazione assurda che vede ora chi amministra a dover rincorrere per avere delle garanzie in un progetto già esecutivo. Praticamente una sorta di "mission impossible". La consapevolezza è quella che si poteva ottenere molto, molto di più. Si poteva ottenere molto di più se chi sedeva al tavolo al momento giusto avesse capito che il "no" ostinato non avrebbe portato da nessuna parte. Si poteva ottenere di più se nel 2007 si fossero lasciati lavorare quelli che si alzarono dall’ultimo tavolo tecnico del 3 ottobre con una situazione molto favorevole per il nostro paese (situazione avvallata troppo tardi da una delibera del Commissario datata 9 maggio 2009…). Il risultato di uno sguardo e di un metodo di fare politica vecchio e superato vede ora Uboldo senza praticamente nulla in mano.

La promessa con la quale ci siamo lasciati oggi è quella di cercare almeno una via del dialogo con chi realizzerà l’opera perchè, come abbiamo sostenuto al tavolo del 16 giugno scorso in Regione Lombardia, Uboldo, ma soprattutto gli uboldesi, non possono pagare la follia ideologica e l’assurda cocciutaggine che ha portato a questo stato delle cose. Il prezzo sarebbe troppo alto e i nostri concittadini non pensiamo meritino questo.

La giornata di ieri è stata una vittoria della sussidiarietà, quella vera però, non quella utilizzata o strumentalizzata per riempire quelle bocche già piene di "riformismi" o cose del genere. Questo è il vero riformismo: un metodo di lavoro e degli obiettivi da raggiungere. Questo è, come ha detto il presidente Formigoni, il vero federalismo infrastrutturale. Questi sono i fatti che, come ha detto l’Assessore Raffaele Cattaneo, "parlano da soli" lasciando a zero chi continua solo a parlare ma che poi non sa dialogare con nessuno.

E’ un metodo che piace pensare di poter utilizzare anche noi nel nostro paese: le istituzioni che non si sostituiscono più all’uomo, alle persone. Al contrario, le istituzioni si avvicinano alle persone, ci parlano, dialogano insieme per trovare le soluzioni giuste. E’ quello che è stato fatto anche per questo progetto, ed è appunto quello che qualcuno non ha mai compreso.

Abbiamo davanti tanti progetti noi per Uboldo: intendiamo portare avanti anche noi questo metodo di lavoro. Perchè tutti insieme si possa costruire un paese nuovo. Perchè nessuno sia lasciato solo. Perchè, finalmente, Uboldo non resti più in tribuna a guardare.

Lorenzo

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Discorso di inaugurazione

Gentili Consiglieri,
Egregio Segretario Comunale,
Cari cittadini tutti,
voglio innanzitutto ringraziarvi della numerosa presenza in una serata così importante per il nostro paese.

