Il 2011 è l'anno della Palestra. Un'opera attesa da 35 anni viene finalmente consegnata alla comunità il 2 ottobre. Ma non solo. E' l'anno del 150esimo anniversario dell'Italia, è l'anno del Parco del Lazzaretto "Luca Ciccioni" e di tante altre piccole ma significative vittorie.

Potete trovare l'elenco dei risultati raggiunti nel 2011 qui.

"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date"

Non è una frase tipicamente natalizia quella che fa da sfondo al tema scelto per questo Natale 2011, ma assume contorni parecchio significativi e simbolici se ripenso a questo 2011 che andiamo a chiudere tra pochi giorni e se ricordo chi me l’ha detta.

Rimango stupito di quanto questo 2011 sia stato ricco di grazia. Le soddisfazioni sono tante, tantissime: tra la “Settimana della Famiglia” dello scorso gennaio e il “Patto di amicizia” con Tertenia che ha visto il suo primo passaggio in Consiglio Comunale proprio qualche giorno fa, in mezzo c’è stata tanta, tantissima ricchezza di grazia. Una grazia che per me ha il suo fondamento e la sua testata d’angolo nell’Avvenimento del Natale. Il Dio che si fa carne, bambino, in una mangiatoia.

 

Chiudo con qualche preoccupazione questo 2011 soprattutto per la crisi che non offre tregua e che sembra mettere sempre più in difficoltà la nostra società e le nostre famiglie. Per questo il primo pensiero di Natale lo rivolgo a queste persone, genitori magari preoccupati per un futuro prossimo che non dà grandi rassicurazioni e famiglie in crisi, anche di sentimenti tra mamma e papà. Si affidino al caldo abbraccio di quel Bambino che nasce a Betlemme e affidino anche noi, politici locali e nazionali, perchè sappiamo sempre essere illuminati nelle scelte per il bene comune e dei cittadini che ci sono affidati.

 

Auguri al mio paese, alla mia gente, al mio popolo. Un popolo che possa riscoprire la sua compattezza e la sua forza in quel profondo senso di cristianità che ancora oggi, nonostante tutto e qualcuno, pervade la nostra comunità. E nel mio popolo metto tutti: famiglie, sacerdoti, suore, diversamente abili, anziani, imprenditori, commercianti, agricoltori. La nostra gente. La gente vera.

 

Auguri ai miei amici. Al mio affetto più caro, alla mia famiglia, ai miei amici veri, alla mia compagnia straordinaria di Uboldo al Centro, ai miei assessori e consiglieri. Auguri a quelle persone che conoscono il vero Lorenzo e lo sopportano con ironia, pazienza…e qualche sana incazzatura…perchè se non ci si incazza mai vuol dire che un rapporto non è vero del tutto e fino in fondo.

 

Auguri ai dipendenti comunali e a chi in questa comunità si impegna a fare politica, in maggioranza, in minoranza o in opposizione. Nel bene comune c’è il concetto più estremo di universalità che vuole il bene di tutti e per tutti. Con questo pensiero voglio credere che tutte le parti in causa tendano sempre a quello. Perchè il potere passa, ma se la nostra opera è un bene per tutti rimane e rimarrà sempre. 

 

Auguri a chi si impegna nel sociale e a quelli che ancora credono e vivono il volontariato. La ricchezza di grazia nel nostro paese si sperimenta nella pluralità e nella diversità delle nostre associazioni: pochi paesi sono così ricchi. Anche questo “gratuitamente” abbiamo ricevuto e ne siamo fieri. Ne siamo fieri perchè questo ci dice di una bontà d’animo di fondo di questa gente che sono gli uboldesi, gente dal carattere non certo facile ma sempre pronto a tendere una mano. Con la speranza e l’incoraggiamento perchè in questo vortice virtuoso possano sempre esserci ed esistere persone che accettano di mettersi in gioco.

 

A tal proposito: chiudiamo l’anno che ha celebrato il 35esimo del Basket e del Volley…apriamo l’anno che vedrà il 25esimo della Pro Juventute e XXV edizione del Palio. Il sentimento di gioia e di festa non deve mai essere dimenticato, perchè una società che non sa celebrarsi e festeggiarsi è una società che presto perde i sentimenti, si chiude in se stessa, annichilisce. 

 

Auguri agli ammalati che passeranno il loro Natale nel letto della loro sofferenza. Sappiano di essere sempre ricordati nel nostro cuore. Come anche chi si prende cura di loro e che anche la notte e il giorno di Natale non abbandonerà quel letto, quella mano, quel dolore.

 

Auguri a chi quest’anno non avrà per la prima volta una carezza calda e intensa quale è quella di un papà o di una mamma. Ma questo 2011 che mi ha fatto crescere anche come uomo mi fa mandare un augurio speciale e un abbraccio forte anche a quei genitori che avranno un regalo in meno da far scartare sotto l’albero. Davanti al Bambino di Betlemme mettiamo anche queste sofferenze inspiegabili confidando nella sua mano forte e salda che ci tenga sempre e non ci abbandoni mai indicandoci sempre il disegno buono sopra di noi.

 

Auguri a tutti, cari amici, auguri al popolo uboldese. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: non dimentichiamolo mai guardando il Verbo che si fa carne. Da Lui e solo da Lui possiamo ricevere. E quindi solo per Lui possiamo e dobbiamo dare. 

E un bacio lassù. A proposito…Daje, Cì.

 

Lorenzo

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Inaugurato lo Svincolo Origgio - Uboldo

Da oggi pomeriggio Uboldo è formalmente entrato a far parte della grande rete autostradale italiana. Alla presenza dell’Ing. Tozzi di Autostrade per l’Italia, dell’Arch. Coletta di ANAS e dell’Assessore Regionale Raffaele Cattaneo è stato inaugurato lo svincolo di Origgio-Uboldo che da lunedì notte entrerà definitivamente in funzione. Sono contento per diversi aspetti.

 

Innanzitutto perchè questa inaugurazione chiude un’annata straordinaria su cui torneremo nei prossimi giorni, a dimostrazione che questa Amministrazione non solo “fa” ma porta risultati concreti alla nostra comunità. Il nuovo svincolo offre l’opportunità a Uboldo di uscire da quella strana anomalia che molti uboldesi mi facevano presente e a cui, da anni, non riuscivamo a far fronte. Da noi passa la ferrovia e l’autostrada e non avevamo nè una stazione nè uno svincolo: da oggi, il 50% di questa problematica non esiste più.

 

Inoltre per le nostre imprese, in previsione del futuro PGT con l’espansione della zona industriale necessaria poichè sono finiti i terreni utili all’industria (con il rischio che molte imprese se ne vadano…portando via con esse anche la possibilità di lavoro), essere servite con uno svincolo autostradale che arriva direttamente in zona industriale non sarà cosa da poco. Anche per tutti i cittadini la presenza di quest’opera sarà sempre più importante e darà sempre maggior possibilità di mobilità e di spostamento con più velocità e con minori perdite di tempo.

 

Purtroppo questa Amministrazione non ha potuto intervenire sul progetto, ma il rapporto di fiducia, stima e collaborazione createsi nel tempo tra noi e gli attori implicati in questo progetto ha portato questa Amministrazione a ottenere tre importanti risultati: il nome dello svincolo, il peduncolo che collegherà la zona industriale allo svincolo e, giusto oggi è stata ufficializzata, la conclusione e collegamento della pista ciclabile che ad oggi si ferma al confine di Origgio e che si collegherà con la nostra all’interno del nostro paese, obiettivo raggiunto per l’interessamento diretto dell’Assessore Cattaneo alla questione.

 

Ed è proprio a Raffaele Cattaneo che oggi va il mio primo pensiero di ringraziamento per l’impegno che ha assunto nei confronti del nostro paese: impegno ricambiato con stima, affetto e consenso dimostrato da questa comunità. Insieme a lui da oggi ci prepariamo ad accogliere la nuova sfida che vedrà impegnato il nostro territorio da qui al 2014: la Varesina Bis.

 

Oltre che all’assessore, il mio pensiero di gratitudine va all’Ing. Tozzi, all’Arch. Coletta rispettivamente di Autostrade per l’Italia e ANAS che hanno reso possibile l’accoglimento delle nostre istanze. Con loro vanno ringraziati tutti gli uomini che si sono impiegati fisicamente nei cantieri, che ci hanno messo la loro opera a servizio di tutti. In particolar modo il rapporto di amicizia personale che si è creata tra noi e l’Ing. Paolo Simonetta di SPEA e l’Ing. Massimo Viani di Autostrade ha fatto in modo che tanti piccoli problemi si siano potuti risolvere.

 

Infine, oltre che ai miei assessori, consiglieri e amici di Uboldo al Centro che con voi cittadini mi hanno sostenuto nella realizzazione di quest’opera, voglio spendere un pensiero anche per due amici “sul territorio” che non possiamo dimenticare: Luca Panzeri, sindaco di Origgio, e il caro Pierluigi Gilli, sindaco emerito di Saronno, entrambi sempre aperti al confronto con Uboldo nonostante la pessima e sciagurata figura rimediata nei primi 5 anni di trattative. Si diceva oggi che per arrivare a partire nella realizzazione dello svincolo ci hanno messo 5 anni e a farlo uno e mezzo. Sembra un’assurdità, ma nel mio piccolo pensavo: qua da noi è andata spesso così, 35 anni per promettere una palestra, 578 giorni per farla.

 

Chiudiamo con questa inaugurazione un 2011 davvero strepitoso, nell’auspicio e nella speranza che il 2012 sia ancora migliore!

 

Lorenzo 

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Vendesi Bufale - Atto quarto (luminarie, alberi, presepi)

Col freddo, i neuroni nella testa di qualcuno essendo pochi si raffreddano e sarà perchè non si usano i cappelli o quelli che si usano non coprono le orecchie, va così che coi primi geli tornano, sempre puntuali, i nostri mozzarellari della notizia! Ancora una volta (dopo le parti 1, 2 e 3), non si smentiscono nel prendere un’altra pesante “cappellata”. Trattasi di luminarie natalizie per le quali questa Amministrazione è stata tacciata di essere disastrosa e quant’altro di molto denigratorio ma…ma…ma…le luminarie NON le mette (e NON le paga!) l’Amministrazione!

 A dire la verità ogni anno l’Amministrazione Comunale si fa sì carico di una “decorazione” natalizia e questa è da sempre l’albero che sta sul Piazzale della Chiesa (e che infatti nell’articolo scritto dal solito mitomane farneticante è definito “splendido”…e per questo lo ringrazio!) che quest’anno è stato gentilmente offerto in collaborazione di uno sponsor, mentre per le luminarie ci hanno sempre pensato i Commercianti con un piccolo contributo dell’Amministrazione che, se non erro, quest’anno il nostro Assessorato per i vari tagli della Finanziaria non ha potuto erogare (ma chiederò e mi informerò con più precisione…)

 

Personalmente non trovo nulla di brutto nelle luminarie uboldesi e quindi faccio i miei complimenti ai nostri Commercianti per questa bella iniziativa che offre sempre un po’ di colore in più alle nostre strade nel periodo di Natale. Soprattutto voglio fare i complimenti (e colgo l’occasione per farli col cuore) ai Commercianti e a tutte le Imprese Uboldesi che ogni anno, anche ora con la crisi, non fanno mai mancare il loro importante sostegno economico al tanto volontariato che c’è nel nostro paese. Segno di una solidarietà e di un cuore d’oro. Grazie! E dico grazie come Sindaco, come cittadino, come membro attivo di diverse associazioni della nostra Comunità: GRAZIE!!!! 

 

Come voglio fare i complimenti ai Commercianti e alla Pro Loco così come a tutte le Associazioni che hanno partecipato ai mercatini di domenica scorsa. Personalmente il momento più emozionante per me è stato il tramonto quando le luci delle luminarie in centro iniziavano a offrire luce e il rosso del sole colorava il cielo sempre più blu. E’ stata una bellissima giornata: grazie, cari amici!

 

E infine, un ultimo pensiero al nostro farneticante amico: questa Amministrazione è la prima, a dire la verità, che in Comune da due anni mette il Presepe (come potete vedere cliccando qui) che è, e rimane, sia per la storia che per la fede il vero (e unico!) simbolo del Natale. Perchè Natale è una festa cristiana e, guarda caso, non si festeggiano nè le luminarie, nè gli alberi nè altro ma l’Avvenimento che si incarna e cambia la nostra storia. Per giunta…in una mangiatoia…tra pastori e pecore…

 

Certo che chi riempie l’ampolla del Po o si rifà ad antichi riti pagani e profani capisco che non capisca, ma questa come direbbe Emilio Fede più che una bufala è stata proprio una grandissima…(cliccate pure!)

 

Buon Natale a noi e buon riempimento dell’ampolla a voi…occhio a non prendere Trote…

 

Lorenzo

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La nostra firma sul paese

Scorrono lenti i giorni ma tra poco saremo esattamente a metà mandato. Giorno più, giorno meno, sarà intorno all’Immacolata che questa Amministrazione scollinerà la metà dei suoi giorni in carica. Mi sto accorgendo che pian piano, nonostante le tante fatiche del quotidiano e la crisi economica che sembra accompagnare il nostro mandato, si inizia a scorgere la nostra firma su questo paese.

 

Innanzitutto al mio gruppo di Uboldo al Centro lo devo dire prima o poi che, caspita, quante cose abbiamo fatto in questi anni! A partire dai due parcheggi fatti in fretta e furia nel 2007 (futura Piazza Beato Giovanni Paolo II e Via XX Settembre) passando per il PL14 (18 famiglie giovani in edilizia convenzionata), guardando la nuova palestra o il Parco del Lazzaretto “Luca Ciccioni” appena inaugurato. Per non parlare dei più di 200 alberi piantati all’interno del Centro Sportivo, un’illuminazione completamente nuova sulla Piazza della Chiesa, l’organizzazione delle nostre “Settimane” che ormai i cittadini chiedono quando organizziamo di nuovo, oppure pensando al PAES, al Patto dei Sindaci.

 

Certo forse qualche facile profeta che ci aveva definito “cementificatori” (e che ancora lo sostiene in Consiglio Comunale) si dovrà rimangiare tutto pensando che dal giorno della nostra elezioni non un solo metro quadrato è stato consumato di suolo!

E’ anche per questo motivo che vi rinnovo l’invito all’incontro di venerdì sera alle 21.00 in Aula Polifunzionale quando insieme alla mia Amministrazione presenteremo ai cittadini quanto abbiamo fatto in questo 2011 senza dimenticare l’anno e mezzo precedente. E questo non sarà un momento autocelebrativo o di trionfo, ma sarà nulla di più di ciò che mi hanno sempre insegnato quelli che mi hanno cresciuto: arrivare a rendere conto.

 

Certo, arrivare a rendere conto di quanto si fa, di quanto si sta facendo, di dove vogliamo arrivare. Senza nascondere le difficoltà, i rallentamenti, le magagne, quello che semplicemente pensavamo fosse più facile ed invece diventa sempre più difficile o quello che non pensavamo di trovare. Non siamo supereroi o gli Harry Potter del varesotto, siamo persone che continuano ostinatamente a cercare di dimostrare ai propri cittadini quanto promisi a nome di tutti nel primo discorso di insediamento: “Costruiamo questo paese cercando di dimostrare che per una volta, al centro delle istituzioni, ci sono persone che vivono la politica come vivono la famiglia, il desiderio, la vita sociale e la fede.”

 

Sì, si inizia a intravedere la nostra firma su questo paese, su questa comunità, per questi uomini e donne che pervicacemente mi ostino a pensare ci sono stati affidati e ai quali noi, ed io per primo, dobbiamo e vogliamo rendere conto nella convinzione che questi uomini passeranno ma il nostro paese resterà nelle mani dei nostri figli a cui vogliamo consegnare un’eredità più leggera di quella che abbiamo ereditato. Detto, davvero, senza polemiche ma semplicemente analizzando la realtà.

 

Due ultimi pensieri. Mi piacerebbe essere ricordato insieme ai miei compagni di avventura semplicemente come gente che ha servito il suo paese e che non ha puntato solo alle successive elezioni, ma alle successive generazioni. Facendo anche scelte difficili o impopolari, ma per il futuro, non per un tornaconto immediato.

 

E l’ultimo pensiero lo mando a una persona davvero speciale a cui mi piace pensare di continuare a far dire: “Però! Il Guzzetti si dà da fare…”

Lorenzo

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L'Italia e gli Italiani

L’ultimo monito del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha toccato un tema delicato quanto spinoso: l’italianità di chi nasce qui e l’italianità degli immigrati da altri paesi. Questo tema è stato trattato anche qualche giorno fa durante l’interessante serata organizzata dal Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Uboldo alla quale sono stato invitato a partecipare in veste di relatore sui temi di lavoro, crisi e, appunto, immigrazione.

 

Le parole del Presidente sono quindi l’ennesimo invito alla riflessione su questa tematica sulla quale mi permetto di argomentare qualche pensiero.

 

Partiamo con il dire che non ho nulla contro gli immigrati. Non sarò io il profeta dei “cannoni contro i barconi”. In un mondo globalizzato che unisce New York a Calcutta in un solo battito di clic sembra abbastanza ingenua o immatura la posizione di chi si vuol fare “padrone a casa propria” (salvo poi mantenere ben calde le sedie nella “Roma Ladrona”…). Mi sembrava una premessa necessaria.

 

Tuttavia mi sembra anche utile riflettere su come e in che modalità si assegnino le cittadinanze. Nulla togliendo al nostro Presidente mi sembra che l’abbia fatta un po’ troppo semplice, quasi meccanica per quello che si è potuto capire. A me piacerebbe invece andare più al nocciolo del problema, cioè la sfida culturale. Sposterei il baricentro della discussione dal “dare la cittadinanza” al fare in modo che la “cittadinanza” sia la fine di un percorso educativo che passi dalla conoscenza della lingua (almeno quello!) ma anche dalla conoscenza della cultura, della tradizione, della storia, e di un minimo di leggi.

 

Me ne rendo conto dalla “trincea” del Comune: se già sono i nostri cittadini ad avere problemi nell’affrontare la “macchina” burocratica voi immaginate quando questa si confronta con i cittadini stranieri che magari conoscono poco la nostra lingua e che non hanno alcuna idea di come approcciarsi al nostro sistema di leggi. Per non parlare delle situazioni che nascono nel grande calderone dei “servizi sociali”. Fuori dal buonismo e dall’opportunismo politico quello che si chiede è se davvero i cittadini con i quali noi condividiamo ogni giorno le scuole, i luoghi di lavoro e i luoghi pubblici, le attività del tempo libero siano o si sentano davvero italiani. Non può essere una formula matematica. E’ questo il motivo che mi spinge a sostenere l’esigenza e l’opportunità di riportare l’educazione civica nelle scuole come vera e propria materia di studio. Ripartire dall’educazione, dal conoscere la propria cultura per poter affrontare il confronto con chi viene da paesi stranieri. Perchè è dalle scuole, è proprio da lì che passano i cittadini del futuro. Italiani o stranieri, nativi o immigrati.

 

Per “fare”un cittadino non serve solo un foglio di carta o un timbro. Altrimenti rimarremo sempre al livello di chi sostiene un’immigrazione a parole senza i fatti, di chi apre le porte a qualsiasi cultura perchè fa tanto “cool” essere multietnici di questi periodi. E’ forse ora di cambiare rotta e fare in modo che sì, la nostra società sia più aperta ma che prima di conoscere altre culture conosca bene se stessa.

Lorenzo

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Castigo e Sollievo

Sono questi i due termini che mi sento di usare dopo la lettura del discorso programmatico del nuovo premier, Mario Monti. Da una parte mi sento in castigo come uomo che tenta di fare politica: il governo tecnico è una rinuncia, formale e sostanziale, della politica intesa come bene comune. In sintesi: ci vuole un amministratore delegato e non un capo del governo per prendere i provvedimenti giusti. Questa è la dura ma palese realtà. Realtà dovuta a una concreta esasperazione del clima politico negli ultimi tempi che ha portato anche i politici nell’impossibilità di agire e prendere delle decisioni concrete per il bene del Paese. L’importanza data al “non perdere il potere” è più alta dell’interesse generale “per il bene del Paese”. E questa colpa non è addossabile solo ai politici, ma anche ai cittadini. Lo vedo anche io nel mio piccolo: la pressione della stampa, i social network che impazziscono di profeti improvvisati che non capiscono nulla di amministrazione (categorie: mamme isteriche, papà apprensivi, filosofi del nulla e via discorrendo…), l’eterna lotta manichea (e inesistente) paventata dalla solita parte politica tra “poteri forti” e “poteri deboli”. Viviamo in una società non più disposta all’ascolto ma che sente e basta. Nel piccolo poi è più facile resistere alle pressioni e andare avanti per la propria strada ottenendo risultati (cfr. Palestra), ma comunque è difficile.

 

Mi fa piacere che Monti, nel suo discorso programmatico al Senato, abbia parlato di “difetto di governance” da parte dell’Unione Europea che è quanto anche io ho sostenuto recentemente in dibattiti pubblici e articoli: non può esistere un Super Stato quale è l’Unione Europea con una governance monetaria e non politica. Altrimenti prima o poi l’economia si sostituisce alla politica, gli interessi economici alle elezioni e gli azionisti agli eletti. Questo mi fa dire che il mio rettore, oggi ministro, mi ha insegnato bene le cose.

 

Ho anche però un sollievo. Innanzitutto per il tono di voce di Monti: mi sono visto tutto il discorso e non ha urlato, non ha raccontato un’Italia che non esiste, non ha promesso effetti speciali o magie, non ha venduto per l’ennesima volta la mortadella o il tappeto dentro a una televendita. Con franchezza e fermezza ha parlato di “sacrifici” ma, soprattutto, ha parlato di “riconciliazione tra politica, istituzione e cittadini”. E questo serve. Eccome se serve. Ho apprezzato che non si parli più di escort, veline, case a Montecarlo, garanzie ai super-ricchi, diritti sindacali, milioni di posti di lavoro. Si è parlato di “aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture” (che qualcuno a Uboldo, dove è già stato fatto per la palestra, ha bollato come ”non fare politica”…che povertà!), si è parlato di “disciplina veramente universale” nei nuovi rapporti di lavoro (e non il casino che c’è adesso!) e festeggia penso il mio amico Agostino per le parole “ridurre gli oneri ed il rischio associato alle procedure amministrative”.

 

Fine del cinema dei federalismi sulla carta che poi non esistono nella realtà, dei celodurismi, dei diti medi, delle pernacchie, dei “patti della crostata”. Ma fine anche di “Repubblica” che adesso non so come farà a campare, del refrain bersaniano “questo Governo deve andare a casa” detto con la solita aria da sfigato, della “sobrietà” intesa come sciatteria.

 

Per concludere vi lascio una frase che mi ha molto colpito per la sua semplicità ma anche per la bellezza: “L’Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti; deve essere lei orgogliosa dei suoi talenti e non trasformarsi in un’entità di cui i suoi talenti non sempre sono orgogliosi.”

 

Che questo periodo sia l’occasione per fare piazza pulita dei “politicanti” dando spazio ai talenti della politica che governino l’Italia del futuro.

 

Quegli stessi talenti che, fino a pochi giorni fa, magari non erano proprio orgogliosi di rappresentare quell’Italia e che oggi fanno un piccolo sospiro di sollievo. 

 

Viva l’Italia!

Lorenzo

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4 novembre 1918: una data da ricordare, tante persone da onorare

E’ il 4 novembre, e nell’anno in cui celebriamo il nostro compleanno numero 150 è quanto mai doveroso fare un pensierino. Un pensierino veloce ma necessario, perchè la nostra “società del post-it” non divori anche questo momento con l’ennesimo post di Facebook per poi accantonare ogni tipo di interesse.

 

Oggi celebriamo una data importante per l’Italia, un momento di grande solidarietà e unità nazionale, ma anche diamo lustro alle nostre Forze Armate che, tutti i giorni, impegnano la loro vita per garantirci pace, sicurezza e tranquillità. Dietro a queste divise ci sono uomini e donne che si impegnano e che lavorano duramente e ai quali, mi sento di dire, dobbiamo il massimo rispetto. Rispetto andato a fuoco non più tardi di un mese fa, per esempio, durante la manifestazione degli “indignati”. E pensare che siamo un Paese che si dice civile…

 

Ho promesso un pensierino quindi non mi dilungo: vorrei però invitare i tanti genitori che leggono questo blog a portare i loro figli domenica mattina alla cerimonia (anche se è prevista pioggia) che si terrà per il ricordo di tutti i caduti, per la fine della prima guerra mondiale, “l’inutile strage”, come fu definita dal Santo Padre di allora Benedetto XV e per festeggiare le nostre Forze Armate. La cerimonia inizierà alle 9 con la Santa Messa e poi ci sarà la processione al monumento dei caduti e al cimitero.

 

Che Dio possa sempre benedire l’Italia e la nostra comunità.

Lorenzo

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Inaugurazione Parco del Lazzaretto "Luca Ciccioni"

Cari amici, ci siamo! Domenica pomeriggio alle 15 inaugureremo l’area del Lazzaretto completamente rinnovata che assumerà la denominazione Parco del Lazzaretto “Luca Ciccioni”.

 

Sono felice.

 

Sono felice perchè credo che questa sia la dimostrazione pratica e concreta della sussidiarietà: è dal basso, dal popolo, dalla gente, da splendidi gruppi come le nostre Contrade (Lazzarett, Bell, San Cosma, Taron), dagli sponsor che ci hanno creduto, da tutte queste persone che potremo vedere recuperata un’area così bella come quella del Lazzaretto. Sono felice perchè questo è solo un piccolo esempio dell’unico modo che anche la nostra Italia ha di fronte per uscire dal pantano della crisi. Non un isolamento ma una sinergia di forze che fa insieme un qualcosa di bello. In parole povere: la sussidiarietà. Se vogliamo iniziare a vivere in un posto bello siamo noi i primi che devono interessarsi della nostra via, del nostro quartiere, del nostro paese. Siamo noi, siete voi, uomini e donne, che rendete bello il vostro paese: non la politica, non lo Stato. Voi. Noi.