Uboldo questa sera, a un anno di distanza da un 24 giugno inglorioso per la nostra comunità che vedeva prolungare forzatamente il Commissariamento Straordinario, ritrova la sua assise democratica eletta dalla volontà popolare. Per l’affetto e la vicinanza dimostrata a me e al mio gruppo e la fiducia accordataci nelle elezioni del 6 e 7 giugno scorsi, cari cittadini uboldesi, vi esprimo il grazie più sincero e commosso. Grazie!
Saluto cordialmente il sindaco di Origgio e le autorità presenti qui questa sera, che con un grande gesto di amicizia e stima hanno voluto presenziare al mio secondo giuramento come sindaco di Uboldo. Un sincero saluto di ringraziamento lo invio anche all’Avvocato Pierluigi Gilli, ormai sindaco emerito di Saronno, per le belle parole spese a riguardo della nostra vittoria elettorale, e contemporaneamente un grande augurio di buon lavoro lo invio al Dottor Luciano Porro, neo sindaco di Saronno con il quale mi auguro di lavorare e collaborare in maniera proficua per i nostri due paesi.
Saluto con grande affetto i rappresentanti della nostra comunità civile e sociale, nella persona dei presidenti delle associazioni uboldesi che hanno accettato l’invito a loro mandato. Con altrettanto affetto e amicizia mi permetto di salutare e stringere in un caloroso abbraccio anche gli amici del Comitato Palio e i capitani delle contrade che da pochi giorni hanno chiuso la bellissima settimana di festa del Palio delle Contrade che ha coinvolto tutta la nostra comunità. Per questa manifestazione esprimo vivo apprezzamento da parte di tutta l’Amministrazione Comunale e, visto il grande afflusso di pubblico e l’enorme partecipazione, lo stesso vivo apprezzamento penso di poterlo pronunciare a nome di tutta la cittadinanza. L’incoraggiamento a proseguire in questo straordinario evento per il nostro paese è d’obbligo, assicurandovi fin da ora tutto l’appoggio necessario dell’Amministrazione Comunale che sostiene in tutti i modi le possibilità di incontro e di socialità tra le persone.
Non certo perché ultimi, voglio rivolgere il mio saluto al Dirigente Scolastico, Dottoressa Clara Mondin, ai bambini e ai ragazzi qui presenti dell’Istituto Comprensivo Manzoni insieme ai loro insegnanti che hanno accettato l’invito rivolto a loro per questa serata. So che abbiamo anche dei talenti giornalistici in erba tra di loro, tanto che hanno fatto onore a Uboldo con un ottimo piazzamento in una bella competizione tra scuole riguardante appunto la stesura di pagine di giornale. L’augurio è di poter continuare a coltivare una sana passione come quella della scrittura . L’invito a questi ragazzi è stato fatto volutamente perché riteniamo importante che anche i più giovani riscoprano il senso e l’importanza della politica come strumento di partecipazione primo al bene della loro comunità.
E’ con grande emozione quindi che questa sera torno a presiedere il Consiglio Comunale dopo quasi seicento giorni di commissariamento del nostro Comune. E’ ormai inutile guardarsi indietro e alimentare sterili polemiche che ormai sono storia passata; i cittadini nelle elezioni del 6 e 7 giugno scorsi hanno chiaramente espresso la loro volontà. Volontà che era già stata intuita nelle elezioni amministrative 2007 ma che, nonostante i fatti ampiamente noti e tutto ciò che ne è conseguito, i cittadini hanno voluto ribadire in numero addirittura maggiore in quest’ultima tornata elettorale.
Ripartiamo dunque da dove c’eravamo lasciati. Certo il doveroso ringraziamento va espresso anche al Dottor Annunziato Vardè, per aver rappresentato l’Amministrazione Comunale per un lungo periodo, tuttavia siamo convinti che la miglior espressione della politica di una comunità sia nella sua assise comunale, democraticamente eletta. Tante sono le tematiche da affrontare: penso alla Pedemontana, allo Svincolo, alla necessità di rimettere in moto la macchina economica di questo paese. Penso anche a quei problemi che stanno più a cuore a questa Amministrazione e che sono quelli di carattere sociale. La crisi economica sta purtroppo mettendo in ginocchio anche tante famiglie del nostro paese e sta acuendo casi che già erano conosciuti. A queste famiglie in difficoltà e a tutti i cittadini che hanno o avranno bisogno di aiuto, dico che l’Amministrazione Comunale che si insedia questa sera non li lascerà soli. Lo spirito con il quale iniziamo oggi il nostro mandato è di leale servizio nei confronti di tutti i cittadini. Saremo guidati dalla passione e dall’entusiasmo di quei valori cristiano-cattolici che ci sono stati insegnati e che sono matrice indelebile per noi e per la nostra Uboldo che qui vi affonda la sua tradizione e le sue radici.
Rivolgo fin d’ora anche un saluto e un ringraziamento ai consiglieri comunali di minoranza, ai quali fin da stasera chiedo che si mettano a servizio della comunità non come mera opposizione, ma come leali e corretti rappresentanti della minoranza del paese che trova in voi la sua voce. Vi dico fin d’ora che, nel rispetto dei ruoli e del mandato che gli elettori democraticamente hanno assegnato a Uboldo al Centro, sarete chiamati a partecipare alla vita politica e alle scelte cruciali per il destino del paese.
Uboldo al Centro ha delineato un progetto e un programma che poco più in là andrò a riprendere per punti. Questo programma per noi sarà il vademecum, la guida della nostra amministrazione, l’idea dello sviluppo futuro della nostra Uboldo.
Per questo il mio invito è quello di mettersi a servizio del nostro paese per migliorarlo, renderlo più bello e vivibile per tutte le categorie sociali. Io, personalmente, mi impegno fin da ora ad essere il sindaco di tutti, e non solo di una parte. Mi impegno ad ascoltare i miei concittadini, a mettermi a loro servizio e a rappresentarli al meglio per quanto potrò e a dar loro le risposte ai bisogni che emergeranno in questo mandato. La mia prima intenzione è quella di cercare di riportare un po’ di serenità e fiducia nel nostro paese, insieme a quel recupero necessario della credibilità della politica che non riteniamo l’arte dell’insulto o delle cattiverie, ma che anzi consideriamo lo strumento per arrivare a compiere ciò che abbiamo di più caro: il bene del nostro paese.
Chiudo questo primo intervento ringraziandovi di nuovo tutti della presenza, in particolar modo coloro che si sono impegnati per allestire questo Consiglio Comunale in piazza che abbiamo voluto fare per dare due segnali: il primo, che si riparte dalla Casa Comunale nella quale tutti devono sentirsi accolti e compresi. Il secondo perché questa serata sia un momento di festa e di gioia perché torna ad essere presente un Consiglio Comunale eletto democraticamente anche a Uboldo. L’augurio fin da ora è che questo sia un alto momento di educazione civica per chi ci sta a guardare e si affida a noi in qualità di rappresentanti della comunità.
Abbiamo un compito delicato: servire questo paese.
Ci guida l’idea che gli uomini passano ma il nostro paese resta, per noi ma soprattutto per i nostri figli che un domani erediteranno dalle nostre mani quanto noi sapremo costruire oggi. Costruiamolo cercando di dimostrare che per una volta, al centro delle istituzioni, ci sono persone che vivono la politica come vivono la famiglia, il desiderio, la vita sociale e la fede. Grazie.

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Grazie, Uboldo

Cari amici,

 

grazie, grazie, GRAZIE davvero di cuore a tutti!!!!!!

Vorrei ringraziare uno a uno tutti voi che avete votato me e la mia squadra e ci avete consentito di tornare a governare il nostro Paese.

Non è la mia vittoria. Non è una rivincita personale. Certo, la sfumatura che prende davanti al consenso preso potrebbe essere questa. Io penso che sia la vittoria della gente, delle persone, degli uboldesi. La vittoria della gente che vuole dare un segnale che va in due direzioni: i simboli non fanno la differenza (perchè contano le persone, innanzitutto) e spargere odio, veleni, cattiverie sugli altri è un dazio che alla fine, prima o poi si paga. Mi tornava alla mente oggi quell’articolo cattivissimo contro di noi sul "mugnaio di Potsdam": ecco, avete avuto la riprova che alla gente un certo tipo di politica non è piaciuta. E la bocciatura è stata clamorosa.

Sono tante le emozioni che provo in questo momento. Troppe. E per questo non riesco a scriverle come vorrei. Magari tra qualche giorno ce la farò. E poi mi piacerebbe vedervi tutti, cari amici e cittadini, al giuramento che si terrà durante il primo consiglio comunale. Sarà mia premura informarvi quanto prima.

Il mio grazie di cuore va a tutti i miei collaboratori, candidati e non, perchè sono fantastici. Questa vittoria è tutta loro. Abbiamo vinto perchè siamo rimasti noi stessi, abbiamo vinto perchè la poltrona NON E’ la nostra politica. Abbiamo lavorato, perchè non avevamo altro che la faccia, il cuore e le mani per andare a prenderci i voti. E ce l’abbiamo fatta. Perchè abbiamo avuto rispetto dei nostri cittadini e abbiamo lavorato sempre, senza aspettare 30 giorni dalle elezioni per presentarci a loro.

Grazie a Ercole e a Marco, perchè chi avrebbe mai pensato quella sera di fine estate 2005 di arrivare fino qua! Grazie anche a chi ha fatto parte della prima avventura di Uboldo al Centro e che per vari motivi non si è candidato, ma ci ha sostenuto con il cuore sempre dentro alla nostra squadra. Un pensiero anche a un amico ormai lontano, ma mai come oggi così vicino, al quale devo gran parte della mia crescita personale. E poi un pensiero dolce e tenero a Silvia e alla mia famiglia che mi è stata accanto in questi due anni e a tutti i miei amici personali che vanno oltre la politica: senza di loro non avrei mai potuto farcela. Sono tanti, non posso elencarli tutti. Ma sappiano uno a uno che sono nel mio cuore e mai mi scorderò per il sostegno e l’affetto dimostrato in questo lunghissimo anno e mezzo.