 

Qualcuno erroneamente potrebbe pensare che l’Amministrazione e il Sindaco si facciano belli per quanto viene realizzato lì. No, è sbagliato, l’Amministrazione e il Sindaco sono felicissimi che Uboldo dia lezione di sussidiarietà! Il Comune ha messo l’area ma tutto il resto è stato fatto dal cuore, dalle mani e dalla passione delle persone. E questo vale più di tutto! Sta cambiando la cultura nella nostra comunità e di questo non possiamo che essere felici.

 

Ci sarà poi tempo per parlare domenica. Tuttavia, come vedete, non ho parlato di politica. Perchè siamo sempre guidati dall’idea che gli uomini passano e anche io vivo nella consapevolezza che passerò come Sindaco ma queste cose rimarranno e queste opere saranno lì per il bene di tutti. La politica non è una cosa fuori dal mondo, ma è il nostro vivere quotidiano. Ve l’avevo promesso nel mio discorso di insediamento: “Ci guida l’idea che gli uomini passano ma il nostro paese resta, per noi ma soprattutto per i nostri figli che un domani erediteranno dalle nostre mani quanto noi sapremo costruire oggi. Costruiamolo cercando di dimostrare che per una volta, al centro delle istituzioni, ci sono persone che vivono la politica come vivono la famiglia, il desiderio, la vita sociale e la fede”.

 

E nel vivere in questo modo la politica c’è anche il fatto che la Contrada Lazzarett, nella persona del suo capitano Mauro Ceccaroni, abbia avuto la delicatezza di voler intitolare quest’area al “nostro” Ciccio e che la nostra Amministrazione abbia accolto con entusiasmo questa idea. Idea che mi mette in questo momento nella condizione di provare diverse emozioni che in parte mi bloccano ancora ma che spero di riuscire a incanalare con senso logico almeno domenica. Ma anche questo è un cambio di cultura: attraverso tutto questo lavoro viene canalizzato del bene che abbatte il tabù del disinteresse generale o del “girare la faccia altrove” e che invece ci fa parlare di leucemia infantile, della magnifica opera del Comitato Maria Letizia Verga e di come sostenere questo comitato per fare in modo che sempre più bambini guariscano dalla leucemia.

 

Sarà umano, ma è così.

 

Viva le Contrade!

 

Viva Uboldo!

 

Viva Ciccio!

 

Lorenzo

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La Palestra è vostra!

Oggi è un giorno di festa per Uboldo. Dopo tanti anni di promesse, progetti e idee tagliamo il nastro alla nuova palestra comunale che andrà a servire preminentemente la nostra scuola e le nostre associazioni. Saluto e ringrazio il mio collega sindaco di Lurago d’Erba, Prof. Carlo Cova, che ci onora della sua presenza, come anche gli Assessori, i Consiglieri Comunali di maggioranza e minoranza e tutti i dipendenti comunali qui presenti. Un deferente saluto lo rivolgo anche alla Dirigente Scolastica, Dottoressa Clara Mondin, al Consiglio d’Istituto, al Parroco, al Coordinatore della Protezione Civile, ai Presidenti e Rappresentanti delle Associazioni, ai Capitani delle Contrade e a tutte le autorità presenti.

 

Lo spirito con il quale ci apprestiamo a tagliare il nastro di quest’opera tra qualche minuto può essere riassunto dalle parole che mi tornavano spesso alla mente in questi ultimi giorni di preparativi e che sono del grande maestro Julio Velasco che ha reso grande l’Italia nella pallavolo. Lui per spiegare che tipo di approccio mentale voleva dai suoi giocatori ripeteva spesso: “lo schiacciatore non parla dell’alzata, la risolve”.

 

Ecco, oggi non parleremo “di un’alzata” lunga parecchi anni, non parleremo di una comunità che per anni ha dovuto arrangiarsi con soluzioni non all’altezza, non parleremo delle cattiverie, delle malignità, delle polemiche gratuite e inutili alle quali abbiamo dovuto assistere in questi due anni. Oggi ci piace parlare di come abbiamo risolto questa alzata che nel tempo sembrava diventare una palla difficile e impossibile con cui fare punto. A “risolvere questa alzata” non ci ha pensato un solo uomo, ma le tante persone che in questi mesi hanno sostenuto, incoraggiato e realizzato quest’opera.

 

“Fare” una palestra come questa non è la vittoria di una persona contro tutti, ma è il concorso importante di una squadra vincente che fa della sua opera un bene per tutti.

 

Non posso allora che condividere questo momento con i miei assessori, i miei consiglieri e la mia squadra di Uboldo al Centro. Tutto il lavoro di coordinamento dell’Ufficio Tecnico Lavori Pubblici svolto dall’Assessore Chieregato, il costante monitoraggio e rapporto con la scuola tenuto dall’Assessore Mazzuccato insieme a quell’immenso cuore dell’Assessore Galli, l’Ercole per noi, che tutte le mattine prima di iniziare il suo lavoro veniva a vedere come proseguivano i lavori.

 

Ma questa condivisione non posso che estenderla ai dirigenti del nostro Comune, in particolar modo al Segretario Comunale, Dott. Francesco Paolo Alamia, al Responsabile del Settore Urbanistica, l’Arch. Claudio Zerbi e al Responsabile del Settore Lavori Pubblici, il Geom. Dario Iraga come anche a tutti i dipendenti comunali tra cui in particolar modo voglio nominare qui il Geom. Roberto Parotti che è davvero un infaticabile collaboratore sempre pronto a offrire il suo generoso contributo a servizio del nostro paese.

 

E’ giusto ricordare in questa sede che all’interno di un lungo Consiglio Comunale che sembra ormai così lontano nel tempo, dopo un ampio confronto dialettico, solo un movimento politico, UDC-Uboldo Protagonista rappresentato dal Consigliere Proverbio in Consiglio Comunale, votò a favore del provvedimento che questa Amministrazione e il gruppo politico Uboldo al Centro avevano proposto per dare avvio a quest’opera.

 

Oltre a queste persone c’è poi chi ha “risolto” questa alzata lunga qualche lustro mettendoci le mani, il cuore, la passione. Come potrei dimenticare quella stretta di mano tra me e il Geom. Antonio Bonzanni che valeva più di mille parole e mille delibere. Come non posso che ringraziare il Direttore Lavori, il Geom. Ulderico Renoldi, la progettista, Arch. Elena Tonsi insieme a tutto lo staff tecnico, il Signor Salvatore Scarpino, capocantiere con il quale spesso ci siamo incontrati e nel quale ho riconosciuto proprio la voglia non solo di “fare” ma di “fare bene”. L’orgoglio di tagliare il nastro a questa palestra è anche l’orgoglio dell’uboldesità di quest’opera: tante mani uboldesi, tante professionalità uboldesi hanno contribuito a creare quello che avete davanti. Mani che hanno disegnato, mani che hanno costruito, mani che hanno collaborato. Come la preziosa collaborazione trovata nella Famiglia Zucchiatti, che oso ormai considerare uboldese a tutti gli effetti, che ha offerto l’arredo della palestra, segno questo di un affetto importante di chi attraverso il proprio lavoro ha fatto conoscere il nostro paese in tutto il mondo e che riconosce in Uboldo un luogo giusto dove impegnarsi. Anche questi sono segnali che dicono esistere la possibilità di lavorare insieme e di fare cose belle per la nostra Uboldo.

 

Infine ci sono anche tanti altri volti che in questo momento vedo qui e che vorrei ringraziare perché anche loro hanno contribuito a risolvere questa “alzata” e sono la mia compagna, la mia famiglia, i miei amici e i tanti cittadini che non hanno mai fatto mancare la loro fiducia a questo progetto e che hanno sempre spronato questa Amministrazione a proseguire nel suo lavoro. Non faccio nomi, sappiano però che a loro indirizzo il mio grande grazie che viene dal cuore.

 

584 giorni. Questi sono i tempi che questa Amministrazione ha impiegato per dare a Uboldo quest’opera. 584 giorni di cui 206 necessari per l’iter burocratico e 378 di cantiere vero e proprio. Un’opera fatta secondo il metodo sussidiario dove il privato concorre insieme all’Ente Pubblico all’edificazione del bene comune. Questa è la politica che serve alla nostra comunità. Una politica che non si ferma alle polemiche e alle malignità ma una politica che si basa sul desiderio che è la scintilla con cui si accende il motore dell’uomo che noi osiamo chiamare cuore.

 

Lo stesso cuore che ci fa concludere questo discorso pensando che per singolare disegno di quella che il Manzoni, a cui è dedicata guarda caso questa scuola, chiamava Provvidenza oggi è la festa degli Angeli Custodi. A un “angelo custode” di questo paese abbiamo deciso di intitolare questa palestra: Giulio Galli, un uomo che ha fatto tanto bene per la nostra Comunità. Io non ho avuto la fortuna di conoscerlo per ragioni anagrafiche ma quello che più mi ha colpito è l’impronta di bene che a distanza di trentun anni dalla sua morte ancora i tanti miei concittadini ricordano. Per questa ragione dedichiamo a lui questa nuova palestra certi che quel suo “bene” continui dal cielo e da là possa assistere tutti coloro che utilizzeranno questa nuova opera.

 

Cari uboldesi, oggi è un giorno di festa! Che questa inaugurazione serva a tutti noi per ripensare e ritrovare il nostro senso di comunità. Questa giornata ci spinge ancora di più a ritornare all’ideale più grande che ci fa pensare che gli uomini passano ma il nostro paese resta. Resta per noi ma soprattutto per i nostri figli e per le generazioni future a cui consegniamo questa nuova opera.

 

Come vedete, forse anche deludendo i più accaniti cultori della polemica, non abbiamo parlato dell’alzata. L’abbiamo semplicemente risolta. Con orgoglio, tenacia, caparbietà e un po’ di audacia, perché siamo convinti che per realizzare i desideri grandi serva anche quella. Per questo siamo stati chiamati a servire questo paese, con questo spirito continueremo ad impegnarci per i nostri concittadini e la nostra comunità. E’ la promessa che mi sento di fare oggi, è il miglior modo per dire che sì, ce l’abbiamo fatta!

 

Cari uboldesi, perdonatemi ora un po’ di orgoglio ma non vedevo l’ora di dirvelo: la palestra è qui. E da oggi è tutta vostra.

 

Evviva Uboldo, e che Dio benedica sempre la nostra comunità!

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Tieni il tempo (378 + 206 = 584)

Ieri pomeriggio, 22 settembre 2011, l’Amministrazione Comunale ha preso possesso della nuova Palestra inserita all’interno del Parco Comunale. Con la firma dei verbali a tutti gli effetti il Comune di Uboldo ha una nuova palestra che ora verrà arredata, pulita e sarà pronta per l’inaugurazione fissata per domenica 2 ottobre alle ore 16.00.

 

584 giorni: questi sono i giorni impiegati dal primo atto formale dell’avvio del Piano Integrato di Intervento sull’area ex-Barzago (era la sera del 15 febbraio 2010) alla consegna della palestra. Se contiamo i giorni di cantiere il numero si riduce ulteriormente: il cantiere è stato consegnato alla società il 9 settembre 2010 e quindi i giorni si riducono a 378 con i 206 precedenti necessari per l’iter burocratico. Escludendo l’inverno rigido e i due mesi di agosto per “fare” la palestra c’è voluto meno di un anno. Non c’è che dire una grande soddisfazione: questa è la vera politica che risponde ai bisogni dei cittadini, questo è oggi l’unico modo per far sì che il nostro paese possa continuare a garantire i servizi ai cittadini e possa continuare ad avere opere pubbliche necessarie a tutti. 584 giorni sono un’inezia se pensiamo ai 35 anni di attesa per quest’opera…

 

Una vera grande opera sussidiaria dove il privato e il pubblico concorrono insieme al bene comune. Questa è la palestra comunale che verrà intitolata a Giulio Galli, fondatore del basket uboldese e uomo di cui ancora oggi a distanza di anni la fama di ciò che ha fatto per la sua comunità risplende nelle parole di chi l’ha conosciuto. Il sottoscritto non ha purtroppo avuto questo piacere per ragioni anagrafiche, ma sono felice per la scelta che tanti concittadini mi hanno suggerito: anche questa è “politica a chilometro zero”.

 

L’altro elemento di soddisfazione è “l’uboldesità” di questa palestra: oltre che l’Amministrazione Comunale condivido volentieri il merito con i tanti uboldesi che hanno concorso nella progettazione o nell’esecuzione alla costruzione di questa nuova opera. A tutte queste persone il mio grazie di cuore a nome di tutta la comunità che rappresento, con poi l’approfondimento di questa tematica il giorno dell’inaugurazione.

 

Non mi resta che invitarvi tutti il 2 ottobre per il taglio del nastro!

Evviva!

Lorenzo

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"Il meglio deve ancora venire"

In questa lunga, lunghissima notte mi sono riletto tutti i post di questo lungo anno e mezzo dell’avventura del nostro Ciccio che ieri sera è volato in cielo tra gli angioletti. Sembra ieri, eppure di emozioni forti, dolorose, radicali ed estreme ne abbiamo vissute e convissute tantissime. Ora, davanti a quegli occhioni chiusi, che sembra quasi dormire sereno il nostro Ciccio, viene da non credere pensare che sia tutto finito.

La tentazione distruttiva sarebbe in questi momenti quella di cancellare tutto, chiudere la pagina Forza Ciccio dove ancora adesso, ironia della sorte, vi è proprio all’inizio un sorriso, battere i pugni nel sentire questo freddo pavimento della realtà che ci vede a terra, inermi davanti a un doloro troppo grande. Eppure, la serenità e quel sorriso, ci dicono altro.

Ci dicono che innanzitutto per chi crede, come io credo davvero, ieri sera Cristo, l’Uomo che ha sconfitto la morte, abbia spalancato le porte dell’eternità davanti a Ciccio. Per lui è iniziata una vita nuova, una vita in cui la malattia non c’è più e anzi, ora è nell’eterna festa dei santi.

Ci dicono che il tanto bene generato in questo anno e mezzo è come il seme buono da cui può germogliare una pianta forte, viva, grintosa come era Ciccio. Questa catena di solidarietà che è partita da un sms e che pian piano si è allargata a macchia d’olio da Uboldo a Saronno, a Monza, a Tavullia, a Bruxelles ci dicono che in qualche modo un disegno buono c’è. Dobbiamo essere sicuri che c’è. Quello che è stato fatto non può finire qui: lo dobbiamo a Ciccio.

Questo dramma, questa nostalgia che sentiamo non finisce solo nelle lacrime. Non finisce tutto qui. Non può finire tutto qui. E lo si capisce negli occhi di mamma e nella forza incredibile di papao, capace di trascinarci tutti, in questi 17 mesi, in questa avventura.

Lo si capisce da Viero e Gigi, grandi e immensi nel loro accompagnare con ironia, sobrietà e attenzione il loro Luca…a proposito, mica vorrete far finire qui le cene!

Lo si capisce in Marco e tutta la “banda” del San Gerardo, uomini e donne eccezionali che da martedì riprenderanno il loro lavoro con una fiamma dentro ancora più viva, ancora più forte, nel tentativo di salvare altri bimbi come Ciccio.

Lo si capisce negli occhi di tutte quelle persone che oggi sfilano davanti a un grande bambino, innamorato di Uboldo, del Palio, del Lazzarett, della Pro Juve e degli uboldesi. E, guarda caso, ci ha lasciato nella sera del sabato che anticipa la Pasqua domenicale…e il giorno della Festa del Paese.

Per tutte queste ragioni io credo che non sia finito tutto qui. La certezza che Cristo ha spalancato le porte dell’eternità davanti a Luca è ciò che ci fa rialzare la testa da questo maledetto pavimento. Piegati, piagati, addolorati, lividi ma non spezzati.

Per queste ragioni Forza Ciccio non chiude: ora dovremo riempirlo di tante cose belle che saremo capaci di fare per rendere questa esperienza un’opera. E sono sicuro che Papao saprà ricominciare a trascinarci con il suo “free style”…

Questa certezza ci fa dire, ancora una volta, quello che ci siamo detti tante volte in questo anno: “il meglio deve ancora venire”. Non possiamo fare altro: tradiremmo tutto quanto Ciccio ci ha insegnato, tradiremmo la sua bontà, il suo altruismo, il suo essere così tanto speciale!

Ad Dio, piccolo grande Ciccio. E daje, sempre!

Lorenzo

P.S. Andre, ce l’ho fatta!

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Un'Italia a due velocità

 Discutevo nei giorni scorsi con un imprenditore non uboldese della differenza tra il mondo del lavoro privato e quello pubblico. Lui si lamentava (come tutti gli imprenditori o gli operatori nel settore privato) della lentezza elefantiaca delle pubbliche amministrazioni. Io, dopo un abbozzato tentativo di difesa d’ufficio, non ho che potuto dargli ragione. Per spiegarvi la differenza utilizzerò una metafora: un mondo viaggia a 30 km/h su una strada un po’ dissestata e piena di curve. L’altro mondo viaggia su autostrade diritte a 130 km/h con qualche rallentamento ogni tanto (dovuto all’economia mondiale, alla borsa e ad altre cose…) ma che tendenzialmente viaggia veloce.

Le procedure, gli infiniti tempi morti chiamati “d’ufficio” (come si fa nel 2011 ad attendere 60 o 90 giorni delle osservazioni a dei progetti??? Ma non basterebbe mandare una mail????), i mille gangli della PA che vanno a incastrarsi in un sistema che genera come risultato oggi che quasi nessuna Istituzione (fatte salve le entità più grandi e più attrezzate) riesce a dare o garantire tempi certi a chi ha bisogno invece di averne. Spesso, confrontandomi anche con i miei collaboratori, mi rendo conto di quanta distanza ci sia tra chi sta “dentro” al palazzo e chi sta “fuori”. E questo sistema si autoalimenta, mettendo ostacoli su ostacoli a cose davvero semplici.

Nel mondo di Facebook, delle mail, del tempo reale, la Pubblica Amministrazione italiana perpetua il suo essere dentro a regole sempre nuove che complicano invece che semplificare, a dispetto del fantomatico Ministero della Semplificazione che in tre anni, possiamo dirlo, al di là di grandi proclami ha generato pochi risultati. Come, d’altronde, Mister Brunetta al quale augurai di vincere a Venezia per rendersi contro dentro che “gabbia” noi Comuni siamo costretti a confrontarci ogni giorno.

E’ per questo motivo che in questi giorni che sento tanto parlare di contestazione alla Manovra (che è contestabile e davvero devastante nei confronti dei Comuni) mi viene da sorridere su una cosa: che tutti parlano, ma nessuno affronta seriamente il problema. E sapete perchè nessuno lo affronta? Perchè han tutti paura di perdere voti, di non avere più consenso, di non trovare più il riconoscimento di una parte dell’elettorato. Così si perpetua questo sistema. Io non scenderò in piazza contro la Manovra; scenderò in piazza quando ci saranno proposte vere, concrete e realizzabili per dire a Tremonti che questa Manovra è sbagliata e autocastrante e che ci sono altre vie per raggiungere lo stesso risultato. Cioè il pareggio di bilancio.

Perchè nessuno parla del contratto dei lavoratori della PA? Prendono stipendi bassi, è vero, ma è anche vero che è praticamente impossibile lasciare a casa qualcuno. Non esiste un sistema premiante o incentivante nei confronti di chi “si fa il mazzo” come non esiste il modo di risolvere i problemi legati all’inefficienza, alla poca produttività. E questo squalifica, e di molto, il lavoro all’interno della PA. Certo, solo questa riforma basterebbe a cambiare tante cose. Ma servirebbe coraggio. Servirebbe non aver paura. Come, d’altronde, servirebbe qualche politico in più in giro. Ma qualche politico vero…

Lorenzo

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Buone Vacanze!

Scrivo queste righe nelle ore che separano la gran parte delle persone dalle meritate ferie agostane. Per qualcuno (come il sottoscritto) ci sarà ancora qualche giorno di lavoro davanti e poi un po’ di riposo. Chiudo questo secondo anno sociale di attività amministrativa con tanta tanta soddisfazione. Innanzitutto per questo blog che è arrivato a 235.000 visite dopo che lo avevamo lasciato un anno fa a 110.000. Una tendenza sempre in crescita: se l’anno scorso vi segnalavo le 66.000 visite in 12 mesi dal luglio 2009 oggi vi segnalo che abbiamo più che raddoppiato: 125.000 visite in un anno. Un risultato che mi fa pensare anche quanto siano importanti questi strumenti che ci consentono, quotidianamente, di tenerci in contatto e di dialogare day-by-day.

E’ stato un anno intenso: come al solito nella preparazione di questo articolo mi sono goduto la rilettura dei mesi passati. A settembre vi parlai delle difficoltà comunali, difficoltà risalenti addirittura a 22 anni fa e di un meraviglioso viaggio a Tertenia che è stato il prologo di una collaborazione che ci auguriamo riparta con il prossimo settembre grazie anche all’insediamento della nuova giunta comunale. A ottobre, tra le tante cose fatte, c’era la Sagra della Patata e la Festa della Birra, due splendidi eventi che ritorneranno anche nel prossimo autunno oltre a una bellissima serata in compagnia di Vittorio Emanuele Parsi e il lancio di quella piccola perla che è stata la Settimana della Disabilità realizzata poi a novembre mese nel quale la nostra Polizia Locale ha ricevuto il premio all’eccellenza per le indagini che hanno condotto (e stanno producendo ora) a dei procedimenti penali a carico di alcuni ragazzi. Alla faccia di chi dice che Uboldo non è un paese sicuro. Parlammo anche degli sprechi del passato, con un conteggio di quanto è costato il minigolf al nostro Comune e alle nostre tasche in questi anni. A dicembre, mese in cui si è tutti più buoni, abbiamo avuto la celebrazione ufficiale del 60esimo del nostro Comune in una splendida serata che ha visto la partecipazione di (quasi) tutti gli ex sindaci uboldesi. Nota ironica e simpatica: la neve! Per chi non si ricorda, può tornare a rileggersi l’articolo

Con gennaio e l’anno nuovo abbiamo dedicato due nuove vie a persone importanti nella memoria uboldese, il Dottor Comi e Monsignor Coppi, abbiamo celebrato degnamente la Giornata della Memoria e abbiamo lanciato la “Settimana della Famiglia” che ha aperto febbraio. Nello stesso mese hanno preso il via i lavori di sistemazione dell’area Lazzarett. Di marzo due momenti molto importanti voglio segnalare: il saluto a un grande amico, Luciano Testi, e la festa nazionale in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia che è stata bellissima per come l’abbiamo vissuta e che ci ha reso un po’ più orgogliosi di essere italiani. Aprile è stato il mese della Settimana dell’Ambiente, con altri 110 alberi piantati dopo i 100 dell’anno scorso, e abbiamo anche esaltato la figura di un grande santo come Giovanni Paolo II a cui, presto, dedicheremo una piazza. A maggio ci siamo dedicati alla salute, con le “Settimane della Salute” che hanno riscosso un notevole successo, abbiamo incontrato l’amico Raffaele Cattaneo, abbiamo festeggiato i 35 anni di basket e pallavolo e molto altro. Arriviamo al passato prossimo con giugno e luglio che lascio alla vostra lettura: Palio, SOS, Sport Marathon, Festa dello Sport e su tutto la grande vittoria del nostro Fabrizio Vendramin a “Italia’s got talent”. Uboldo è una comunità viva!  

219 articoli in un anno che, tolte le feste natalizie, il Palio e i sabati e le domeniche, significa praticamente un dialogo quotidiano con voi da questa piattaforma. Come avete visto il lavoro è stato tantissimo e tanto ne faremo ancora. A settembre inizieremo alla grande, con la grazia di un nuovo inizio e pieni di voglia di fare. Il Comune non va mai in ferie ma anche il Sindaco e i suoi collaboratori un po’ di meritato riposo è giusto che lo prendano. Mi piace sempre ricordare a tutti che io sono semplicemente il rappresentante più avanzato di una magnifica squadra che è Uboldo al Centro: un gruppo di amici, di persone che si vogliono bene e si stimano e che condividono la passione per la politica intesa come bene comune. Politica intesa come scintilla che accende quel motore, che chiamiamo cuore, propulsore di mille attività e iniziative nonostante le difficoltà, le parole, le cattiverie.

Quello che ci aspetta sarà un altro anno intenso, faticoso ma sicuramente bello. Anche quest’anno, come dicevo l’anno scorso, mi sembra volato! Eppure di cose ne abbiamo fatte, di momenti insieme ne abbiamo passati, di cose belle davanti agli occhi ne portiamo via tante. Questo articolo è anche da provocazione, come fosse un “cosa vi siete persi” per coloro che stanno sempre fuori, che stanno al margine, che hanno sempre da ridire invece di partecipare e giocare attivamente e con passione le nuove sfide. “Libertà è partecipazione” diceva il grande Giorgio Gaber.

Se penso alle tante cose che faremo nel prossimo anno sociale e che abbiamo in agenda mi verrebbe voglia di dirvele tutte ma…ma no, aspettiamo settembre!

Ringrazio tutta la mia Uboldo e i miei uboldesi per il bene che sempre mi dimostrate. Uniti e con l’aiuto di Dio proseguiamo e andiamo avanti.

Buone vacanze a tutti. Vi abbraccio di cuore. E sono strafelice di poter dire anche quest’anno, a chiusura di questo articolo: “a Cì, daje!!!!”

Lorenzo

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This is it!