Non riesco più a scrivere. Sono emozionato. Lo ammetto. Magari domani sarò più lucido.

L’ultimo pensiero di questa lunga giornata va alle nostre stelle, il nonno Claudio, lo Zio Piero, il grande Tito Zaffaroni, la indimenticabile Chiara e a mia mamma Carmen. A lei, permettetemelo, la mia personale e speciale dedica.

GRAZIE ANCORA A TUTTI!!!!

Lorenzo

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Non ci resta che sorridere

Sui settimanali e sui quotidiani di questi giorni si è un po’ "straparlato" ancora della palestra delle scuole di Via Ceriani.

Dopo che altri hanno detto quello che non c’è, andrei a sottoporre quello che c’è, cioè il reale, i fatti. 

Il reale dice che:

1) l’inizio dei lavori è stato firmato il 17 maggio 2007. Mi chiedo ancora oggi il perchè di questa scelta. Bastava aspettare dieci giorni. L’Amministrazione uscente sapeva benissimo la Sottocommissione Elettorale li aveva esclusi, e non era allora forse meglio attendere il passaggio delle consegne per spiegare bene la questione e dare quindi la possibilità all’Amministrazione subentrata la capacità di scegliere?

2) me lo chiedo anche perchè la solerzia con la quale è stato firmato il 17 maggio l’inizio lavori (iniziati durante la giornata del 28 maggio, durante le elezioni, e immediatamente fatti sospendere dalle Forze dell’Ordine!!!), non è stata altrettanta dimostrata per i T-Red il cui appalto scadeva il 31 maggio. Non poteva l’Amministrazione uscente rinnovare o almeno chiedere un rinvio della scadenza a favore dell’Amministrazione che subentrava il 29 maggio? Certo che poi dare letteralmente dei cani alle persone è facile…quei gentiluomini educati a Oxford mi definirono un "pitbull"…un complimento proprio amorevole!

3) mi chiedo inoltre come mai un’opera che costa più di un milione di euro, costi improvvisamente 200.000 euro in meno! I conti sono rapidi: 1.122.500 – 14,81% (pari a 166.242,25 euro) = 956.257, 75 euri! Ma quei 166.242, 25 euro (quasi 400 MILIONI DI LIRE) improvvisamente diventarono superflui per realizzare l’opera? Come è possibile un ribasso così alto?

4) lascio poi perdere ogni commento sul disegno della palestra: un’opera enorme e faraonica se rapportata all’utilizzo scolastico. Con scelte logistiche discutibili, che furono uno dei motivi per i quali decidemmo di sospenderne i lavori. Per esempio, tanto per citarne uno, l’ingresso della palestra era dalla parte centrale del parco. Noi chiedemmo ai progettisti di poter girare l’ingresso verso il parcheggio SOS, in modo che se utilizzata la sera il parco non diventasse potenziale luogo di vandali anche per la scuola. Una chiara motivazione rancorosa!!!!

5) e parlando di vandali per la scuola, quello che c’è e che forse la memoria di qualcuno stenta a ricordare. è che un’amministrazione inesperta come quella di Uboldo al Centro si ritrovò una scuola completamente allegata con il 100% di umidità nei muri nella notte tra il 31 agosto l’1 settembre 2007. La nostra amministrazione inesperta riuscì in pochissimi giorni a sistemare tutto, far partire regolarmente l’anno e prima della fine di settembre rese agibile anche la mensa. 

6) solo un’Amministrazione esperta invece poteva far sborsare alla Comunità 350.000 euro per un sottopasso che doveva collegare in bicicletta Pechino Nord a Pechino Sud ma che invece ora, dopo che l’inesperta e rancorosa amministrazione Guzzetti voleva risolvere la questione sollevata dagli abitanti di Via Tolmezzo (la strada è loro!!!), si scopre che è agibile solo per il transito pedonale. Rancorosi anche quelli di via Tolmezzo che rivendicano un assurdo diritto: quello della proprietà privata!