 Michael Jackson avrebbe detto così, che tradotto in italiano suona più o meno come “questo è tutto”. L’ho pensato tante volte in questi giorni quando, complici feste e bel tempo, i cittadini mi hanno fermato dicendomi: “bella la palestra”, “ma ha anche i pannelli”, “ma sembrava bruttina all’inizio invece adesso da fuori sta uscendo carina”, oppure con un misto di incredulità ”ma è già quasi finita?????” oppure quelli che mi fermano dicendomi “l’area Lazzaretto sta uscendo proprio bene” oppure quelli che durante le manifestazioni al Centro Sportivo mi dicevano “alla fine siete riusciti a non far entrare lo svincolo nel centro sportivo e salvare il boschetto e il percorso vita”.

La cosa curiosa è che quelli che mi hanno detto così corrispondevano esattamente agli stessi volti che qualche mese fa con fare un po’ provocatorio chiedevano “e la palestra dov’è?” (quando stavamo facendo i carteggi) oppure “è proprio brutta vista così” (a una settimana dall’inizio dei lavori!) oppure “ma siete impazziti a fare quello che state facendo nell’area Lazzaretto?” (al secondo giorno di lavori della Pro Civ con il disastro degli alberi secchi e marci a terra!), oppure “lo svincolo se arriverà taglierà in due il Centro Sportivo” (quando io che conoscevo il progetto e cercavo di spiegare che il lavoro intenso con ASPI e SPEA per l’ottimizzazione dell’opera, laddove si poteva ancora intervenire, avrebbe prodotto risultati).

A tutte queste persone il mio amico Teo mi ha detto: “digli come avrebbe detto il grande Michael Jackson: this is it!”. Ho scoperto che funziona. Stiamo lavorando tanto anche se i risultati faticano ad arrivare complice la crisi economica. Ma stiamo lavorando. Eccome. L’impegno che stiamo profondendo per rendere  più bello il nostro paese è fattivo e concreto. Abbiamo dovuto sviluppare tante cose attraverso la creatività, l’impegno e un pizzico di fantasia. Perchè quando i soldi non ci sono bisogna avere il coraggio di osare.

Tra pochi mesi arriverà Pedemontana e inizieranno i lavori del Palazzo Crivelli. Anche qui sto sentendo un sacco di parole, di opinioni, di previsioni. Quasi mai nessuna azzeccata. L’alleanza strategica tra “macchina del fango”, “mozzarellai della notizia” e “carta straccia” sta facendo anche in questo caso il suo degno lavoro. Senza mai prenderne una giusta. A questo punto ho capito che è inutile faticare nel tentare di dire la propria: basterà attendere il risultato e alla fine dire: “this is it”!

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Che Vento!

Era il 14 febbraio 2011 quando pubblicai un articolo che parlava di una “Pazza Domenica”. La domenica del milione di donne in piazza, delle “giovani profetesse anni 70 del “diritto di darla” che sono diventate ora le decrepite sacerdotesse del “dovere di tenerla”.”  La domenica del “se non ora quando”, il giorno della rivolta contro la strumentalizzazione della donna, il momento della predica e dell’omelia per tutte coloro che sono contro l’immagine della donna “tette e culo”, la ribalta per i vari Gad Lerner, Santoro, Travaglio e per le Bindi, Finocchiaro. Erano lì in piazza a manifestare e a consacrare il modello della fantozziana Pina messo contro il bunga bunga e la donna-oggetto. Il trionfo della moralizzazione “un tanto al chilo” e dei sacerdoti della sinistra sempre pronti a bacchettare le manine…agli altri. Oggi cosa mi succede? Apro il Corriere e, voilà, ecco il manifesto della Festa dell’Unità 2011: due belle gambe femminili che cercano di frenare un vento impetuoso che alza una minigonna. D’altronde il vento sta cambiando…

Ma dove sono finiti ora i moralizzatori? E la Repubblica non fa dei titoloni su questo scandalo? E Santa Concita de Gregorio non ci deve fare il predicozzo? Vuoi mica dire che quando “il vento sta cambiando” si dimenticano di quello che hanno detto fino a cinque minuti fa?

Questione annosa quella della coerenza. Sono tutti pronti a guardare e criticare quello che fanno gli altri, mai a osservare se stessi. Che povertà. Non che io abbia qualcosa contro questo tipo di pubblicità (anzi!), ma un minimo di amor proprio imporrebbe ben altro stile per una campagna pubblicitaria. Il tanto amato (da quelli di sinistra) politically correct che trasforma il Natale in un albero (per non scontentare nessuno) o la Pasqua in un pulcino (perchè vien fuori dall’uovo!) dove finisce quando si tratta di metterlo in pratica?

A una cosa è servita questa vicenda: a darci la risposta alla fatidica domanda “Se non ora quando?”. Mai. Non cambieranno mai.

Infine ci è chiarito anche il perchè del popolo viola: è viola sì, di vergogna!

Lorenzo

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Un orgoglio tutto uboldese: Grazie, Fabri!

Questa sera è stata una sera in cui è stato proprio un orgoglio essere sindaco di questo paese: una marea di gente ha colorato le strade, un popolo che si è radunato ancora una volta per il nostro Palio e poi…tutti (e dico davvero, tutti!) a chiedere, informarsi per il “nostro” Fabrizio. Si è esibito proprio mentre aprivamo ufficialmente l’edizione numero ventiquattro del Palio. E poi via con il fiume di messaggi per sostenerlo, votarlo. E alla fine, l’urlo incredibile che si scatena alla proclamazione del vincitore: è lui, è Fabrizio Vendramin.

Che bello! Sono orgoglioso. Orgoglioso perchè Fabrizio se lo meritava. Ci siamo visti all’inizio di questa settimana nel suo laboratorio e con la sua solità timidezza e umiltà mi ha detto delle cose bellissime: Fabri, hai visto che te li meriti tutti questi riconoscimenti e queste parole.

Siamo felici, il tuo talento è stato riconosciuto e siamo tutti davvero contenti. Te lo meriti per la passione con cui fai il tuo lavoro ma soprattutto per l’umiltà e la disponibilità che sempre dimostri verso tutti. L’affetto vero e sincero di tutte le persone che questa sera erano al Palio testimonia non solo una presenza, ma una personalità capace di generare qualcosa di bellissimo come la stima e l’amicizia. Vedere così tanta gente commossa per te è un’emozione che ha riempito il cuore.

Eri già una star dopo la semifinale eppure con grande cuore ti sei messo a servizio della tua contrada, tirando fuori (come sempre) un capolavoro. Raccontavo a un amico stasera del lavoro di abbellimento fatto per il Comune ma soprattutto ricordo quel grandissimo regalo che hai fatto la sera del 24 giugno 2009 con quel quadro, “La Danza del Palio”: un segno forse di due strade che dovevano unirsi. Fabrizio, scrivevo il 5 maggio su questo blog, è una brava persona: l’affetto della sua comunità questa sera lo ha dimostrato!

Sono proprio contento, vieppiù perchè nella “parabola dei talenti” io ci credo proprio. E Fabrizio, il suo talento, lo vede riconosciuto. Grazie Fabri, ci hai resi orgogliosi una volta di più di essere uboldesi. E adesso goditela, perchè te la sei meritata tutta.

Grazie a nome di tutta la comunità che si stringe attorno a te con un forte, fortissimo abbraccio.

Lorenzo

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Evviva, torna il Palio!

Cari amici, il blog sospende la sua attività per una settimana: evviva, torna il Palio! La ventiquattresima edizione, che precede quella giubilare del 2012, inizierà sabato sera 11 giugno per poi proseguire in un’intensa settimana di giochi, spettacoli, folclore, cucina e molto altro. Il tutto, come sempre, organizzato da quello straordinario gruppo che si chiama CPU e dalle quattro contrade: Bell, San Cosma, Lazzarett, Taron.

Il Palio è opera. Opera viva, opera che non tramonta. Perchè in esso c’è tutto: amore per la propria comunità, allegria, colore, festa, incontro. Dentro a un incontro di popolo, un popolo unito da dei valori chiari e definiti, noi riscopriamo la bellezza di far parte della nostra Uboldo. Quando arrivano queste sere ripenso a tante cose: alla fatica nel rimetterlo in piedi in quel lontano ormai 2004, la prima sera del 2005 con quell’invasione di popolo che fu anche per noi sorprendente tanto da dover chiamare forze dell’ordine in più per chiudere tutte le strade, ai tanti amici che in questi anni faticano per mettere insieme questa perla preziosa. E ovviamente sì, penso anche a chi ha voluto questo straordinario momento di gioco, tradizione, fede e che ebbe la felice intuizione di valorizzare tutte queste cose in una vera spinta all’accoglienza, all’apertura, al diventare casa dove tutti si sentano accolti.

Il Palio è movimento. Movimento di popolo, di persone, di culture che si mescolano e giocano insieme, festeggiano insieme, soffrono insieme, ridono e scherzano insieme. Quante amicizie sono nate grazie al Palio, quante famiglie si ritrovano periodicamente anche dopo il Palio, quante mani e quanti cuori si muovono e battono per un anno in attesa del Palio. E il movimento quando c’è non lo puoi fermare, non lo puoi arginare. Il Palio è movimento perchè porta la gente in piazza, perchè fa vivere la nostra comunità, perchè in tutto questo esiste un minimo comune denominatore che è la nostra fede, i nostri valori, la nostra tradizione. Nove mesi di lavoro, tutti in una settimana.

Viva il Palio, il Palio è vita!

Viva Uboldo, il CPU, le Contrade e gli uboldesi! Evviva, nonostante tutto e qualcuno, è tornato il Palio!

La diciamo come Vasco: “Eh già, io sono ancora qua!”

Lorenzo

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"Today is a good day"

Con queste parole il presidente Barack Obama ha dato l’annuncio atteso per quasi 10 anni: Osama Bin Laden è morto. La festa scatenatasi a margine di questo annuncio da parte del Presidente è segno di un magone in gola che durava da quasi dieci anni, dall’orrenda mattinata di sangue, vetro e cherosene dell’11 Settembre 2001. La felicità e la festa non è certo per la morte di Osama Bin Laden quanto per le migliaia di persone trucidamente assassinate quella mattina a New York che possono ora, davvero, riposare in pace. Giustizia è fatta.

I conti con il terrorismo islamico, tuttavia, non sono sicuramente fatti. Anzi, forse da domani mattina il livello di attenzione si dovrà alzare ancora di più. Il “pacifista” Barack Obama, grazie all’opera del predecessore “guerrafondaio”, si ritrova in mano il biglietto da visita che lo riporterà dritto alla Casa Bianca nel 2012: questo “good day” è stato un buon giorno anche per lui, strozzato (come tutti i governanti del pianeta) dalla crisi economica. Ora il mondo è sicuramente più sicuro, ma non per questo dobbiamo illuderci che la guerra al terrorismo di matrice islamica sia terminata. C’è ancora molto da fare e il rischio vendetta, da parte dei più accesi sostenitori di Bin Laden, è una possibilità non così remota.

Durante questa giornata ho pensato spesso che questa è la vittoria di tante persone. Non tanto di Bush o Obama. Certo ci sono anche loro, come c’è la NATO, l’ONU, le democrazie occidentali e il loro modello. Ma la simbolica vittoria di oggi è quella di quei volti che oggi stavano a Ground Zero con in mano la foto di un loro caro ucciso l’11 settembre. E’ la vittoria di soldati, per noi senza nome, partiti per quelle zone di guerra con un obiettivo: cercare di garantire la pace per tutti. E’ la vittoria delle loro famiglie, delle mamme che hanno visto tornare loro figlio in una bara, è il momento del sollievo per le famiglie di Madrid, di Londra, di Sharm e di tutti i luoghi dove Al Qaeda ha colpito in maniera feroce ed efferata. E’ la vittoria dei missionari cristiani che stanno nelle terre dove il fanatismo islamico ancora oggi colpisce e che, ne siamo certi, da domani subiranno gli attacchi e le violenze più dure che non verranno mai scritte sui giornali. Il caso di Don Andrea Santoro, sacerdote italiano in Turchia, non dobbiamo cancellarlo mai dalla mente. E’ la vittoria di Oriana Fallaci, Magdi Cristiano Allam e persone come loro che hanno sacrificato la loro vita con coraggio, dandoci i riferimenti giusti per poter proseguire, con caparbietà, la lotta contro il terrorismo.

Nonostante “la rabbia e l’orgoglio” per tante morti e tante bandiere a mezz’asta che ci lasciamo alle spalle.

Today is a good day.

Lorenzo

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E' Santo!

Ricordo con un pizzico di nostalgia quella sera del 2 aprile 2005 quando, immediatamente fuori da Chiesa dopo la veglia di preghiera, ci venne comunicato che Giovanni Paolo II era tornato alla casa del Padre. E’ ancora vivo in me il ricordo dei tanti giovani che arrivarono per una preghiera, un ricordo, un momento di silenzio. Come è impossibile dimenticare quella Piazza San Pietro gremita di gente e l’alba di martedì 5 aprile vista con davanti il Cupolone in attesa di entrare a salutare per l’ultima volta il Papa. Giorni indimenticabili, giorni belli. E tra poche ore ormai, quel Papa che tanto abbiamo amato sarà elevato agli onori degli altari, beatificato dal suo grande successore Benedetto XVI.  

Scorrono nella mia mente le immagini del viaggio in Polonia nel 2001 con i ragazzi dell’Oratorio: la semplicità e l’umiltà di quella gente intrisa però da una grande fede e un grande amore e affetto nei confronti del loro fratello Karol, partito da Cracovia l’indomani della prematura scomparsa di Albino Luciani e tornato con la talare bianca. Quante emozioni, quanti ricordi.

Ma nulla servirebbero se non comprendessimo appieno che la beatificazione di Giovanni Paolo II non è solo il riconoscimento di quel “Santo Subito” richiesto a gran voce dai 2 milioni di fedeli accorsi per i funerali. Elevare agli altari Giovanni Paolo II significa in qualche modo rilanciare una speranza dell’uomo, un grido che non si estingue nonostante siano passati ormai 33 anni da quel “Aprite, spalancate le porte a Cristo” dell’ottobre 1978. Viene elevato agli onori degli altari un uomo che ha attraversato un epoca, che ha solcato, con forza e vigore prima e sopportando la croce della malattia poi, due secoli e due millenni. La sua beatificazione è sicuramente una sfida all’uomo che ancora oggi è chiamato a interrogarsi su tanti quesiti che quotidianamente la nostra società ci pone. Giovanni Paolo II è stato testimone concreto di una vita spesa senza condizionamenti: un uomo che ci ha insegnato come essere cristiani nel terzo millennio.

Davanti al rischio che l’uomo perdesse se stesso a causa dei propri progetti e delle proprie ideologie, Giovanni Paolo II ha continuato a indicare nell’incontro con Cristo l’unica vera risposta per l’uomo. Nulla hanno potuto le ideologie, i sistemi politici, gli attentati, la malattia: la croce di Cristo, manifestata in modo così palese in questo Santo Padre, è diventato “segno di contraddizione per molti” e “sale della terra”.

Al nuovo beato Giovanni Paolo II affidiamo quindi la nostra comunità che tanti polacchi ha accolto in passato e accoglie ancora oggi, e che mai dimentica quel “paese lontano” martoriato a più riprese nel XX secolo dalla guerra e dalla dittatura e che ha regalato poi Giovanni Paolo II a tutto il mondo. A lui ci sentiamo di affidare in particolar modo in questo momento tutti coloro che stanno portando la croce della malattia, in particolar modo i bambini e i giovani, che Giovanni Paolo II ha sempre amato tanto.

Evviva, è Santo!

Lorenzo

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Per fortuna non facciamo niente

Con la bella stagione tornano i “lavori in corso” anche nel nostro paese.

Abbiamo davanti a noi il cantiere dello Svincolo e della Terza Corsia che procedono senza sosta come anche la nostra nuova Palestra sta ormai vedendo la sua definizione. E’ una soddisfazione non da poco. Vorrei concentrare la vostra attenzione anche sul fatto che sono partiti i lavori di sistemazione della banchina sulla Via IV Novembre (finalmente!) con il contributo della Provincia di Varese mentre sta procedendo in maniera alquanto spedita la sistemazione dell’area annessa alla Cappella del Lazzaretto che, sotto il coordinamento della Protezione Civile e con il grande aiuto della Contrada Lazzarett, per l’estate ci offrirà un nuovo luogo bello dove sostare per un po’ di riposo immersi nel verde.

Proprio oggi sono stati piantati 105 dei 110 alberi che comporranno la piantumazione dedicata quest’anno ai “Nuovi Nati” e che vedrà il suo culmine sabato 2 aprile con la “Festa dei Nuovi Nati”. Alle famiglie, oltre che attenderle per questo momento di festa che vuole accogliere i nostri nuovi cittadini uboldesi nell’anno 2010 sarà anche un momento per consegnare il voucher da 150 euro che potranno spendere presso la nostra Farmacia Comunale. Senza mai dimenticare che tutto questo può accadere grazie alla preziosa collaborazione di Sicad, Lu-Ve e Faeber che sono inseriti nel progetto “Comunità Sostenibile” da un anno.

Inoltre, da pochi giorni il Palazzo Crivelli è nostro a tutti gli effetti e ora attendiamo una riunione abbastanza importante che avremo tra pochi giorni per definire gli interventi e la futura destinazione di questo patrimonio storico della nostra comunità. Oltre a tutta l’attività di manutenzione che non si fermerà: ci sono i box nuovi al Centro Sportivo, ci saranno dei loculi nuovi al cimitero, ci sarà da sistemare tutto il discorso caldaie presso le due scuole non appena sarà terminata la scuola.

Insomma, ci aspettano dei mesi di lavori febbrili per i quali dovremo portare un po’ di pazienza.

Avanti così! Alla faccia di chi dice “non fanno niente”!

Lorenzo

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Nata per Unire - Il discorso del Sindaco

Cari concittadini, siamo riuniti in questa giornata per la celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, in via straordinaria quest’anno celebrato su volontà del Presidente della Repubblica e del Parlamento con un giorno di festa nazionale.

Intendo innanzitutto ringraziare tutti coloro che si sono adoperati alla realizzazione di questa festa nel nostro paese, a partire dai miei assessori fino alle associazioni che hanno collaborato fin da subito alla realizzazione fattiva e concreta di questa cerimonia. Le associazioni si dimostrano ancora patrimonio unico e inestimabile per tutta Uboldo, grazie alla loro generosità e al loro grandissimo spirito di servizio. Vorrei soffermarmi su tre aspetti per una riflessione comune.

Innanzitutto la bandiera. Nella giornata di mercoledì abbiamo regalato a tutti i bambini delle scuole un tricolore insieme all’Assessore alla Cultura e Vice Sindaco, Marco Mazzuccato, ai nostri straordinari alpini che storicamente hanno contribuito alla realizzazione dell’unità d’Italia. La nostra bandiera è ciò che ci rappresenta ed è ciò che di più bello ci unisce. Dentro a quei tre colori ritroviamo tutta la nostra Italia: il verde delle nostro immense pianure e del nostro patrimonio ambientale che tutto il mondo ci invidia. Il bianco che richiama la purezza delle nostre montagne, delle nostre splendide Alpi e dei nostri Appenini che come una spina dorsale solcano tutto il nostro Belpaese. Il rosso che ci fa pensare al sangue dei tanti martiri morti per la nostra patria. In 150 anni tante persone hanno sacrificato la loro vita per la nostra bandiera e per l’Italia. Ancora oggi, purtroppo, siamo spesso chiamati a mettere le nostre bandiere a mezz’asta in segno di lutto. Sia questa festa motivo per ritrovarci tutti uniti insieme nel tricolore.

Un secondo aspetto che mi interessa approfondire è l’essere qui, questa mattina, presso la Casa Comunale. Il Municipio è la casa di tutti i cittadini e dentro a queste mura tutti devono sentirsi accolti. La nostra Amministrazione , in questo primo anno e mezzo, ha voluto abbellire la Casa Comunale proprio perché essa è patrimonio di tutti i cittadini uboldesi. Non troverò mai le parole giuste per ringraziare Fabrizio Vendramin, artista uboldese, per questo lavoro che oggi possiamo rimirare in tutto il suo splendore. Dentro a questa Casa Comunale, da oggi e per sempre, potremo rivedere la nostra storia con le foto d’epoca di Uboldo dove potremo insegnare anche ai nostri bambini che persone come il Cavalier Tito Zaffaroni e Don Livio Tamborini hanno fatto la storia della nostra comunità. E’ anche questo segno e simbolo dell’unità d’Italia e di un paese e una comunità che con gli anni è cresciuta e si è cementificata sotto la guida di persone che non hanno mai rinunciato alla propria identità e alle proprie radici.

L’Uboldo che vediamo nelle fotografie siamo noi.

Siamo noi nel nostro Comune con le nostre istituzioni che ci hanno guidato nel corso degli anni.

Siamo noi nella nostra Chiesa con i nostri preti e le nostre radici orgogliosamente cristiane.

Siamo noi nella tradizione dei “patatè” uboldesi e del cotonificio Poss che ricorda la nostra operosità.

Siamo noi nei colori del Palio che ci unisce tutti in una splendida festa annuale che caratterizza la nostra comunità.

Il terzo e ultimo aspetto che voglio approfondire insieme a voi è il motto con il quale il Quirinale ha voluto segnare questa festa: “Nata per unire”. Sì, cari amici, ricordiamoci sempre che l’Italia è nata per unire e non per dividere. Il processo federalista appena iniziato diventi uno strumento che metta in evidenza le virtù e le eccellenze di ogni singolo Comune, Provincia o Regione. Nonostante ci sia chi denigra o si disinteressa dell’Inno di Mameli e del nostro Tricolore noi non rinunciamo a continuare a proporre questi segni dentro i quali tutti ci ritroviamo. La nostra comunità uboldese è fiera di aver accolto negli anni e di accogliere ancora oggi tante persone di regioni e nazionalità diverse perché esse hanno arricchito il patrimonio culturale di tutta la nostra comunità. Questi cittadini si sentano sempre ricordati nel cuore e nella mente delle Istituzioni che li rappresentano.

Mi permetto un ultimo pensiero. L’Italia è una nazione e come tale deve molto agli uomini che hanno fatto questa unità d’Italia. Anche Uboldo è una comunità di persone che, oltre ai segni, deve molto a tanti cuori e a tante mani che hanno contribuito concretamente a “fare” Uboldo. Di queste persone, nessuno me ne voglia, ho citato poc’anzi il primo sindaco e un grande ed indimenticato parroco. Ora non posso dimenticarmi di chi ci ha da pochi giorni lasciato e che ha dato tanto a questo paese. Sto parlando di Luciano Testi, per ventisei anni presidente dell’Asilo Colombo Morandi, co-fondatore del Gruppo Alpini e sempre presente a tutte le cerimonie istituzionali come voce dell’Associazione Combattenti e Reduci. A lui, oggi, va il nostro commosso e grato ricordo insieme a tutte quelle altre persone che hanno servito Uboldo e gli uboldesi e che oggi portiamo nel cuore. E, vi assicuro, sono davvero tante.

Viva il Tricolore.

Viva Uboldo.

Viva l’Italia unita.

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Ciao, Luciano

Scrivo queste righe di saluto al nostro Luciano Testi che ci ha lasciato nella giornata di sabato nel mio ufficio da Sindaco, con davanti la foto del Gruppo Alpini dove Luciano è lì, insieme agli altri, fiero come tutti di avere finalmente una piazza intitolata a questo valoroso gruppo, patrimonio uboldese e degli uboldesi.

Voglio innanzitutto esprimere il sentimento di commossa vicinanza alla moglie, ai figli e a tutta la famiglia di Luciano a nome mio, dell’Amministrazione Comunale e anche a nome di tutta la comunità uboldese che oggi piange la scomparsa di un suo grande figlio. Con Luciano se ne va un altro pezzo di storia della nostra comunità, soprattutto legata al nostro Asilo Colombo-Morandi di cui Luciano è stato con orgoglio presidente dal 1981 al 2007.

Un ricordo che ho e che mi lega in particolare al caro Luciano è quel sabato di ottobre del 2007 quando, il giorno successivo del passaggio di testimone all’attuale presidente dell’Asilo, decisi in qualità di sindaco di far scrivere sul tabellone luminoso del Comune un ringraziamento per quell’impegno profuso in più di un quarto di secolo dentro al nostro Asilo. In quella calda mattina di fine estate che Luciano venne in Comune a ringraziarmi con sincero affetto e fece fare addirittura una foto di quel piccolo, minuscolo gesto che la mia Amministrazione si sentì in dovere di tributare davanti a un impegno invece così grande e monumentale come era stato quello di Luciano per l’Asilo.

Ecco, lo ricordo così, come un vero uboldese, un innamorato della nostra comunità, sempre pronto al sorriso, uomo di straordinaria educazione e generosità. Un altruismo raro da trovare che diventava entusiasmo contagioso e capacità innata di essere un vero e proprio trascinatore: quando c’era da fare qualcosa per l’Asilo lo trovavi sempre in prima linea con le maniche della camicia arrotolate, esempio e sprone per gli altri. Luciano era follemente innamorato del suo Asilo e lo capivi da quegli occhi che brillavano subito appena gliene parlavi.

Nei giorni che ricordiamo l’unità d’Italia e che celebriamo la nostra storia credo che Luciano meriti di diritto un posto speciale dentro ai ricordi belli e cari di tutta la nostra comunità perchè la sua Uboldo lo ricordi per sempre come un figlio di cui andare orgogliosi.

Il suo credo, il suo operare e il suo essere uboldese ritengo lo si possa senza dubbio ritrovare dentro alle ultime righe della lettera che scrisse per la pubblicazione riguardante il Centenario dell’Asilo avvenuta nel 2005 e che riporto:

“Se per cinque lustri ho donato buona parte del mio tempo libero all’Asilo, lo ho fatto per testimoniare concretamente nel vissuto quotidiano la mia fede, convinto della validità della missione della scuola cattolica; lo ho fatto per garantire a tutti i miei concittadini la concreta libertà di sceglierla per i loro figlioli; lo ho fatto per consentire anche ai bambini diversamente abili di poter entrare nella società nel modo meno penalizzante possibile.