7) un’Amministrazione inesperta come la nostra è riuscita anche ad approvare un Piano per il Diritto allo Studio il 6 settembre 2007, a quattro giorni dall’inizio della scuola, di durata TRIENNALE!   

8) a ben guardare ci sarebbe anche molto altro da dire. Vogliamo parlare dei dossi di cui il paese è disseminato e per i quali siamo tristemente famosi in ogni dove fuori dai nostri confini? Vogliamo parlare dei 160.000 euro che il Comune dovrà sborsare a fronte di una sentenza di qualche mese fa inerente a una questione urbanistica? E le fioriere quanto sono costate? E chi ha deciso di metterle? C’era un progetto intelligente e studiato dietro quella scelta?

A fronte di tutto questo mi chiedo ancora oggi chi si vuole prendere in giro con certe insinuazioni e con certi veleni che lasciano il tempo che trovano. Cerchiamo in questo periodo di campagna elettorale di far diventare il nostro paese un laboratorio di idee e discutiamo su di esse. Confrontiamoci serenamente per crescere tutti dentro un percorso che come obiettivo finale ha solo una cosa: il bene del nostro paese. Il rancore e l’inesperienza li lasciamo a chi, per rancore e chissà quali altri motivi, ha trascinato la nostra Uboldo in questo limbo del commissariamento da due anni.

Su, coraggio!

Lorenzo     

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Ciao, Eluana

Ci sono delle cose che accadono, a volte, e che fanno cercare il senso di ciò che si fa.

Se dovessi ridurre il mio impegno nella politica a PGT, palestre, pettegolezzi di paese, TAR e tribunali, elezioni da fare e da rifare avrei già smesso da tempo. C’è di meglio nella vita, ci sono cose più divertenti a 26 anni che queste cose da bambini dell’asilo. Invece, grazie a Dio, non è così. L’impegno nella politica mi ha regalato tante cose belle, tante emozioni forti, mi ha permesso di essere circondato da persone stupende come quelle che ho attorno. L’impegno nella politica mi ha cambiato, mi ha fatto discutere e confrontare con gli altri, mi ha fatto crescere, nonostante tutto. Mi è piaciuto fare il sindaco perchè ho potuto entrare nelle case di tanti cittadini più sfortunati di me e conoscere i loro problemi dal vivo, cercando nel limite delle mie forze e della legge di fare qualcosa per loro.

E’ stato grazie alla politica che ho incontrato delle persone giuste nella mia vita, che ho capito che attraverso di essa potevo davvero realizzare la mia vita nei confronti degli altri. Grazie alla scelta di studiare anche a scuola la politica ho incontrato un prof che è stato capace di cambiarmi la vita dicendo "non cercate di essere dei supereroi, ma degli uomini. Uomini e donne che ogni giorno decidono ciò che è buono e ciò che è cattivo, che si battono là fuori qualcuno per un mondo migliore, qualcun altro solo per i suoi interessi".

Oggi però, davanti a una morte così assurda e feroce nella quale anche i politici hanno la loro responsabilità mi chiedo quanto serva continuare a fare politica in un paese così. Perchè se è vero che negli ultimi giorni qualcuno ha provato a fermare la mano del "protocollo", da quanto tempo si sapeva che prima o poi la sentenza sarebbe stata eseguita? Perchè il ddl non è mai stato fatto prima? Qualche politico è mai andato a trovare Beppino Englaro anche solo per fargli un po’ di compagnia, per ascoltarlo, per fargli capire che la croce non la stava portando da solo insieme a sua figlia? Mi chiedo allora quanto davvero i politici possano davvero fare qualcosa per gli altri. Mi chiedo quanto la politica e soprattutto le istituzioni che la rappresentano possano aiutare davvero chi è più sfortunato e debole di chi ha la fortuna di farla la politica, e di farla davvero. Perchè se poi tutto si riducesse davvero a PGT e sottotetti, a PL da sbloccare o terreni da mettere a standard, a piste ciclabili o buche per la strada, forse la politica non mi piacerebbe più così tanto. Pensavo che davvero la politica e l’impegno politico fossero innanzitutto servizio nei confronti della comunità. Oggi sono a chiedermi se davvero sia così.