Chiedo scusa per gli errori che certamente avrò commesso, e con l’aiuto del buon Dio e la fiducia degli uboldesi, continuerò a profondere ogni sforzo per ciò in cui credo.”

Caro Luciano, il tuo insegnamento non andrà perduto. Ora ti affidiamo a quel buon Dio certi della speranza cristiana.

A nome di tutta Uboldo, semplicemente: Grazie, Luciano.

Lorenzo

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Grande la nostra Prociv!

Vi propongo un breve articolo del nostro Assessore all’Ambiente, Matteo Pizzi, sulla giornata del 6 marzo che ha vissuto insieme ai nostri ragazzi della Protezione Civile. La Prociv è un vero orgoglio per Uboldo e gli uboldesi e auspico un sempre maggior impegno e una più profonda collaborazione della nostra cittadinanza per questa splendida realtà guidata con mano esperta dal Coordinatore, Piero Zucca.

Lorenzo

Domenica 6 marzo una squadra della Protezione Civile di Uboldo ha partecipato con grande impegno ad una giornata coordinata dalla protezione -civile della provincia di Varese per la pulizia degli argini del Bozzente nella zona di Origgio dove si trova la ditta Sanofi-Aventis. L’azione ha visto impegnati oltre 100 volontari della protezione civile di molti comuni. Uboldo continua quindi, attraverso il proprio gruppo di ProCiv la propria collaborazione sovra comunale per la prevenzione idrogeologica delle nostre aree, con uomini e mezzi. Il gruppo infatti ha messo in opera l’escavatore con pala e benna (terna) acquistato dall’Amministrazione Comunale per facilitare il lavoro del nostro Gruppo di Protezione Civile.

Il nostro gruppo continua così, anche fuori dai nostri confini, l’opera che sta già portando avanti nel nostro comune: la prevenzione del rischio idrogeologico, che tanti danni ha provocato nel passato a causa di incuria delle sponde dei nostri corsi d’acqua, Bozzente e Fontanile di S. Giacomo.

Prevenzione che sui corsi d’acqua si esplica con una costante pulizia degli argini dagli alberi pericolanti tenendo pulite sponde e manufatti, oltre ad un costante controllo durante e dopo eventi meteorici eccezionali e non, in modo da assicurare sempre il regolare deflusso dell’acqua.

Questo è il metodo per evitare danni o disastri: meglio spendere delle energie in più in una azione di prevenzione, piuttosto che dover spendere per recuperare dopo un’emergenza.

Quindi un invito alla nostra ProCiv: bravi ragazzi, continuate così!

Matteo Pizzi

Assessore all’Ambiente del Comune di Uboldo

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La Corazzata Potemkin...è affondata

Apprendo dai settimanali locali che qualche problemino attanaglia una parte della minoranza (auto-proclamatasi “opposizione” in maniera più che veemente).

In sintesi, tutti i partiti che nell’aprile 2009 diedero “appoggio incondizionato”, oppure proclamarono il loro “appoggio e pieno sostegno” alla causa dell’ “ottimo investimento” che sarebbe stato riconfermato nelle elezioni del giugno successivo se la sono squagliata da questa coalizione di partiti camuffata da lista civica di estrema sinistra. La Corazzata Potemkin è affondata dopo “dieci anni di esperienza” e nonostante “i più autorevoli pronostici”.

Anche nell’ultimo atto di questa tragicommedia (a proposito, devo dirlo al mio amico Pierluigi…) gli esimi si sono distinti per il loro consueto stile: lettere all’umanità di chiamata alle armi contro il nemico Guzzetti e la sua squadra. Lettere rispedite al mittente ho letto, anche se annoto un certo comune denominatore: il disprezzo e l’acredine per l’avversario politico (che sono sempre io e Uboldo al Centro) che, profetizzo, farà unire ancora tutti in un’allegra brigata intorno al 2014. Segnatevi questa profezia!!!

Trovo comunque difficile chiamare “nuovo che avanza” chi si è staccato da questa lista civica di sinistra; è più una centrifuga in lavatrice o una “rivergination” di litiziettana memoria il processo al quale stiamo assistendo. Molto simile a quello che è già accaduto nell’altra realtà che sta fuori dal Consiglio Comunale dove abbiamo i “firmaioli” che, sbagliando i numeri sia dei proclami che delle elezioni, ora si inventano anche le firme: Zorro, Hitler, Garibaldi, Mazzini e chi più ne ha più ne metta. Dimenticandosi che per le elezioni bisogna andare a votare, non firmare! Ma sono cose già viste anche a Uboldo con le firme contro lo svincolo: gente di paesi molto lontani da Uboldo, minorenni (ah già, minorenni!!!). Nulla di nuovo quindi sotto il sole.

Siamo dunque al capolinea di questa avventura che ha lasciato Uboldo in una situazione disastrosa dal punto di vista economico, urbanistico, amministrativo e a livello di lavori pubblici. Per non parlare del rapporto con i comuni limitrofi. Non rimpiangeremo questo passato prossimo come non rimpiangiamo altro passato. Altro passato anch’esso in pieno processo di “rivergination” (guidati dall’alfiere delle centrifughe uboldesi!) per l’ennesima volta a base di invettive, bufale e non notizie: che povertà intellettuale. Non sappiamo nemmeno quantificare se basterà un solo mandato elettorale a sistemare tutti questi problemi ereditati; ce la stiamo mettendo tutta.

L’essere sempre e comunque contro qualcuno e il voler ergersi in ogni momento a detentori della morale uboldese ha portato la Corazzata Potemkin a sgretolarsi. Siamo certi che continueranno a cercare nuovi nemici e cercare nuovi motivi per essere contro. Oppure potranno pur sempre ripiegare sull’istituzione di un club della terza età sulla matematica, la ragioneria, un corso di Excel e le tabelle della TARSU.

La Corazzata Potemkin è affondata. Il mio consiglio è di chiamare il ragionier Fantozzi per sapere cosa ne pensa. Novanta minuti di applausi sono assicurati.

Lorenzo

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La politica, il cuore, il desiderio

Caro Luca, mi hai chiesto nei giorni scorsi se “stiamo facendo qualcosa” per “dare un segnale”. Me l’hai chiesto con la preoccupazione per i giovani e i ragazzi, per i quali tu lavori, che vedi “sempre più disaffezionati alla politica”.

Hai ragione, i giovani sono sempre meno interessati alla politica e quello che sta accadendo in questi giorni offre a loro anche tanti motivi per esserlo. Io non ho ricette, ma solo qualche idea.

Forse per riavvicinare i giovani alla politica bisognerebbe ripartire da cos’è il “fare politica”. Il dirsi di nuovo le cose spesso aiuta a capire il perchè si fanno certe cose. La politica non è volontariato, non è una forma per trovarsi tra amici (anche perchè non è neanche divertente), non è un motivo associativo. Fare politica significa interessarsi alla realtà cercando di andare a cogliere il senso più profondo delle cose. Fare politica richiede l’esigenza di avere nel proprio intimo il desiderio di cose grandi, belle per se stessi e per gli altri. Come ha detto egregiamente Benigni qualche sera fa: “Svegliatevi per realizzare i vostri sogni. Perchè se non vi svegliate non li realizzerete mai.” Fare politica è il punto più alto di una meravigliosa combinazione tra un grande amore per il reale e un insaziabile desiderio.

Sì, caro Luca, desiderio. E’ questa la parola che manca alla nostra politica italiana da troppo tempo ormai. Oggi quello che ci fanno credere è che il panorama politico si divida in due fazioni: quello delle “gozzoviglie e ubriachezze”, della vita bella e facile, delle scorciatoie. L’altro dell’auto-castrazione del desiderio, della sciatteria fatta a modello di vita, di quella splendida parola che è “sobrietà” utilizzata scioccamente come manganello, della falsa umiltà piena di pregiudizi, del protagonismo paragonato a male assoluto.

No, la politica non è questo. Uno si mette a far politica proprio perchè aspira a un posto più bello dove vivere, un ambiente più sano dove far crescere i figli, un luogo dove tutti stiano meglio, una sanità che funzioni e che consideri persone i malati negli ospedali. In ogni uomo, e in ogni giovane, c’è questa scintilla del desiderio di avere una casa più bella, una poltrona più comoda, un vino più buono, un dolce in più nel frigorifero. Questa scintilla è il cuore, che è ciò che ci fa fare cose grandi e ci fa desiderare cose più belle. Questo oggi manca alla nostra politica: il riuscire a pensare e a parlare di cose grandi. Ripartiamo dal desiderio.

E ripartiamo dal protagonismo. Perchè è bello ed è giusto voler essere protagonisti della propria storia. E smettiamola con la palla del “voler apparire”: è giusto provarci ed è ancora più bello riuscirci. La falsa umiltà intrisa da populismo demagogico lasciamola fuori, per favore. E’ così bello esserci per passione, per volontà, per stare in prima linea. E’ vita, questa! E’ vivere!

E guarda caso, a Sanremo ha vinto un vecchio, grande, Professore non perchè di sinistra o di destra (anche perchè quelli di sinistra immagino siano “sobri” con il televoto…), ma ha vinto perchè ha parlato dell’Italia: “l’operaio che non ha più il suo lavoro”, “chi ha vent’anni e se ne sta a morire/in un deserto come in un porcile”, “tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero”, ”la nostra memoria gettata al vento da questi signori del dolore”. E ha vinto perchè ha parlato del desiderio: “chiamami ancora amore”.

Forza Luca, dobbiamo avere coraggio ”che questa notte dovrà ben finire”.

Lorenzo

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Una repubblica giudiziaria

Arriverà il 7 aprile, alba di un nuovo giorno, di un sole radioso. Tutto sarà più bello e più perfetto. Finalmente tutto sarà morale. Finalmente saremo una Repubblica Giudiziaria. Uno splendido paese dove non dovremo più votare perchè il “metodo Ilda” farà indicare dai giudici chi deve governare il paese. Finalmente, dopo duecento anni, torneremo a sentire il rumore metallico della ghigliottina che cade impietosa sulla testa di coloro che sono ritenuti “immorali” o “indegni”. A morte il re, viva il re!

La nuova Costituzione sarà scritta da Lui, barbapapà Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica che rimarrà unico giornale degno di essere letto nel nostro paese. Perchè dice la verità!

All’inizio il governo provvisorio sarà affidato a un triumvirato composto da Santoro-Saviano-Travaglio così ci diranno chi sono i buoni e chi i cattivi, i degni e gli indegni, i morali e gli immorali. Concita De Gregorio avrà un ruolo di primissimo piano: nessuno la ricorderà più come la direttrice che per rilanciare un giornale sulla via del tramonto si affidò a un bel culo e a una minigonna. A lei verrà affidata una delega alla cultura e all’informazione.

Riguardo ai palinsesti televisivi: primo programma ad essere soppresso sarà Striscia la Notizia. E’ evidente che “la Cocò e la Fefè” incentivino all’immoralità (sigh…). Al suo posto mezz’ora quotidiana con Gad Lerner. Via anche il pre-serale sia sulla Rai che su Mediaset. Al posto di Milionario ed Eredità verrà trasmesso a reti unificate il Tg3 di Bianca Berlinguer. Nel frattempo partirà un’indagine su Ricci e la sua banda. Si sa mai che si trova il modo di sbatterli nell’aula di Annozero un giovedì sera…

Riguardo ai futuri politici, il centrodestra si rassegni perchè non ha speranza. Tremonti ha già una puntata di Report pendente alle spalle, Maroni e i leghisti storici hanno combinato tutti qualche bagatella in passato, Formigoni e i suoi amici della ”lobby di Dio” neanche a parlarne, Fini deve risolvere il suo casin(ò) di Montecarlo altrimenti rischia anche lui di essere immorale, Bocchino per via del cognome farebbe la fine dell’attuale premier, Casini e l’UDC sarebbero sgraditi al triumvirato.

Chi sarà degno di governare questo paese allora? Ce lo diranno loro. Metteremo tutti il nostro casellario giudiziale nelle mani di Ilda e i suoi amici e ci rimetteremo alla clemenza della corte.

Tra le altre leggi che entreranno subito in vigore: intercettazioni continue con lettura e rappresentazione scenica il giovedì sera su Annozero con commento di Saviano e Travaglio. Il segreto istruttorio viene abolito (ma esiste?). La privacy potrà essere ripetutamente violata. Per chi poi verrà considerato dal triumvirato, da Ilda e da Concita particolarmente pericoloso o immorale ci sarà il giudizio immediato. Tutto, ovviamente, in nome della Legge!

Amici, pensate che bello. Un paese perfetto e morale.

Venghino siori, venghino!

Lorenzo

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Pazza Domenica

Che domenica bestiale! Soprattutto per chi, come me, non è un filo-berlusconiano e si gode da spettatore tutto questo casino.

I fatti da isolare sono quattro: le donne, Fini, il tragicomico teatrino messo in scena (anche a Uboldo) dal PD con la raccolta firme e la giornata della solidarietà.