"io nel vedere quest’uomo che muore, madre io provo dolore;
nella pieta’ che non cede al rancore, madre ho imparato l’amore"

Lorenzo

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Eppure io vedo la carezza del Nazareno

…eppure, la "carezza del nazareno" invocata dall’ateo Jannacci si vede.

Maledettamente si vede. La sua splendida intervista sul Corsera di venerdì ha aperto in me molte riflessioni. E io alla fine dico che quella "carezza" forse c’è, ma ancora una volta, come duemila anni fa su altre strade e in altri luoghi, la storia si ripete.

 La "carezza del nazareno" la si vede in questa morte a cui sta andando incontro Eluana che fa parlare ancora di più, ogni giorno di più, le persone, la gente comune. Più muore, più Eluana si fa viva in mezzo alla gente. Non è forse la Sua carezza il fatto che più quell’ospedale si permei attorno a un silenzio che sa di morte, più la gente sia ne parli? Non è forse la sua carezza l’incontro di Eluana con il medico che l’ha accompagnata per cinque ore nel viaggio verso Udine facendolo uscire "devastato"? Non è forse la Sua carezza, come duemila anni fa, il fatto che una morte non ha fatto cessare il clamore, non ha fatto tacere tutti? Non è forse la Sua carezza, come duemila anni fa, che una legge, una sentenza, non riesce a far tacere per sempre la vita? La morte perde ancora una volta, ancora come duemila anni fa. E, ancora una volta, il nazareno imprevedibile ci stupisce, parlando con gli occhi, il cuore, il viso di una persona che da 17 anni non può parlare, che da 17 anni è immobile in un letto. "Che fai porti la croce?"…"Eluana perchè non parli?"

Non è forse la Sua carezza, come duemila anni fa, a far salire quest’ultimo calvario a Eluana? E forse sì, anche questa volta umanamente, troppo umanamente, la carezza che ci aspetteremmo sarebbe quella della salvezza improvvisa, del miracolo. Non risentite parallelamente quelle parole: "scenda dalla croce! Dimostri di essere il Figlio di Dio"? Non è forse parallelo il fatto che sono qui a cercare testimoni per dire che sì, Eluana voleva morire? La fuga notturna verso Udine non ricorda un’altra notte? E quella lettera del nostro presidente non sa tanto di un verdetto già scritto, di un qualcosa che deve andare così perchè la "legge", l’uomo, ha deciso così? E le parole del padre Beppino, "venite a vederla", non sanno tanto di quelle parole dette da un uomo indeciso che mostrò alla folla un corpo dilaniato dalle frustate dicendo "è questo il vostro re"?

Forse Eluana morirà. Ma in questi giorni in Italia sono morte tante altre cose.

E’ morta la solidarietà e l’attenzione nei confronti dei più deboli, degli indifesi, dei malati. Quanti disabili nella nostra società vivono una vita "inutile" come quella di Eluana? Anche loro faranno morire di fame e di sete? Quanti anziani ormai "inutili" vivono tra di noi? Non sarebbe più comodo non dar più loro da mangiare e da bere?

E’ morta la figura di garanzia e di alta responsabilità del nostro presidente della Repubblica, che come Ponzio Pilato si nasconde dietro a una sentenza sperando (sperando!) che il sangue di questa ragazza non ricada su di lui. Ma Pilato poi non fece una grandissima fine…la storia presidente, legga la storia…

E’ morta quell’ala cattolica "che guarda a sinistra" che per molti anni è stata attiva, viva e costruttiva nel nostro stato. Dove sono le ACLI? Dov’è la Caritas in questo momento? Hanno da fare nel dire che i medici non devono denunciare i clandestini forse…Il silenzio assordante dei cattolici del PD è inumano. Sia alle alte sfere che alle più basse. Ci sarebbe da vergognarsi. I medici dovranno curare i clandestini. Non Eluana. Per loro. Non è neanche eutanasia, perchè queste marionette del potere stanno uscendo dalla scena in modo tutt’altro che dolce.

Finisce qui anche la "Walterloo" di Veltroni. Chi ha la responsabilità di certi omicidi e soprattutto dei morti non si parla e di lui e della triste accozzaglia che rappresenta e che gli sta intorno d’ora in poi sarà inutile parlare. Almeno in questo blog. Il suo continuo dire che è "inaccettabile" quanto fatto dal governo per salvare Eluana è l’evidenza che ormai la politica di sinistra e la magistratura vanno a braccetto e hanno l’arroganza di comandare su tutto. Anche sulla vita. E’ la dimostrazione che queste persone, macchiatesi di crimini orrendi al di là della cortina per mezzo secolo, perdono il pelo ma non il vizio. Si possono mascherare come "democratici" ma rimangono sempre quello che erano.

Ma di Eluana, della sua vita che ci sta parlando si parla eccome. Di quella carezza del Nazareno che da una settimana sta scuotendo l’Italia e le nostre coscienze non possiamo tacere. Di questo fatto che da duemila anni ci sorprende non possiamo prescindere. Perchè ha vinto la morte. E vive. Ancora. Per sempre.

Lorenzo

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Il giorno della memoria

Era l’estate 2001 e insieme a un gruppo di adolescenti e giovani del nostro oratorio facemmo tappa ad Auschwitz, campo di concentramento che oggi è patrimonio dell’umanità per non dimenticare gli orrori del nazismo.

Rivedo ancora oggi quelle stanze buie, dove i prigionieri venivano torturati. Ricordo ancora le camere a gas, il silenzio irreale di quel luogo, e la solenne enormità del campo di concentramento. Ricordo con quanta curiosità ci accorgemmo che, in una calda giornata di fine luglio, mentre al paese di partenza c’era il sole, lì ad Auschwitz ci accolse un cielo grigio, cupo, con una pioggerellina fine che scendeva continuamente. Le parole della guida furono:"Non dovete sorprendervi, qui il sole fa capolino poche volte l’anno. Quasi mai. Anche se attorno è completamente sereno."

 

E in questo giorno della memoria, in cui appunto si ricorda la liberazione del campo avvenuta il 27 gennaio 1945, mi chiedo a distanza di così tanti anni il valore di questo momento e il suo significato, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni che hanno e avranno sempre meno possibilità di conoscere dal vivo i diretti protagonisti scampati a quell’orrore. Il giorno della memoria assume un significato particolare perchè davvero dovremmo riuscire a farlo diventare il giorno in cui ricordarsi degli orrori del nazismo meditando sul fatto che "questo è stato" per milioni di ebrei, ma anche per milioni di cattolici, ortodossi, persone comuni che ad Auschwitz o in luoghi simili hanno fatto tappa. Come dimenticare che proprio lì, ad Auschwitz, nel giro di un anno (agosto 1941 – agosto 1942) hanno avuto luogo le manifestazioni di due vite di santi: Massimiliano Kolbe e Edith Stein. Il primo sostituitosi a un padre di famiglia condannato a morte, la seconda, ebrea convertita al cattolicesimo uccisa nella camera a gas e oggi proclamata santa e compatrona d’Europa dal grande Giovanni Paolo II. Fervidi esempi di luce nella notte dell’umanità.

Ma il giorno della memoria nulla sarebbe senza ricordare di quanti orrori ancora si è macchiato il XX secolo. La pulizia etnica nella ex Jugoslavia, l’eccidio continuo di persone in Africa (il Sud Sudan per esempio, paese in cui la nostra Suor Caterina Cirimelli ha vissuto per anni), lo status permanente di guerra che vive Israele. La necessità quindi di vivere un momento di ricordo, di memoria di quanto è accaduto. Il 27 gennaio potrebbe essere effettivamente la data in cui poterlo fare, perchè lì, ad Auschwitz, si materializzò in tutto il suo essere la follia diabolica dell’uomo. Un esempio sì concreto, ma purtroppo non unico nella storia più recente dell’umanità.

Non dimenticare quindi. La memoria come custode di un qualcosa da non ripetere mai più. E questa cosa deve andare al di là delle appartenenze politiche o da chi si arroga il diritto di paternità. Meditate, meditiamo che davvero questo è stato. E che ancora è, purtroppo, in tanti paesi del mondo. Solo così questa giornata non sarà semplicemente una tantum nell’anno in cui pulirsi la coscienza per poi tornare a sostenere la follia omicida palestinese in Israele, ma sarà una giornata vissuta realmente per crescere ed educarsi al mai più un orrore del genere. Meditate, meditiamo che questo è stato per far conoscere ai nostri ragazzi la cultura della vita che deve e dovrà vincere sopra la cultura della morte.

Lorenzo

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