Un milione di donne! Lo dicono loro. Unica nota positiva: ci hanno risparmiato l’ennesima omelia del trio delle meraviglie: Saviano-Santoro-Travaglio. Sarà che la domenica non predicano. Prima fila occupata dalle giovani profetesse anni 70 del “diritto di darla” che sono diventate ora le decrepite sacerdotesse del “dovere di tenerla”. Rimango interdetto dalle giovani che erano lì in piazza perchè, come ho sentito da qualche intervista, “ci sono donne migliori” oppure “le donne meritano di più”. Che noia e che barba, come avrebbe detto quella gran signora di Sandra Mondaini, icona di uno stile femminile che non aveva bisogno di sfilare in piazza. Bastava il cervello. Io, nel dubbio, mi schiero con Platinette!

Apertura del telegiornale delle 12.30: “Congresso FLI. Fini verso l’elezione alla presidenza, ma si autosospenderà subito dopo. Già liti tra Bocchino e Urso per la segreteria.” Quando si dice unità d’intenti e chiarezza d’idee. Un partito di destra che però sta fuori dalla destra, vicino al centro, con ampie convergenze e simpatie con il PD. Un partito che toglie dal simbolo il nome del presidente della Camera ma “lo rimettiamo se andiamo a elezioni”. Un partito che al suo primo congresso non invita gli altri partiti perchè non hanno ancora deciso se questo fantomatico “Terzo Polo” s’ha da fare o no. Un minestrone più che un partito. L’ennesima scatola vuota.

Il PD. Fa quasi tenerezza parlarne. Devono aver scambiato l’Italia per un condominio dove si raccolgono le firme per dire alla Signora Rossi del terzo piano scala B “che i tappeti si battono tra le 10 e le 12.30 e che dalle 14 alle 16 è vietato qualsiasi rumore.” Hanno raccolto le firme! E io che non ci volevo credere!! L’hanno fatto davvero!!! Qualcuno doveva dir loro che in Italia non si fa così ma ci sono le elezioni. E bisognava anche dir loro che un governo si manda a casa se cade, non per le firme che da dieci milioni dichiarate da Bersani un giorno diventano un milione il giorno dopo (forse gli hanno detto che aveva detto una castroneria…). Ma questi strenui paladini della Costituzione, dei PM, della Magistratura e della compagnia cantante queste cose le sanno? Ministra Gelmini, rimetta l’educazione civica fino al liceo, la prego!!!

Infine la “Giornata della Solidarietà”. Dopo aver sentito discorsi deliranti, è giusto rinfrescare la memoria: l’Italia E’ uno Stato di diritto e quindi le regole ci sono e vanno rispettate. Criticare o demonizzare delle leggi che regolano il normale vivere comune è molto preoccupante. Inoltre si squalifica così il lavoro di tante persone che lavorano e rischiano la vita ogni giorno sulla strada per garantire la nostra sicurezza. In Italia il problema non è il diverso (o l’altro, come più prosaicamente definito) ma una cultura della solidarietà e dell’integrazione dove “l’altro” deve stare a delle regole e deve cercare di integrarsi nella mia società con le mie regole. Altrimenti è solidarietà pelosa e ”un tanto al chilo” che non serve a niente. Come molte altre cose, del resto. E i risultati si vedono.

Mi sa che la cosa più intelligente sentita oggi è di mio nipote, un anno, che mi guarda con la sua faccia rotonda e mi fa un trillo: “Trrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr”.

Lui sì che ha capito tutto dalla vita. Ci provo anche io: trrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!

Lorenzo

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Ambiente e Sussidiarietà

Giusto nella giornata di ieri è avvenuto l’intervento nei pressi della cappella del Lazzaretto di rimozione di alcune piante. Vista una telefonata di un amico ricevuta in serata per sapere il motivo e vista anche la curiosità che questo intervento sicuramente farà scaturire (possibilmente senza volantini…), ho pensato di chiedere al mio Assessore all’Ambiente, Matteo Pizzi, di illustrare questo intervento.

Tengo a far presente solo che questo intervento si aggiunge al fatto di essere stati i primi ad intervenire per dare un’illuminazione costante a tutta la zona, nell’ambito di una sistemazione complessiva della pubblica illuminazione che ha dato dopo quasi dieci anni la luce agli abitanti di Via Giani Natale (PL11) e al rifacimento della pubblica illuminazione in Piazza Conciliazione (cioè dove c’è la Chiesa).

Di seguito il contributo. A voi la lettura.

Lorenzo

AMBIENTE E SUSSIDIARIETA’ – di Matteo Pizzi, Assessore all’Ambiente del Comune di Uboldo

Come alcuni di voi avranno avuto la possibilità di notare, in questi giorni sono partiti presso l’area della cappella del Lazzaretto alcuni lavori molto importanti: la nostra Pro Civ sta effettuando delle operazioni di pulizia delle sponde e dell’alveo del Fontanile di S. Giacomo (la cosiddetta roggia) nonché una sistemazione di tutta l’area adiacente al Lazzaretto.

Questo intervento si è reso necessario, dopo aver effettuato un sopralluogo tecnico, per questioni di sicurezza : molti alberi erano infatti ammalorati, arrivati a “fine vita” e, pertanto, con pericoli di crolli improvvisi. Si trattava per la maggior parte di robinie, essenze non autoctone che, seppur tagliate ma non controllate, crescono in modo quasi infestante. Completavano il quadro un’intricata e impenetrabile rete di sottoboschi di rovi.

E’ stato quindi deciso, di concerto con l’Amministrazione Comunale, una sistemazione generale di tutta l’area del Lazzarett, con la Pro Civ e con un’iniziativa più unica che rara nel suo genere: la contrada del Lazzarett si è offerta per dare una mano alla sistemazione dell’area verde situata nella propria contrada. In questo encomiabile esempio di sussidiarietà, i cittadini tutti si fanno parte attiva offrendo niente meno che una propria opera di volontariato, per rimettere a posto un’area di tutti, per restituirla più bella a tutta la comunità.

Infatti i lavori a cui state assistendo sono il primo passo per una sistemazione generale dell’area che prevede la piantumazione di nuove essenze, che l’Amministrazione Comunale ha richiesto in forma gratuita all’ERSAF e la limitazione degli accessi ai veicoli per consentire la fruizione in modo pedonale o in bicicletta, per creare una zona verde urbana all’interno della nostra cittadina.

Il taglio degli alberi si è reso necessario, come si è detto, per questioni di sicurezza: per cui stiamo sostituendo questi alberi con essenze come querce e frassini, più autoctone delle robine. Ovviamente queste nuove essenze saranno più piccole, ma cresceranno e nel tempo andranno a ricostituire una zona tranquilla, dove poter passare del tempo in tranquillità, godendo del verde del Lazzaretto e del blu della roggia. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi! Intanto, se vorrete dare una mano anche voi ai contradaioli del Lazzarett a rimettere a posto un pezzetto del nostro bel comune, sarete i ben accetti!

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Davvero a servizio di tutti

Voglio dedicare un pensiero a un gruppo che è nato da poco tempo ma che sta già riscuotendo enormi consensi per il lavoro concreto e la fatica che spende a beneficio di tutta la nostra comunità e che è la Protezione Civile.

La ProCiv mi è molto cara perchè nel mio primo breve mandato l’ho istituita (nel 2007) e da quando siamo tornati in Amministrazione nel 2009 si è accresciuta e consolidata sia a livello di unità che di mezzi. Non è certo merito delle mie capacità (sul tema, tra l’altro, abbastanza limitate…) ed è per questo motivo che voglio ringraziare davvero di cuore Piero Zucca che ne è l’infaticabile coordinatore non che “mente e braccio” di questo formidabile gruppo. Insieme ai suoi collaboratori ha reso possibile questo piccolo miracolo per la nostra comunità e noto con molta soddisfazione (e un briciolo di orgoglio) che la nostra ProCiv sta diventando un punto di riferimento solido e stabile per tutti i nostri cittadini.

Il mio invito è quello di proseguire in questa attività all’insegna del volontariato e della gratuità, oltre che di continuare ad allargare questa cerchia di persone che dedicano il loro tempo per fare lavori utili e necessari che ricadono a beneficio di tutta la comunità. Vado a riassumervi un po’ di attività svolte nel 2010: a gennaio il piano neve e lo spiacevole caso del “Bozzente-rosso”, a febbraio la collaborazione per il progetto “Una città per tutti” oltre l’assistenza al Carnevale, l’inizio delle operazioni di pulizia del Bozzente e incontri di presentazione per il “Piedibus”. Con la primavera sono arrivate le collaborazioni alle manifestazioni (prima fra tutti “La mezza dei boschi” per poi proseguire con SOS, Palio, servizi per la Parrocchia fino alla “Festa della Birra” di ottobre) con continuo lavoro sul Bozzente per ripulire le sponde e sistemare gli argini e il censimento degli idranti. Non sono mancati ovviamente i servizi prestati a collaborazione della Polizia Locale in caso di incidenti o problematiche tecniche varie. La ProCiv ha realizzato anche, insieme al nostro Ufficio Tecnico, il “Piano Rischi Comunali” consegnato in Provincia. In settembre la ProCiv ha tagliato 14 piante morte in Via dell’Acqua per poi iniziare, da novembre, nella pulizia e sistemazione anche del Fontanile di San Giacomo.

Ho elencato solo alcuni di tantissimi servizi svolti per la nostra Uboldo. Nutro solo parole di ringraziamento nei confronti di questo bel gruppo e di Piero senza il quale davvero faremmo tutti fatica a seguire le vicende della ProCiv. Se a volte il Sindaco sembra distante non è per disinteresse ma è perchè sono al corrente di avere a che fare con persone responsabili e capaci e che quindi godono della mia massima stima e fiducia.

Avanti dunque così, nel segno sempre del servizio nei confronti dei nostri cittadini. E bravi a tutti i nostri ragazzi della Protezione Civile: c’è da essere orgogliosi di voi!

Lorenzo

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Veramente Geniale/2

Dopo l’ennesima nottata passata girovagando per la scuola (questa volta di Via XX Settembre, domenica notte quella di Via Ceriani) non posso che esprimere notevole preoccupazione per lo stato in cui versano gli impianti di riscaldamento di entrambi i plessi.

Una situazione disastrosa e allarmante. Domattina tutta la scuola funzionerà eccetto una parte che verrà riparata nella primissima mattinata. Non si può comunque andare avanti così.

Nell’estremo tentativo di rastrellare qualche voto in più (nonostante la più volte ostentata sicumera di vittoria), l’ultima sera della campagna elettorale 2009 tutta la zona servita dalla Scuola di Via XX Settembre venne riempita di volantini che, per “strategia elettorale” (perdente, evidentemente…e ovviamente!), mettevano in allarme i cittadini che quei cattivoni di UAC volevano chiudere il plesso di Via XX Settembre. Eppure questa sera, nonostante l’ammodernamento (?), è saltato l’ennesimo tubo più che obsoleto. E’ anche onestà intellettuale dire che di questo non hanno responsabilità solo i miei diretti predecessori perchè altri geni hanno messo mano in passato agli impianti: ho scoperto così che il nostro impianto non divide ”a zone” la scuola, ma in un altro modo che il grande e compianto Professor Franco Scoglio avrebbe sicuramente “battezzato” alla sua maniera. Infatti domattina ci saranno caloriferi che nella stessa zona vanno e caloriferi che non vanno, aule che mezze vanno e altre no e così via. Un vero fiore all’occhiello.

Come sono molto rammaricato del fatto che oggi l’Associazione Balla con Noi ci ha scritto dicendo che per i mesi di gennaio e febbraio la loro attività non potrà essere svolta poichè l’impianto della tensostruttura non riesce a raggiungere le temperature richieste con i normali e giusti canoni di accensione delle strutture pubbliche. Da un conto spannometrico (che mi riservo di fare con più calma e a un orario meno tardo della notte), tra costo di costruzione e costo del riscaldamento e luce in questi anni, con la tensostruttura ci usciva una mezza palestra…vera però, con i muri! Un altro fiore all’occhiello.

A tutto questo dobbiamo aggiungere i “mitici” rialzi pedonali fatti con autobloccanti e che adesso dopo pochi anni iniziano a saltare e che costano un accidente sistemare, più il Comune nel quale pioveva dentro, l’Asilo Nido e un impianto che non commento più altri piccoli fiori all’occhiello sempre sparsi per il nostro paese. Ci sarebbe da dire: veramente geniale! Certo è che preferirei “prendere parole” per errori miei e non per le grane lasciatemi in eredità…

Abbiamo già parlato con il Geometra Dario Iraga, Responsabile dei Lavori Pubblici, per far sì che venga messa in opera una sistemazione di tutti gli impianti per non dover ripetere un inverno così. Non certo per piaggeria, ma lasciatemi al termine di questo intervento ringraziare il mio Assessore, Enrico Chieregato, per la dedizione e l’impegno che sta profondendo nell’incarico nonostante non sia certo facile farlo in questo momento, oltre all’ufficio tecnico che a qualsiasi ora del giorno e della notte non fa mancare la sua presenza. A queste persone che sono molto meno esposte del sottoscritto ma che svolgono un lavoro preziosissimo e che prendono molti più oneri che onori va la mia profonda gratitudine.

Lorenzo

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